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sabato 27 novembre 2021
 
 

Dille come scrivi e ti dirà chi sei

29/07/2010  Candida Livatino di mestiere fa la grafologa: i telespettatori l'hanno conosciuta guardando Sipario, Passo in tivù o Vivere meglio. In un'intervista spiega il suo lavoro

L’hanno definita la grafologa dei vip. Come mai?  
«Solo perché mi è capitata l’occasione di lavorare in Tv in trasmissioni come Sipario e Vivere meglio su Rete 4 e Passo in Tv su Telenova. Hanno richiesto la mia collaborazione per analizzare le firme dei personaggi famosi, ma se devo essere sincera non è un’espressione che mi piaccia molto: banalizza un lavoro che è invece complesso, utile e per me davvero entusiasmante».
In quali campi serve?  
«Il raggio d'azione in cui la grafologia opera è davvero molto ampio: si passa da consulenze nel settore della selezione del personale, alla verifica degli assegni, dall'orientamento scolastico al profilo della personalità per chi commette reati gravi. È infatti uno strumento di supporto dal quale si possono ricavare tante informazioni utili sul carattere e lo stato d'animo di una persona».
Esistono scritture uguali?  
«Assolutamente no. Ogni scrittura è unica, è come un’impronta digitale che racconta la persona: com'è oggi ma anche com'era ieri perché certi momenti di rottura rimangono letteralmente impressi "nero su bianco" anche a distanza di molti anni».
Com'è cambiato il modo di scrivere al giorno d'oggi che ci sono i computer e i telefonini?
«Indubbiamente c'è stata una rivoluzione. Tanto per fare qualche esempio, i giovani stanno completamente perdendo l'utilizzo del corsivo: da un lato noto con preoccupazione che come conseguenza questo significa una consistente dimuzione della manualità, dall'altro, ed è l'aspetto socialmente più interessante, lo stampatello si può dire che sia un po' un modo per mascherare la personalità. Ma la grafologia è proprio dietro questo tentativo di nascondersi che riesce a cogliere dei segnali».
Esiste chi scrive bene e chi scrive male?
«Posso dire che ci sono scritture belle esteticamente perché molto elaborate e sicure ma queste sono solitamente piuttosto anonime. Quello che voglio dire è che io preferisco le scritture brutte perché sono senz'altro spontanee, quelle curate, invece, denotano un desiderio di autocontrollo. È un modo di mostrare il meglio di sé».
Perché è diventato così faticoso scrivere?
«Penso che l'elemento determinante sia la concentrazione. Scrivere sulla carta obbliga a pensare, a riflettere, con calma, parola dopo parola».
È vero che le persone anziane preferiscono il corsivo?
«Gli anziani sono più abituati: utilizzano segni molto stilizzati, hanno un'impostazione più corretta e sì, preferiscono il corsivo. Lo ripeto, il corsivo mi piace di più perché nasce dal cuore ed esprime i sentimenti più sinceri e intimi».
Le scritture dei medici sono illeggibili: è vero?
«È un mito da sfatare, che lascia il tempo che trova. La scrittura dipende dalla personalità e non si possono fare delle generalizzazioni. Conosco medici con scritture molto leggibili».
Lei si è anche occupata di importanti casi di cronaca: Raffaele Sollecito, Olindo Romano, Omar. C'è qualche elemento che li accomuna?
«Effettivamente sì. In tutti ho notato l'utilizzo di tratti infantili. È come se non fossero mai passati realmente alla fase adulta. Inoltre, da quello che ho potuto analizzare, in tutti e tre i casi sono stati comandati da donne con personalità molto più forti delle loro».
C'è una differenza tra una firma buttata lì e un testo completo?
«La firma è l'aspetto sociale di una persona, un testo, invece, rappresenta tutta la tua vita. Semplificando è come se la firma segnasse la dimensione pubblica e il testo la dimensione privata di un individuo».

 
 
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