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venerdì 07 agosto 2020
 
Memoria
 

Don Giorgio ha dato un nome ai militi ignoti della sua parrocchia

03/02/2020  Grazie all'opera del parroco di Pero cinque caduti della Prima Guerra Mondiale sono stati tumulati nel Sacrario Militare di Fagarè della Battaglia

«Tanta emozione e un po' di dispiacere perché mancavano la mamma, mio fratello e mia sorella che, purtroppo, sono già morti. Però li ho sentiti vicini. Sono sicura che da Lassù hanno seguito tutta la cerimonia». Ha atteso per tutta la vita la mamma di Giovanna Cagnato, di conoscere suo papà, Giovanni Romanello, partito per il fronte nella Prima Guerra Mondiale. «Ma nonno è stato trovato soltanto ora. Mia mamma è morta a cento anni, suo papà è morto a trentatré. Lei diceva sempre: “Io ho vissuto anche per mio papà”».

C'è anche Stefano, bis-nipote di Giovanni. «Non l'ho conosciuto, ma ho conosciuto sua moglie, la mia bisnonna. Una donna seria, diligente, con la “schiena dritta”. Penso che anche il marito fosse così».

Ha gli occhi rossi Maria Bortolotto, nipote di Luigi Moro. Alla cerimonia ha rivisto le due sorelle, il fratello, e la nipote Alessandra, dopo dodici anni. «Non è facile incontrarci, perché abitiamo in città diverse. Questi momenti hanno anche il merito di riunire le famiglie. Di nonno Luigi sapevamo solo che era morto in guerra, non avevamo neanche una sua fotografia. Mia mamma era del 1914, nonno Luigi è morto nel 1916. Lei aveva due anni, non l'aveva conosciuto. Peccato che sia stato ritrovato solo adesso, mamma avrebbe tanto voluto sapere che cos'era successo al suo papà».

Erano stati una sessantina, tra terze e quarte generazioni, i familiari dei cinque caduti della Prima Guerra Mondiale, tumulati nel Sacrario Militare di Fagarè della Battaglia (San Biagio di Callalta, Treviso), il 7 dicembre 2019. La cerimonia è stata preceduta dalla messa di benedizione nella chiesa dei “Santi Giuseppe e Colombano” di Pero (Breda di Piave), celebrata dal cappellano militare del comando logistico nord, don Maurizio Anzolin, e alla quale hanno partecipato anche le associazioni combattentistiche, autorità religiose e civili, ragazzi delle scuole e tante persone che hanno voluto dimostrare vicinanza. Proprio nel sagrato di quella chiesa, sono state ritrovate le spoglie mortali dei soldati Giovanni Buosi, Luigi Moro, Giovanni Romanello, Pietro Vido, e del capitano Umberto Buosi.

«Sono stati rinvenuti durante i lavori di ristrutturazione - racconta il parroco di Pero, don Giorgio Tamai -. Sapevamo solo che là sotto c'era una tomba. Una volta aperta, abbiamo visto che conteneva una bara con le spoglie mortali di cinque persone, e cinque targhette che riportavano nome, grado e reparto. Abbiamo allertato il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti, che ha eseguito un sopralluogo e deciso la traslazione al Sacrario qui vicino, mentre il Comune iniziava le ricerche delle famiglie per avvertirle del ritrovamento».

La cerimonia ha sancito anche la conclusione di un anno di lavoro piuttosto intenso per il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti (OnorCaduti), struttura del Ministero della Difesa, che nel 2019 ha compiuto cento anni.

Dodici caduti, due noti e quattro ignoti, recuperati in Russia, nella regione di Kirov, erano stati tumulati, il 2 marzo del 2019, nel Tempio della Madonna del Conforto di Cargnacco (Udine); 27 caduti ignoti, recuperati sull'isola di Ossero, in Croazia, sono stati tumulati nel Sacrario Militare dei Caduti d'Oltremare di Bari, il 13 novembre; 13 caduti ignoti, recuperati sul Massiccio del Grappa, sono stati tumulati nel Sacrario Militare di Cima Grappa il 16 novembre; altri sei ignoti, rinvenuti nei boschi altopianesi, sono stati tumulati il 4 dicembre nel Sacrario Militare di Asiago (Vicenza).

«Poiché per l'innalzamento della temperatura, il ghiacciaio dell'Adamello si è ritirato, circa un anno fa abbiamo potuto ritrovare il corpo dell'alpino Rodolfo Beretta, con dei residui di documenti ancora leggibili - racconta il Generale di Corpo D'Armata Amedeo Sperotto, comandante delle Forze Operative Nord -. Oggi beneficiamo anche dell'aiuto della natura. Inoltre, la tecnologia odierna, in particolare l'esame del DNA, di cui si occupa il Ris dei Carabinieri, ci permette di dare un nome a caduti prima considerati ignoti».

«Quello che ci sprona a continuare è la gioia delle famiglie, la serenità che nasce in loro dal poter finalmente dare riposo al loro caro, che sia nella tomba di famiglia, o nei nostri sacrari - dice il Generale di Divisione Alessandro Veltri, Commissario Generale per le Onoranze ai Caduti -. Dobbiamo mantenere vivo il ricordo anche per dimostrare il nostro affetto ai familiari che hanno sofferto queste perdite, sia in momenti lontani che vicini, e che hanno saputo attendere con dignità. Vogliamo essere meritevoli delle loro aspettative, per questo io definisco “nobile” la nostra missione. Missione che svolgiamo col massimo rispetto per tutti i caduti, che per noi hanno tutti pari dignità, a prescindere dalla bandiera sotto la quale hanno combattuto o dal colore dell'uniforme che indossavano. Perché se la nostra società vive un momento di libertà, di benessere, pur con tutti i suoi guai, lo dobbiamo anche al loro sacrificio».

«L'indifferenza è il cancro che avvelena la società di oggi perché significa non voler sapere chi siamo, da dove veniamo, ecco perché noi teniamo alto il valore della memoria - riprende il generale Sperotto -. I nostri sacrari sono luoghi di vita, dove anche i familiari che ancora non hanno avuto risposta, possono coltivare la speranza di poter pensare che uno degli ignoti sia il loro congiunto.

Sono ancora 200mila i dispersi su 900mila caduti italiani. OnorCaduti ha mandato per tutte le guerre alle quali l'Italia ha partecipato, comprese le missioni di pace degli ultimi anni. Abbiamo fatto rientrare caduti dal Sudan, dalla Bosnia, dall'Albania.... Non ci daremo per vinti fintanto che ci sarà anche un solo caduto da ritrovare».

 

E mentre la Fanfara suona il “Silenzio”, una persona si avvicina alle urne e le accarezza.

 

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