Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
sabato 18 maggio 2024
 
denatalità
 

Ecco perché non siamo più liberi di avere figli

02/05/2024  Una popolazione sempre più anziana, con meno potenziali genitori, e un mercato del lavoro sempre più difficile. Il report "Esserci più giovani più futuro. Dai numeri alla realtà" fotografa dati allarmanti sull’andamento della popolazione italiana. Da questa analisi prenderanno le mosse gli Stati generali della Natalità, il 9 e 10 maggio a Roma, a cui parteciperà anche papa Francesco

Francesco riceve una famiglia in Vaticano.
Francesco riceve una famiglia in Vaticano.

«Il problema della natalità in Italia non è né una questione economica né culturale, ma di libertà: non sono libere le coppie che vorrebbero avere un figlio o farne un altro, perché in Italia la nascita di un figlio è il secondo fattore di incidenza nella povertà». Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, commenta così gli ultimi – drammatici – dati sull’inverno democratico che sta colpendo il nostro Paese, pubblicati nel report Esserci più giovani più futuro. Dai numeri alla realtà, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat.

Dal rapporto emerge chiaro lo spaccato di una popolazione sempre più anziana e con meno potenziali genitori, un mercato del lavoro sempre più difficile e un tasso di permanenza in casa con la famiglia d’origine ben oltre la media europea. Qualche proiezione aiuta a entrare subito nel vivo: nel 2050 le nascite saranno 350 mila contro le 379 mila attuali e per ogni giovane ci saranno più di tre anziani. E da questi dati prenderà le mossa anche la quarta edizione degli Stati generali della natalità Esserci. Più giovani più futuro, il 9 e il 10 maggio a Roma, a cui parteciperà anche papa Francesco.

In Italia la piramide della popolazione si sta inesorabilmente ribaltando, l’inverno demografico è dato dalle tendenze evolutive della fecondità e della mortalità. Report alla mano, nel nostro Paese solo 11,5 milioni di donne e uomini tra i 15 e i 49 anni rientrano in età fertile e anche fra gli stranieri si alza l’età media e diminuisce il contributo alle nascite: le cittadine straniere residenti, che finora hanno parzialmente riempito i “vuoti” di popolazione femminile, stanno a loro volta invecchiando. I nati da genitori entrambi stranieri continuano a diminuire, 26.815 in meno nel 2022 rispetto al 2012, così come i nati con almeno un genitore straniero, 25.789 in meno.

Le difficoltà iniziano fin dall’uscita dalla famiglia. Tra i 18 e i 34 anni, più di due giovani su tre vivono ancora con i genitori, mentre nel resto d’Europa sono uno su due.  Non a caso gli indicatori che riguardano il benessere delle ragazze e dei ragazzi sono ai livelli più bassi del continente e un giovane (16-24anni) su tre è a rischio povertà.

A seguire, in 8 casi su 10 ci sono delle difficoltà che non consentono alle coppie di realizzare il proprio desiderio di famiglia. Così il rinvio della genitorialità si traduce molto spesso in rinuncia. Quasi la metà delle donne fra i 18 e i 29 anni non ha figli. Nel 2016 (ultimo dato disponibile), su 10 donne che dichiarano di non volere figli, 2 sono “childfree”. Questo significa che le “childless” in 8 casi su 10 non riescono a realizzare il desiderio di genitorialità a causa di diverse criticità, fra cui spiccano i motivi di età e salute (35%), soprattutto tra le donne.

Quali famiglie potremmo quindi aspettarci nei prossimi anni? Assisteremo a un aumento delle persone in coppia senza figli, dal 17,7% al 19,4%, e le persone sole cresceranno dal 33,1 al 37,5%, in particolare tra gli over 65enni.

Questi i dati, drammatici ma non certo una novità. «Non è più il tempo delle analisi ma della sintesi, e dobbiamo anche sbrigarci. Ne va del futuro del Paese. Possiamo ancora dimostrare che vale la pena mettere al mondo un figlio, non perché da grande pagherà le nostre pensioni, ma per dare il segnale di un Paese che torna a desiderare il suo futuro», dice ancora De Palo. «Abbiamo bisogno di un obiettivo condiviso anche perché non servono i bonus, ma riforme strutturali come il Quoziente familiare. Altrimenti perderemo la partita senza nemmeno aver provato a giocarla». 

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo