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Credere

Fede e ambiente «Il Creato siamo noi»

26/08/2021  «Anche se alcuni faticano a vederlo, ambiente, pace e lavoro sono strettamente collegati e ci riguardano come credenti», afferma don Bruno Bignami, che coordina la Pastorale sociale e del lavoro della Chiesa italiana

Se per molti l’attenzione al creato, la passione “green”, è scoperta recente, per altri è vocazione antica, quasi inscritta nel Dna. Come per don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana (Cei). A contatto con la natura don Bignami ci è nato, 51 anni fa, a Regona di Pizzighettone, diocesi di Cremona, paesino al confine con il Lodigiano, dove il padre faceva l’agricoltore.

Il suo ufficio coordina temi un tempo “periferici” ma che oggi sono “strategici” nella vita della Chiesa. Anche la Giornata del creato – che si celebra il 1° settembre, e a livello nazionale quest’anno fa tappa a Montepulciano con un convegno e la Messa il 4 e 5 settembre – fa parte delle competenze della Pastorale sociale e del lavoro. «La 16ª Giornata nazionale per la custodia del creato vede la Chiesa che è in Italia in cammino verso la 49ª Settimana sociale dei cattolici italiani (che si svolgerà a Taranto dal 21 al 24 ottobre, ndr) e avrà per titolo Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso», scrivono i vescovi nel messaggio. Pace, lavoro e creato sono temi che Bignami ha approfondito e che lo hanno appassionato già prima di arrivare nel 2017 in Cei, con un bagaglio fatto anche dell’esperienza da parroco e di docente di Teologia morale.

Il primo imprinting arriva nell’adolescenza. Bruno, secondo di quattro figli maschi, nel paesino nel cuore della Pianura Padana frequenta la chiesa di San Patrizio e viene colpito dal parroco, don Luigi Viadana: «Dialogava con i lontani e organizzava momenti di volontariato per tutti». Un esempio che segna la sua vocazione, lo porta quattordicenne in seminario e, una ventina di anni dopo, gli fa scegliere come tema per la tesi di dottorato in Teologia morale, alla Pontificia università Gregoriana di Roma, «la coscienza nel percorso biografico di don Primo Mazzolari, ripercorrendo i temi della pace, dell’obbedienza, della vita sociale e dei poveri».

«Ho un debito spirituale nei confronti di don Mazzolari: ha vissuto il ministero sacerdotale con una particolare attenzione ai processi di cambiamento sociale del suo tempo. Ha attraversato due grandi guerre, la prima da cappellano e la seconda da resistente», dice Bignami. «Si è lasciato trasformare dal Vangelo. Tutti lo riconoscono come uno degli artefici del pacifismo cattolico del Novecento, ma durante la Prima guerra mondiale era un interventista. La luce del Vangelo ha scardinato le sue certezze. È quello che chiamiamo cristianesimo incarnato nella storia».

Ed è il grande insegnamento che papa Francesco oggi offre con il suo magistero: «Il Vangelo interpreta e illumina il vissuto, lo colloca nella storia con le sue bellezze e le sue fatiche. È la grande questione della spiritualità del nostro tempo e anche del vissuto delle comunità cristiane di oggi».

La figura di Mazzolari, al quale don Bignami ha dedicato diversi saggi, continua ad appassionarlo: è postulatore della causa di beatificazione ed è stato presidente della Fondazione intitolata al parroco di Bozzolo. «Mazzolari mi ha aiutato nel ministero di prete a cogliere alcune istanze di carattere sociale – penso al tema del lavoro, dell’ambiente, dei poveri, dell’impegno laicale – che non sono secondarie rispetto all’evangelizzazione». Sono coordinate teologiche ed esistenziali che lo orientano anche nel lavoro in Cei. Per esempio nell’ambito della pace, dove in sinergia con Pax Christi e altre realtà si lavora a varie iniziative, come la marcia del 31 dicembre. Il tema centrale è comunque quello del lavoro.

