Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
lunedì 15 aprile 2024
 
A MILANO
 

Dorme in tenda per protestare contro gli affitti proibitivi

04/05/2023  Ilaria Lamera ha 23 anni e frequenta il Politecnico di Milano. Da alcuni giorni si è letteralmente accampata davanti alla sua università per protestare contro i prezzi esorbitanti della case in affitto a Milano. Una bolla immobiliare che colpisce soprattutto i giovani e i tantissimi studenti che frequentano i prestigiosi atenei del capoluogo lombardo, dalla Bocconi alla Cattolica, passando appunto per il Politecnico. Anche noi l'abbiamo incontrata e intervistata, una voce su tutte per ricordare la follia dei prezzi per un monolocale, una stanza o addirittura un semplice posto letto

Sulla facciata del Politecnico di Milano è appeso un enorme striscione rosso, su cui campeggia la scritta Lauree@Polimi. Più in basso, all’entrata, tantissimi ragazzi festeggiano la conclusione del loro percorso di studi con la corona d’alloro sulla testa: ce l’hanno fatta e finalmente possono brindare al raggiungimento di un grande traguardo.

 

Davanti a questa scena, però, se ne presenta un’altra: sul prato di fronte all’università è seduta Ilaria Lamera, la studentessa ventitreenne che da un paio di giorni si è letteralmente accampata vicino all’ateneo per manifestare contro il prezzo esorbitante degli affitti milanesi. Riuscire a parlarle non è facile, perché un gruppo sempre diverso di giornalisti si alterna nel porle domande, nel volerla riprendere; lei dice di sì a tutti e sul suo viso provato si distinguono chiaramente l’orgoglio e la soddisfazione per ciò che sta facendo. «Sono molto stanca», ci dice infatti, «anche se questa seconda notte è andata meglio della prima, perché almeno sapevo cosa aspettarmi. Dormire è difficilissimo: i tram passano fino a tarda ora e al mattino iniziano a viaggiare molto presto, per me è impossibile pensare di addormentarmi prima di mezzanotte o di svegliarmi dopo le cinque e mezza».

La sua battaglia è un po’ quella di tutti i giovani – studenti in particolare, ma non solo – che faticano a trovare una sistemazione nella capitale meneghina, dove la ricerca di una stanza non solo è ardua, ma rischia di concludersi con un nulla di fatto, dal momento che l’affitto richiesto è quasi sempre spropositato rispetto alla soluzione offerta. «Al primo anno di università vivevo a Gessate», spiega infatti Ilaria, «ero riuscita a prendere una casa, anche se non costava poco. Poi è arrivato il Covid e sono tornata dai miei ad Alzano Lombardo, nel bergamasco. Da quando, a settembre di quest’anno, ho cominciato a cercare nuovamente un posto in cui vivere, ho visto una miriade di case: quando andava bene mi imbattevo in camere singole che partivano da 700 euro al mese, oppure solo un posto letto a 500. È una follia».

In piedi, sotto gli alberi di piazza Leonardo da Vinci, a pochi centimetri dalla tenda che ha fissato al suolo e dal cartello “Basta affitti insostenibili! #scoppiamolabolla”, la studentessa ci rivela che la spinta a protestare pacificamente per cambiare le cose le scorre nelle vene. «Diciamo che buon sangue non mente», dice ridendo. «I miei genitori sono nati negli anni Cinquanta e durante i Settanta e Ottanta scendevano nelle piazze per difendere i loro diritti: per questo mi sostengono e si preoccupano solo che io stia bene. Per il resto, sono fieri di me e della mia idea». Un’idea che Lamera ha avuto da sola, ma che è riuscita ad attuare concretamente grazie agli amici della sua lista di rappresentanza, La Terna Sinistrorsa, che di giorno le stanno accanto e la aiutano a gestire l’attenzione mediatica che sta ricevendo il suo caso, mentre di notte si danno i turni per farla stare in sicurezza.

Non sono ovviamente mancate le critiche all'iniziativa. «Quella che mi fanno più spesso è: “Ho fatto il pendolare anche io, lo fanno tantissime altre persone e lo puoi fare benissimo anche tu, di cosa ti lamenti?”. Io sono d’accordo, e infatti sono andata avanti così finora, non è questo il punto. Il fatto è che se vivo in una condizione di difficoltà, perché devo per forza continuare a rimanerci, quando invece posso cambiare le cose? Se posso migliorare la mia vita e quella dei futuri studenti, perché non farlo?». Una domanda lecita, se non fosse che «in Italia vige la politica del sacrificio: se tu non stai faticando abbastanza o non ti stai spremendo per ottenere qualcosa, allora non stai facendo una cosa buona, sei un fannullone che vuole “la pappa pronta”. E invece non è così. Non è giusto, perché io potrei essere già laureata se non avessi dovuto fare la pendolare tutto questo tempo».

Anche se alcuni la contraddicono, moltissime persone (studenti, ma spesso anche gente lontana dall’università o semplici curiosi) sostengono Lamera in qualsiasi modo, fermandosi a chiacchierare con lei, oppure portandole qualcosa da mangiare. «La gente è dolcissima, a volte mi fa commuovere: stamattina dei signori mi hanno persino portato una torta fatta in casa!», ci racconta la studentessa, che questa sera dormirà a casa sua. «Sono un po’ distrutta, non solo per il fatto che dormo in tenda, ma anche perché durante il giorno affronto moltissime interviste. Però domani notte torno qui, e ci rimarrò fino a domenica quando leverò tutto». Chissà che per allora la sua protesta smuova davvero qualcosa?

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo