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lunedì 23 novembre 2020
 
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Decreto Marzo: la famiglia è prioritaria, ma la coperta è corta

18/03/2020  Il commento di Francesco Belletti, sociologo e direttore Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia) al decreto del 17 marzo Cura Italia.

La lettura dell’ultimo Decreto del Governo sull’emergenza Coronavirus (17 marzo 2020) conferma la grande complessità e criticità della situazione: 127 articoli, misure di sostegno all’operatività dei servizi sanitari, di supporto al sistema delle imprese, di protezione dei lavoratori. Insomma, tantissime specifiche condizioni di cui farsi carico, e ogni articolo definisce tempi, enti responsabili, quantità di risorse necessarie. Tutto può essere migliorato, ogni misura dovrebbe essere rafforzata, ma occorre dare atto al Governo del grande sforzo ideativo e organizzativo, che nel complesso appare finalmente adeguato alla grande sfida che abbiamo di fronte – anche grazie all’atteggiamento responsabile di quasi tutti gli attori politici ed economici (maggioranza e opposizione, imprese e sindacati, famiglie e terzo settore, pubblico e privato…).

Rispetto alla famiglia, poi, non si può non evidenziare – come elemento positivo e innovativo - che è la prima volta in cui i concreti interventi di sostegno alle famiglie sono stati introdotti non più a pie’ di lista, ma con “pari dignità” rispetto a tutte le altre priorità. Si è cioè finalmente riconosciuto che la famiglia può e deve essere sostenuta nel suo specifico ruolo, con uno sguardo dedicato, e non come un luogo marginale, di cui interessarsi DOPO aver sistemato le cose davvero importanti. È vero che per proteggere il benessere delle famiglie sono fondamentali tutte le politiche attive di protezione della salute, di sostegno al lavoro e ai redditi, così come il rilancio delle imprese. Ma qui finalmente si riconosce che la famiglia è un soggetto insostituibile per garantire il benessere di tutti e di ciascuno, e per contribuire al bene comune. Chiudere le scuole e chiedere e tutti di chiudersi in casa ha significato, inevitabilmente, chiedere alle famiglie un impegno unico – che stanno assolvendo con grande responsabilità e impegno, a sostegno di bambini, ragazzi, giovani ed adulti. Non è certo marginale il compito educativo quotidiano dei genitori per aiutare bambini, adolescenti e giovani a capire che #iorestoacasa è l’unica strategia davvero efficace.

Nel merito, gli interventi specifici per la famiglia sono comunque virtuosi; in particolare sono certamente positivi i 15 giorni di congedo parentale (peraltro retribuito solo al 50%) offerto ai dipendenti per curare i figli, a causa della chiusura delle scuole, così come, finalmente, sono previsti voucher/buoni babysitter che proteggano in qualche modo (600 Euro mensili) i tanti (giovani) lavoratori autonomi e non dipendenti, condizione che in genere lascia questi genitori molto meno protetti dei lavoratori dipendenti. Probabilmente le risorse stanziate per questi congedi non saranno sufficienti (ma questo vale sicuramente per molti altri articoli del Decreto). Ma è un buon punto di partenza. Dispiace invece non poco, in questo decreto, che questo congedo sia totalmente non retribuito per chi ha figli tra i 12 e i 16 anni (nemmeno i contributi figurativi saranno conteggiati); come se questi figli potessero essere lasciati da soli a casa, senza un adulto di riferimento. Non si tratta, qui, di lamentarsi per principio, chiedendo sempre e comunque più risorse. Si tratta invece di riconoscere che la concreta quotidianità di famiglie con figli adolescenti in “quarantena volontaria” presenta criticità e fatiche certamente almeno uguali a quelle di chi deve curare un bambino piccolo – anzi, per dirla tutta, a volte aiutare/costringere un figlio adolescente a restare in casa è forse anche più complicato….

Bene il Decreto quindi, ma ci vorrà ancora molta attenzione per la famiglia. In particolare è fondamentale il supporto alle relazioni e il contrasto all’isolamento domestico, che tanti operatori delle relazioni di aiuto stanno inventando utilizzando con creatività e fantasia le potenzialità della Rete: non solo scuola e lezioni universitarie a distanza, ma anche demo e tutorial per continuare in qualche modo le relazioni della piscina, del corso di inglese, per bere una birra “insieme”, in videoconferenza…. E persino sperimentazioni di colloqui psicologici di sostegno via skype, da parte di consultori, psicologi, consulenti familiari ecc.

Non bisogna dimenticare che la prima risorsa delle famiglie sono le relazioni, messe duramente alla prova da questa imprevedibile quarantena domestica. Perché molti hanno riscoperto quanto è bello stare insieme in famiglia, ma si è anche capito che nessuna famiglia vive bene da isolata, ma anzi, il benessere familiare si alimenta proprio dall’apertura delle relazioni con altre persone. Quindi, meglio una telefonata in più, con parenti e amici, in questi giorni…

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