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Fabio Fazio: "Francesco, maestro di umanità"

09/03/2023  «L’invito in trasmissione è nato da un incontro, ma non accettò subito», racconta Fabio Fazio. «Sa parlare a milioni di persone riavvicinandole alla Chiesa e ci insegna che il perdono è un diritto di ciascuno»

Fabio Fazio preferisce non parlare di colpo giornalistico perché, spiega, «io non sono un giornalista». Tuttavia, lui per primo non esita a definire la sua intervista a papa Francesco come un grande incontro umano, di cui sarà sempre grato. La vicenda è notoria: l’anno scorso, a febbraio, Fabio Fazio ha intervistato, in tv su Rai 3, papa Francesco all’interno del programma Che tempo che fa. Il Santo Padre era collegato in streaming, dalla casa Santa Marta di Roma, e ha risposto a tutte le domande del conduttore: un po’ ha parlato di sé (tra gli aneddoti più curiosi, il suo grande desiderio, da bambino, di diventare macellaio), un po’ ha affrontato temi a lui cari, come il diritto al perdono, il dramma dell’indifferenza, il mistero del dolore innocente e l’emergenza climatica. «Quello che rimarrà per sempre di quell’intervista è l’arricchimento umano che porta con sé un incontro del genere», ribadisce Fazio.

Come è nato tutto?

«Per l’appunto, da un incontro. Il Papa venne a visitare la comunità Nuovi Orizzonti a Frosinone e in quell’occasione, grazie a Chiara Amirante e don Davide Banzato, ci siamo conosciuti. Abbiamo parlato lungamente e, da lì, è nato un rapporto che, mi creda, va molto al di à delle opportunità e delle vicende professionali. Sento infatti una tale gratitudine e una responsabilità nel rivolgere al Papa qualunque parola che non posso permettermi di avere un atteggiamento egoistico. Quando in seguito gli proposi un incontro tv, non accettò subito. Maturò la decisione molti mesi dopo… Mi chiamò lui, al telefono, un mercoledì pomeriggio, e mi disse: “Ho riflettuto e sento che è il momento di farlo”».

Secondo lei cos’era cambiato?

«Penso che papa Francesco sia un uomo profondamente ispirato. Due settimane dopo la nostra intervista tv, è scoppiata la guerra in Ucraina. Ecco, credo che, nel profondo del suo cuore, Bergoglio sentisse l’esigenza di portare parole di pace, come se intuisse l’imminenza di un terribile pericolo. Non so se sia andata davvero così: è una mia interpretazione ma, certo, la coincidenza fa pensare. Però, ripeto: credo sia un uomo profondamente ispirato. Chiede sempre di pregare per lui perché la preghiera è per Bergoglio un metodo di ascolto, che lo guida nelle decisioni».

Tra gli argomenti affrontati, quali non si aspettava trattasse?

«Due cose mi hanno spiazzato in modo particolare. La prima è il suo discorso sul male: ha detto di non sapere dare una spiegazione al male, ma che sa che Dio è onnipotente nell’amore. Questa precisazione, “nell’amore”, è fondamentale e sconvolgente perché azzera tutte le perplessità di chi si domandava come mai Dio, se è buono, avesse creato il male. Il Signore non può invece toglierci la sofferenza ma può aiutarci a sopportarla e a condividerla. Inoltre, l’invito che mi ha colpito moltissimo è stato quando ci ha incoraggiato a toccare fisicamente le persone mentre si fa l’elemosina. Si tratta di un tema a lui molto caro, che ricorre spesso nei suoi discorsi, ed è uno sprone a vivere la fede fisicamente, implicandoci personalmente ed emotivamente. A livello evangelico, è un discorso molto impegnativo, anzi, “definitivo” perché vuol dire farsi carico del dolore e della sventura dell’altro. Mi ha fatto molto riflettere, perché io non ho mai toccato nessuno, anche solo banalmente per via della sporcizia».

C’è stata una riflessione di cui fa tuttora tesoro, nel suo quotidiano?

«Tutto, direi… come si fa a sceglierne una sola? Il fatto stesso che mi abbia concesso il suo tempo e la sua confidenza è un regalo che una persona deve cercare di meritarsi tutti i giorni della propria vita. Non mi stupisco che questo Papa sia così amato perché lui, davvero, cambia letteralmente le vite. Per esempio, quando dice che il perdono è un diritto, è una considerazione che riguarda ognuno di noi e che accoglie tutti. Il vero peccato è condannare, come ha dichiarato pure in seguito. E lo si è capito benissimo sia quando è stato in Africa che a Nuovi Orizzonti».

A cosa si riferisce?

«Durante la visita a Nuovi Orizzonti, il Papa ha ascoltato alcuni ragazzi che hanno subito, o perpetrato, le sofferenze più atroci. Di fronte a queste persone che raccontavano l’indicibile (anche proprio dal punto di vista lessicale), lui ha detto: “Qualunque mia parola sporcherebbe i vostri racconti”. Una risposta del genere vuol dire elevare a preghiera quella disperazione e quelle vite travolte dall’orrore. Questo Papa è un dono per tutti ed è l’unico che oggi riesce ad avere una visione umana, globale, sul pianeta. È come se avesse presente ciascuno di noi, nome per nome».

Oggi ricorrono i dieci anni del pontificato di Bergoglio: come li definirebbe?

«Personalmente è il Papa che ho sempre aspettato: ha avvicinato milioni di persone alla Chiesa, ha dato un senso profondo alla Parola e interpreta pienamente il messaggio del Vangelo. Questi primi dieci anni sono stati all’insegna dell’accoglienza e della speranza. Bergoglio ha saputo essere un vero punto di riferimento per tutti. Come gli dissi anche a Che tempo che fa, è la nostra luce nel buio: sai che c’è e che ti guida. Pensare a lui è come trovare sempre la via di uscita».

In realtà, ha avuto anche diversi oppositori…

«Be’, è un Papa anticlericale quindi è temuto da chi vive la Chiesa come uno strumento di potere. Papa Francesco però è l’uomo del Vangelo. E risponde solo a quello, oltre che alla sua coscienza…».

Non ha mai avuto l’impressione che il Papa sia un po’ solo?

«Sì, infatti glielo chiesi durante l’intervista. Lui mi spiegò che ha scelto di vivere nella Casa Santa Marta proprio per vedere gli amici e trascorrere del tempo con loro. Credo che sappia bene di chi potersi fidare».

In seguito, lei ha avuto altri incontri con il Santo Padre?

«Diciamo che ogni tanto gli scrivo e lui è stato così cortese da telefonarmi il 24 dicembre, per gli auguri di Natale: è stato un regalo enorme!».

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