PHOTO
Milano Cortina 2026 Francesca Lollobrigida con il figlio Tommas, 2 anni e mezzo
Non smette mai di sorridere Francesca Lollobrigida, la fatica poco produttiva della mass start che l’ha lasciata con la medaglia di legno non le lascia neppure una minuscola scheggia: «Ho sbagliato io, avrei dovuto lanciare la volata prima, sono rimasta in mezzo e li ho perso la medaglia». Lo dice sorridendo Francesca, grata al mondo e alla vita di quello che il ghiaccio luminoso, forse provvisorio forse chissà di Milano le ha dato. Torna a casa con due ori ma il ricordo più bello sarà dice: «L'amore che ho ricevuto, che continuo a ricevere, è veramente una cosa impensabile per una che viene dal pattinaggio di velocità sul ghiaccio. Quindi, secondo me, questo è quello che mi porto a casa da Milano Cortina più dei due ori». Quasi non si capacita di essere uscita dall’ombra dell’anello di ghiaccio, lo sport più redditizio di questa olimpiade ma fin qui uno dei più oscuri.


È già corsa la voce di un invito a Sanremo, lei prende tempo con eleganza: «È ovvio che a noi del pattinaggio di velocità non può che far piacere avere occasioni per far parlare del nostro sport anche al di fuori dell’olimpiade. Ma mi devo organizzare. Devo un attimo vedere se riesco a incastrarlo: gli ultimi tre anni dopo essere diventata mamma sono stati impegnativi, non solo per me. Pure per mio marito, per mia sorella è stato abbastanza pesante. Ho ancora i mondiali All round, ma poi voglio godermi appieno il fatto di essere moglie e mamma, ho visto Tommy dopo una settimana e già mi sembra più grande rispetto a una settimana fa. Comunque il mondo dello sport ormai è il mio mondo faremo sempre parte l’uno dell’altra, non sono di quelle che quando dovesse venire il momento di appendere il pattini al chiodo volterà le spalle al mondo dello sport: io voglio restarci dentro, dare una mano e un po’ di incoraggiamento ai giovani». L’immagine che sceglie per sé di questa Olimpiade è quella rimasta nel cuore di tutti: «Vedere mio figlio sugli spalti è stato la ciliegina sulla torta. Però non tutto il calore sia in pista sia da casa è indescrivibile, sarà che noi non ci siamo proprio abituati». Si parla di com’è stato scoprirsi improvvisamente mamma-simbolo per il Paese: «Da una parte mi piace nel senso che prendere mio figlio è stato un gesto spontaneo, fatto con il cuore, molti hanno capito e lo hanno visto come un gesto buono genuino, non mi piace il fatto che si sia criticato il bambino» e qui gli occhioni verdemare di Francesca si fanno lucidi, appena appena, ma percettibilmente: «Ci sono cose molto più importanti che spettegolare o parlare male di un bambino di due anni e mezzo».
Nessun problema, anzi nell’essere riconosciuta per strada come la mamma prima che per le due medaglie d’oro, perché così è stata raccontata: «Ma quello a me è piaciuto tantissimo perché è stata scelta mia, questo non vuol dire che tutti mi debbano prendere a esempio, ma mi ha fatto piacere dimostrare che nel mio sport si può conciliare la maternità con i risultati di altissimo livello, mi sembra una cosa positiva il fatto che dopo di me il pattinaggio, le Federazioni, stiano cominciando a concepire la maternità come qualcosa di possibile. Quello che non pensavo che mi ha stupito ed emozionato di più sono stati i messaggi di tantissime mamme, la cosa più bella di tutte che si porta via anche le critiche. Per me è nuovo il fatto, che mi riconoscano come la mamma-atleta e che mi chiedano le foto per strada».
Qualcuno le fa notare che questo fatto della mamma ha finito per oscurare i due ori, che sembra che si sia parlato più di quello che delle gare: «Ho cominciato io a parlarne, a definirmi mamma-atleta. È così che mi sento. Ringrazio chi ha pensato di difendermi facendo questo ragionamento, ma io non trovo affatto diminutivo che si guardi a me come mamma anzi ne vado orgogliosa».
Anche con Elana Meyers Taylor, campionessa olimpica del monobob, la cui storia ha fatto il giro del mondo per il video in cui comunicava la vittoria ai figli sordi in lingua dei segni, ci sono contatti: «Ci seguiamo», racconta, «le ho fatto i complimenti e lei mi ha scritto che sono stata un’ispirazione per lei addirittura, ho detto no vabbè, tu sei una grandissima. Questi sono i messaggi belli che il mondo dello sport manda».










