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venerdì 12 aprile 2024
 
Pericoli della rete
 

Cyberbullismo: perché i social sono così pericolosi?

14/10/2022  "Sono nonno di un ragazzo di 13 anni, della stessa età del piccolo Alessandro suicida per dei messaggi su Whatsapp. Mi chiedo perché i social e il giudizio degli altri siano diventati un così grande pericolo per i giovani istigando addirittura al suicidio? Cosa possiamo fare noi adulti?"

Sono un nonno di un ragazzino di 13 anni, proprio come quell’Alessandro, il ragazzo suicida di cui tutti parlano in televisione e sui giornali. A proposito di questo terribile evento, mi sono a lungo interrogato su come i messaggi scritti su whatsapp o sui social possano realmente colpire questi giovani e addirittura spingerli a uccidersi! Come possono certe persone scrivere cose orribili, ma soprattutto come mai un ragazzo o una ragazza dovrebbero essere così attaccati a dei commenti a volte fatti solo con cattiveria da dei coetanei? D’altra parte, i “bulli” sono sempre esistiti. Grazie per condividere altre riflessioni più professionali della mia. SALVATORE

— Caro Salvatore, condivido il tuo triste stupore e cerco di capire che cosa succede nella mente dei ragazzi. Quelli che minacciano, in questo caso due maggiorenni e quattro minori (indagati dalla magistratura), e chi invece è oggetto di soprusi, fino al punto di cercare la morte come estrema difesa. Chi minaccia perde il senso del valore e della dignità umana dell’altro: come se la capacità di odiare (che tutti abbiamo) venisse lasciata libera e portata all’estremo limite, quella della distruzione dell’altra persona. Augurare il male o addirittura la morte è un’affermazione che non dovrebbe mai entrare, non dico nel linguaggio, ma neppure nel pensiero.

Sono sotto i nostri occhi i drammi prodotti dalla violenza nelle sue diverse forme: dalle aggressioni individuali fino alla guerra. Ma dobbiamo riconoscere che si tratta di una inclinazione dell’uomo, di ogni uomo, da controllare accuratamente: occorrono buoni freni per non lasciare spazio dentro di sé a questi atteggiamenti. Anche in quelle situazioni in cui è più facile lasciarsi andare a questa aggressività distruttiva, come sul Web, dove non si incrocia mai lo sguardo dell’altro ma esiste solo il proprio, quello di chi scrive e manifesta pubblicamente l’odio. Basta leggere alcuni commenti sui social per vedere quanto le riserve di odio siano pronte a esplodere, anche in persone apparentemente miti.

Sorvegliare il proprio odio, tenere vivo il rispetto per l’altro, chiunque egli sia, sono i nostri impegni per l’oggi e per il domani. Di fronte ai “bulli”, poi, c’è il ragazzo che, sopraffatto dalla paura e dalla vergogna, decide di morire. O comunque, anche senza arrivare al gesto estremo, soffre. Occorre rafforzare gli adolescenti di fronte alle paure e alle vergogne. Troppo spesso i ragazzi sembrano reclamare per sé la felicità, senza capire che essa non nasce dalla gioia facile o dalla popolarità, ma da una silenziosa lotta per costruire sé stessi, per affrontare le sfide necessarie per uscire da una infanzia spensierata ed entrare in una vita adulta più consapevole e padrona di sé. Forse noi adulti li inganniamo quando li facciamo sentire meravigliosi e speciali, e li proteggiamo evitandogli le difficoltà che le esperienze di vita portano con sé. Non occorre fare tanti discorsi, serve invece sostenerli negli impegni di ogni giorno, aiutandoli a scoprire la loro forza e la loro tenuta: nella scuola, nello sport, nell’assunzione delle responsabilità in casa e fuori. Solo così cessano di essere fragili e possono consolidare la loro resistenza a certi attacchi feroci

 
 
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