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martedì 16 luglio 2024
 
la ricerca
 

Preoccupazione, tristezza, rabbia: l’ecoansia nei più piccoli

13/06/2024  Sono solo alcune delle emozioni che i bambini italiani, da 5 a 11 anni, associano al futuro della Casa comune. Il 95% di loro dichiara di essere preoccupato per il futuro dell’ambiente. Più di uno su 3 riferisce di aver fatto un brutto sogno sul cambiamento climatico. A rivelarlo è il primo studio europeo sul tema, nato da del progetto educativo di Scuolattiva Onlus e condotto dall’Università di Pavia

Molto si è detto e si conosce degli adolescenti e dei giovani-adulti, spesso impegnati come attivisti per il clima, ma ben poco dei bambini sulla consapevolezza sulla crisi climatica e delle loro conseguenze in termini emotivi. Ora una risposta c’è: preoccupazione, tristezza e rabbia sono solo alcune delle emozioni più associate dai bambini all'ansia sul futuro del pianeta. Infatti il 95% tra bambine e bambini intervistati si dichiara preoccupato per il futuro dell’ambiente e più di uno su 3 (40%) riferisce di aver fatto un brutto sogno sul cambiamento climatico o sull’ambiente in pericolo e di aver fatto fatica a dormire o mangiare a causa di questo pensiero. È quanto emerge dai risultati di una ricerca - la prima nel panorama scientifico internazionale - nata nel contesto del progetto educativo di Scuolattiva Onlus “A Scuola di Acqua” sostenuto da nove anni dal Gruppo Sanpellegrino e dedicato alla sensibilizzazione dei più giovani sui temi dell’idratazione e della sostenibilità ambientale. La ricerca condotta con supervisione scientifica del Laboratorio di Psicologia della Salute del Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università di Pavia, e in collaborazione con Triplepact Società Benefit ha coinvolto un campione di circa 1000 bambini tra i 5 e gli 11 anni.

Secondo quanto emerge dallo studio, l’eco-ansia nei bambini non è necessariamente correlata a esperienze realmente vissute, ma è frutto della comunicazione sui temi della crisi climatico che influenzano la percezione del problema da parte dei più piccoli. In altre parole, solo conoscere le conseguenze dei cambiamenti climatici attraverso i media può influenzare la salute mentale. Nonostante lo stato di marcata preoccupazione, i bambini si sentono strettamente connessi all’ambiente (nel 78% dei casi) e il loro approccio al fenomeno non è passivo ma, al contrario, connotato da un forte spirito di protagonismo e di motivazione ad agire: la quasi totalità del campione si percepisce infatti direttamente responsabile della situazione (95,6%) e pensa che il proprio contributo possa fare la differenza (97,2%).

«Assistere alle conseguenze del cambiamento climatico può generare sofferenza e preoccupazioni per il futuro, insieme a senso di impotenza e frustrazione per l’incapacità di arrestare questo fenomeno o di fare la differenza», spiega Serena Barello, direttrice del laboratorio di Psicologia della Salute del Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università di Pavia, coordinatore scientifico dello studio.

Nell’ambito della stessa indagine sono stati intervistati anche  cinquecento insegnanti che ritengono inefficace affrontare in prima persona le sfide ambientali: solo in un docente su dieci ritene sia fondamentale questo approccio. Inoltre, a differenza di un’ampia maggioranza di bambini che dichiara di riporre fiducia negli adulti per la gestione della sfida climatica e ambientale, solo 2 docenti su 10 si dichiarano fiduciosi nelle azioni intraprese dalle istituzioni in tal senso. La maggioranza crede, però, convintamente nel valore delle iniziative educative tese ad aumentare la sensibilità delle persone sul valore del proprio contributo individuale per combattere le sfide ambientali.

La ricerca sottolinea quindi l’importanza di coinvolgere attivamente le nuove generazioni, a partire dai più piccoli, nella tutela dell’ambiente e nel contrasto ai cambiamenti climatici: «Abbiamo ritenuto imprescindibile indagare un fenomeno, l’ecoansia, che a oggi non è ancora così famoso ma di cui nelle aule italiane si possono già notare alcuni effetti», dice Simona Frassone, presidente di ScuolAttiva Onlus. Che conclude: «Abbiamo toccato con mano una profonda sensazione di disagio e paura cronica legata agli effetti del riscaldamento globale, che può condizionare la salute mentale dei bambini».

 
 
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