logo san paolo
domenica 07 agosto 2022
 
la storia
 

La bimba fatta nascere con l'utero in affitto e poi abbandonata in Ucraina

12/11/2021  La piccola, nata ad agosto 2020 e "commissionata" da una coppia italiana, ha vissuto con una baby sitter a Kiev. Venerdì è rientrata in Italia per essere affidata a una famiglia, grazie all'intervento del consolato e della polizia italiana. La pediatra volontaria della Croce Rossa che l’ha accompagnata: «Sta bene». Ora sarà adottata

Commissionata a una donna che l’ha partorita in Ucraina con l’utero in affitto ma poi abbandonata lì perché la coppia committente, due italiani, non la volevano più. È la terribile vicenda che vede protagonista, suo malgrado, una bimba di 15 mesi nata nell’agosto 2020 e ora rientrata in Italia dopo una delicata operazione condotta dal Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia (SCIP) della Direzione centrale della Polizia criminale, articolazione interforze del Dipartimento di pubblica sicurezza, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana.

La vicenda vede coinvolta una coppia italiana che era andata in Ucraina nell'agosto del 2020 per coronare il desiderio di avere un figlio attraverso la maternità surrogata. Dopo il riconoscimento della bambina, la coppia è rientrata però in Italia, affidando la piccola ad una baby-sitter reperita sul posto per poi sparire. L'interessamento della Procura della Repubblica dei minori ha permesso di rintracciare i genitori e di constatare la reale intenzione della coppia di non voler riprendere la loro figlia. È stato così incaricato lo SCIP per il rimpatrio della piccola, in stretto contatto con il Consolato italiano a Kiev chiamato a rilasciare i documenti necessari per il viaggio.

Alla missione ha preso parte anche personale della Croce Rossa Italiana con un team operativo composto da una pediatra, Carolina Casini, che si è presa cura degli aspetti sanitari della piccola e da una infermiera volontaria, Halina Landesberg, che si è occupata dell’accudimento della bambina. «Le condizioni della bambina sono buone», ha detto Casini, «per fortuna, la tata che l'ha accudita fino a ieri l'ha amata molto e se ne è presa cura egregiamente. Come sempre la Croce Rossa protegge l'umanità e opera attivamente per garantire il diritto di adulti e minori ad essere protetti».

È stata la baby sitter ad allertare il consolato italiano dopo il primo compleanno della piccola, lo scorso agosto, non avendo più notizie dai genitori e non avendo più ricevuto il compenso pattuito anche per il sostentamento della bambina.

L’Ucraina è diventata la meta più frequentata per chi vuole avere un bambino con l’utero in affitto, che nel Paese non è un reato mentre in Italia sì, grazie alla vicinanza e ai prezzi molto più competitivi rispetto agli Stati Uniti.

Dal 23 settembre scorso in Commissione Giustizia alla Camera è in corso la discussione due proposte di legge che prevede la punibilità del reato di maternità surrogata anche se compiuto da un italiano all’estero. Le prime firmatarie sono Giorgia Meloni (FdI) e Mara Carfagna (Forza Italia). «Appare evidente come non sia più possibile lasciare i tribunali soli», si legge nella relazione introduttiva alla proposta Meloni, un testo che definisce l’utero in affitto «un esempio esecrabile di commercializzazione del corpo femminile e degli stessi bambini che nascono attraverso tali pratiche» e che si rende conto di come i bambini siano «trattati alla stregua di merci».

«Tutto questo – si legge nel preambolo della norma – dimostra come la "favola" della madre che generosamente presta il proprio corpo a una donna che non riesce a sostenere una gestazione sia lontana dalla realtà», celando «un mercimonio di madri e di bambini».

È una prospettiva simile quella disegnata dalla relazione introduttiva alla proposta di legge Carfagna, che attinge al «principio dell’indisponibilità del corpo umano», secondo cui «l’acquisto, la vendita, o l’affitto dello stesso sono fondamentalmente atti contrari al rispetto della sua dignità». Il testo accende i riflettori sulla filiera della maternità surrogata, costituita da «imprese che si occupano di riproduzione umana, nell’ambito di un sistema ampiamente organizzato che comprende cliniche, medici, avvocati e agenzie di intermediazione».

E «in questo sistema – prosegue la relazione – la donna è equiparata agli strumenti di produzione e la gravidanza e il parto rappresentano dei processi produttivi, a cui attribuire un valore d’uso e un valore di scambio».

L'infografica

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo