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venerdì 24 maggio 2024
 
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Dio e le teorie cosmologiche

10/11/2022  La mia relazione con il Signore è su un piano diverso rispetto a tutte le questioni che mi pongo

Ho ricevuto una lunga lettera da un lettore che avevo pensato di rinviare alla lettura di qualche libro denso sul tema, perché sono sempre più convinto che i problemi esistenziali non si risolvono con un tweet o una breve. Tuttavia, volendo condividere con i lettori la riflessione di Federico, questo il nome del nostro amico lettore, ecco la sua domanda, riassunta con questo estratto: «Come può la fede convivere con tutte le teorie cosmologiche dell'universo? E non mi riferisco tanto al Big Bang quanto alle “teorie del tutto” che cercano un compimento della fisica teorica (non mi riferisco solo a Stephen Hawking) e che per quanto ancora non siano verificabili, mi pongono davanti un'infinità di domande scientifiche, ma soprattutto filosofiche».

Ed ecco qualche estratto della che ho risposta inviato a Federico, ammirandolo per la grande schiettezza con la quale guarda il suo cammino e non cede ad affrettate posizioni “definitive”… Conosco bene quell'equilibrismo tra fede e dubbio. Fa parte della struttura della mia anima anche. Confesso che lo studio della filosofia e della teologia, per me, è stato un modo per rispondere e per rimanere anche in ascolto e in dialogo con le mie stesse domande. Da giovanissimo, c'erano momenti in cui tutta la mia vita sembrava appesa alla soluzione di una domanda o alla risoluzione di un dilemma intellettuale.

Con il tempo, ho imparato che bisognerebbe distinguere (il che non significa necessariamente separare). La mia relazione con il Signore è su un piano diverso rispetto a tutte le domande che mi pongo. Si tratta di una schizofrenia tra pensiero e vita? La mia risposta è no e cerco di spiegare la mia démarche con due analogie.

La prima è quella delle onde e della calma del mare profondo. Le onde sono agitate da diversi venti e gravitazioni e la superficie dell'acqua è in continuo movimento, il mare profondo è stabile, quieto, in pace.

La seconda analogia la assumo dalla vita di coppia (perché no, anche la mia). Da fidanzati o neo-sposi, ogni discussione metteva in discussione tutto – «siamo fatti l'uno per l'altra?», «stiamo andando nella giusta direzione?», «ci dobbiamo lasciare?».

Maturando, ora il problema è circoscritto a se stesso, trattato in se stesso. Non ritorniamo ad Adamo ed Eva per discutere di una domanda di ieri e non evochiamo il drago a sette teste per prospettare una domanda di domani. Per la risposta a Federico,

 
 
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