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giovedì 30 giugno 2022
 
 

De Poli (Udc): «I cattolici in politica mancano di coraggio»

25/09/2013  Il senatore dell'Udc riflette sull'appello di papa Francesco a "sporcarsi le mani" per il bene comune: «Se i cattolici si dividono il Paese perde un patrimonio di valori che rappresenta la nostra storia», afferma, «occorre costruire un nuovo soggetto politico che si ispiri ai valori del popolarismo»

Senatore Antonio De Poli (Udc) cosa pensa dell'appello di papa Francesco ai cattolici a immischiarsi in politica e non "lavarsi le mani"?
«Condivido le parole del Pontefice: da molti anni sono in politica e ritengo che sia doveroso per noi cattolici "sporcarci le mani" cercando di perseguire il bene comune. È il nostro orientamento valoriale che, così come nella vita quotidiana, anche in politica ci spinge verso una direzione piuttosto che in un'altra. Credo che Bergoglio abbia voluto scuotere la politica in un periodo molto difficile per la nostra società, considerando non solo la crisi economica ma anche quella valoriale ed etica che ci troviamo ad affrontare». 

Ai politici cattolici oggi, oltre all'unità politica, non manca anche un'idea per il futuro del Paese?
«C'è la necessità di ricomporre le anime moderate nell'attuale panorama politico: penso al dibattito attuale sulla tenuta di governo e ai toni “da campagna elettorale” di chi, sia nel Pd che nel Pdl, non ha pensato a guardare al bene del Paese. Di recente, a Chianciano, nel corso della festa Udc, noi abbiamo lanciato un messaggio chiaro agli interlocutori moderati di Pd e Pdl per costruire un nuovo soggetto politico che si ispiri ai valori del popolarismo. Ai politici cattolici penso che manchi coraggio. Quel coraggio necessario per contrastare il populismo e le derive ideologiche del laicismo».

Il sociologo Giuseppe De Rita ha detto che "L'appartenenza cattolica è diventata un elemento del curriculum individuale, non un riferimento ad un'anima politica collettiva di proposta politica". È d'accordo?
«De Rita coglie il cuore del problema: l'appartenenza cattolica ha un valore positivo a livello individuale: non manca, infatti, sotto questo aspetto l'impegno di singoli esponenti moderati che provengono da diversi fronti che si battono in difesa di valori cristiani come la famiglia o il diritto alla vita. Ciò che manca è una proposta politica collettiva capace di unire queste forze in unico soggetto politico di area moderata. Questa è la strada che l'Udc ha indicato a Chianciano. La debolezza politica nel mondo cattolico però non è solo una questione di posizionamento ma soprattutto di scelte: la politica deve tornare ad occuparsi dei problemi concreti delle persone. Sotto questo aspetto l'inizio di pontificato di papa Francesco rappresenta un grande esempio: lo scorso weekend il Papa ha incontrato, a Cagliari, i disoccupati e ha lanciato un messaggio carico di significato: "Diciamo no al sistema che idolatra il Dio denaro. Senza lavoro non c'è dignità". La politica non può ignorare le parole del Pontefice. Il cristianesimo - come dice giustamente il sociologo De Rita - non è un fatto privato ma fa parte della nostra cultura e della nostra identità. L'Europa deve difendere le proprie radici cristiane, se non lo facciamo apriremo la strada a una gravissima involuzione della nostra società».

Il progetto di "riunificazione" politica intrapreso a Todi nel 2011 andrebbe ripreso?
«È un progetto ancora vivo nel dibattito politico attuale. Penso al disagio dei moderati nel Pd e nel Pdl, a coloro i quali si scontrano quotidianamente con i cosiddetti “falchi” che, ad esempio, in questi giorni di preoccupazioni sulla tenuta del Governo, fanno dei giochetti politici preferendo gli interessi di parte a quelli del Paese. La diaspora dei moderati è la prima causa del bipolarismo primitivo che, in venti anni, ha creato una guerra permanente tra le forze in campo nel Paese. Ora bisogna voltare pagina: ecco perché il progetto di riunificazione politica di Todi andrebbe ripreso con forza».

Perché i cattolici presenti in Parlamento si dividono puntualmente quando c'è da votare leggi care al mondo cattolico?
«È una domanda difficile. Ciascuno risponde personalmente del proprio operato in Parlamento. La mia opinione sulla divisione dei cattolici l'ho già espressa: i cattolici in politica, a mio avviso, mancano di coraggio. Se i cattolici si dividono – questa è la mia riflessione – il Paese perde un patrimonio di valori che rappresenta la nostra storia. A Cagliari il Papa ha detto: "In una società senza etica comanda solo il denaro". Sono parole di straordinaria importanza che ci chiamano in causa e devono farci riflettere sulla necessità di una riunificazione politica in grado di difendere i valori della cristianità nel nostro Paese».

 
 
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