LA PERSONA AL CENTRO

«Siamo un ufficio pastorale, lavoriamo in ambito formativo», spiega. «Oggi ci stiamo interrogando sulle trasformazioni in atto, dobbiamo capire cosa stiamo perdendo dal punto di vista della centralità della persona e cosa possiamo guadagnare». Con questo spirito l’ufficio accompagna il vasto mondo delle associazioni di lavoratori – dalle Acli a Mcl, da Coldiretti a Confcooperative – che si rifanno alla dottrina sociale della Chiesa.

Ma non si fa solo teoria: Bignami ricorda che già 25 anni fa, uno dei suoi predecessori, don Mario Operti, in collaborazione con Caritas e Pastorale giovanile, aveva pensato a come dare una risposta alla crisi, coinvolgendo e accompagnando i giovani nell’apertura di possibilità lavorative. Da lì la nascita del Progetto Policoro, che «è stato decisivo anche nel rinnovamento della pastorale della Chiesa». In tante diocesi oggi i direttori degli uffici di pastorale sociale e del lavoro «sono ex giovani passati per questo progetto».

Anche di questo si parlerà a Taranto, a ottobre, alla prossima Settimana sociale dei cattolici italiani dove le centinaia di esperienze virtuose innovative – le cosiddetta “buone pratiche” – nate anche con il Progetto Policoro, nelle parrocchie e nei territori, troveranno uno spazio di narrazione e confronto.

«Ci aspettiamo che sia un evento ecclesiale, di una Chiesa capace di ascoltare ma anche di dare un incoraggiamento a seminare», sottolinea don Bruno. «In questa stagione abbiamo bisogno di gente che abbia visioni, capacità di creare opportunità lavorative, di aprire strade inedite». Anche per questo l’Ufficio ha chiesto alle diocesi che nelle delegazioni, tre persone e il vescovo, ci siano almeno un giovane e una donna.

IL CREATO CI RIGUARDA

Proprio per i temi che tratta, l’Ufficio è uno spazio fruttuoso anche per il dialogo ecumenico. Dal 1° gennaio 2021, con l’Unedi (l’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso) ha promosso un tavolo di studio sulla custodia del creato, con il compito di condividere alcuni dei grandi temi sociali del nostro tempo, partendo dalle encicliche Laudato si’e Fratelli tutti, anche con la presenza di esperti delle altre comunità cristiane. Uno dei frutti è il sussidio per il Tempo del creato – che va dal 1° settembre al 4 ottobre – disponibile online (lavoro.chiesacattolica.it).

«Ormai la Giornata del 1° settembre non è più vissuta solo come momento di preghiera, ma con percorsi e occasioni di incontro. C’è stato uno spostamento di accento dal livello intellettuale a quello esperienziale, una dinamica che è dentro la Laudato si’e che appartiene alla realtà cristiana». Una sensibilità in crescita, anche se una «parte del mondo ecclesiale fa fatica a vedere l’interrelazione e l’importanza di questi temi. Tutto è connesso: se ho a cuore la vita non posso non avere a cuore l’ambiente».

Su questi temi, don Bignami conviene che bisognerebbe lavorare anche nella formazione di base, nelle parrocchie e nei seminari. Un piccolo segnale, in questa direzione, è stato, a fine agosto, il Cammino Laudato si’, 150 chilometri in sette giorni, in Basilicata, con un gruppo di seminaristi da tutt’Italia e di giovani animatori di comunità del Progetto Policoro. «Sempre più ci accorgiamo che la convegnistica tradizionale non coglie nel segno, dimentica il livello esperienziale che è capace di trasformare la persona. La sfida è proprio questa: passare dai grandi numeri a esperienze di full immersion».

È quello che don Bruno vorrebbe venisse a messo a fuoco anche dal prossimo Sinodo della Chiesa italiana, che si sta avviando: «La capacità di leggere questo tempo. Comprendere che non c’è più un cristianesimo di massa vuol dire osare molto di più per diventare significativi. