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domenica 05 dicembre 2021
 
Cavalier Spiderman
 

«Divento supereroe per portare gioia ai bambini ammalati»

23/06/2021  Intervista a Mattia Villardita, 27 anni, meglio conosciuto come lo Spiderman di Savona, insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana per la sua attività negli ospedali nei panni del supereroe

Quando lo scorso ventinove dicembre l’hanno chiamato dal Quirinale, la prima cosa a cui ha pensato è stato uno scherzo. «Ho un amico che spesso mi fa gli scherzi telefonici ed ero convinto che fosse lui. Invece era davvero la Presidenza della Repubblica!». È stato quindi un messaggio inaspettato quello con cui Mattia Villardita, 27 anni, meglio conosciuto come lo Spiderman di Savona, ha saputo di essere stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana «per l’altruismo e le fantasiose iniziative con cui contribuisce ad alleviare le sofferenze dei più giovani pazienti ospedalieri», ha dichiarato il presidente Sergio Mattarella. Mattia si è ispirato al suo supereroe preferito, quel Peter Parker nato dalla penna di Stan Lee che dopo il morso di un ragno acquista i superpoteri: «E comunque non si monta la testa, ma rimane una persona umile che vuole bene alla famiglia e agli amici», esattamente come lui, che pur non sparando ragnatele dai polsi e non arrampicandosi sui grattacieli è un supereroe dal cuore grande e con i piedi per terra che regala momenti di spensieratezza ai bambini malati.

Cosa fa quando non veste i panni di Spiderman?

«Faccio l’impiegato, lavoro presso l’Apm Terminals di Vado Ligure all’interno dell’infrastruttura portuale Vado Gateway».

Non è un caso che abbia scelto questo tipo di volontariato.

«È vero. Sono nato con una malformazione congenita a una gamba. Ho quattro dita a un piede di cui due attaccate e, mancando un’articolazione, la gamba è cresciuta meno dell’altra. Ciò mi ha portato a essere un paziente dell’Ospedale Gaslini di Genova dall’infanzia fino a diciannove anni. Ho subito parecchi interventi chirurgici e vissuto nelle corsie ospedaliere. È nato allora il mio desiderio di aiutare il prossimo».

Cosa sognava da bambino?

«Volevo fare il calciatore e seguire le orme di mio padre, che fa il finanziere. Il sogno del calcio si è in parte avverato. Nonostante il problema alla gamba ho giocato per varie società e a quattordici anni mi voleva la Fiorentina, ma ho dovuto rifiutare perché i medici mi hanno sconsigliato di sforzare la gamba. E pensare che il mio punto forte erano i tuffi ispirati all’Uomo Ragno!».

Cosa l’ha aiutata a convivere con la malformazione a una gamba?

«L’autoironia. Non mi sono mai preso troppo sul serio e questo mi ha aiutato e mi aiuta tuttora a sdrammatizzare. Da bambino, al mare, quando mi prendevano in giro rispondevo con una risata. Dove manca il dito mi son fatto tatuare una forbice e una scritta: “Torno subito”».

È proprio vero, allora, che con l’ironia si vincono le guerre?

«Verissimo, pensi un po’ che di cognome faccio Villar-dita e mi manca un dito. Se non è ironia della sorte questa!».

E poi arriva il momento in cui ha deciso di trasformarsi in Spiderman. Cosa è scattato?

«Nel tempo ho continuato a collaborare con il reparto pediatrico dell’ospedale, e quando ho saputo che avevano bisogno di un computer mi sono offerto di portarlo travestito da Spiderman».

E poi?

«Ho comprato il costume, me lo sono provato e sono rimasto di stucco da quanto somigliavo al personaggio. Quel Natale al Gaslini c’erano molti bambini. Sono entrato dalla finestra del reparto ed è successo ciò che desideravo succedesse. I bambini sono letteralmente impazziti, dimenticandosi completamente del computer e dei loro problemi di salute. È stato in quella circostanza che si è accesa in me una fiamma che non si è più spenta. Si è sparsa la voce e da allora sono tornato al Gaslini non più come paziente ma come volontario. Ora siamo una squadra e abbiamo un nome: Supereroi in corsia».

C’è qualche aneddoto che in questi anni l’ha colpita particolarmente?

«Sì, certo. Una volta mi sono ritrovato nella stessa stanza in cui ero ricoverato, c’erano due sorelle gemelle che avevano subito il mio stesso intervento e avevano bisogno di qualcuno che gli tirasse su il morale. Mi sono commosso moltissimo, vivere quell’esperienza ha rappresentato la chiusura di una fase. Loro credevano che fossi un medico travestito perché gli spiegavo in ogni minimo dettaglio le fasi dell’intervento e della convalescenza. Ora stanno bene e ci sentiamo spesso».

A proposito, Spiderman non l’ha fermato neanche la pandemia.

«Tutt’altro, mi ha dato più grinta! Grazie ai social la mia voglia di fare del bene si è amplificata. Non pensando alla potenza dei social, ho pubblicato un video in cui annunciavo che Spiderman stava a casa e avrebbe parlato con i bambini che soffrivano a causa dell’isolamento forzato. Il video è diventato virale e, per farla breve, durante il lockdown ho fatto circa millecinquecento videochiamate!».

Lei che esaudisce i desideri dei bambini, nutre un sogno segreto?

«Mi piacerebbe vedere un mondo che cambia in meglio e sfruttare la mia popolarità per stimolare le persone a fare del bene. Se tutti noi ne facessimo un pezzetto penso che vivremmo in una società migliore».

 

 

 
 
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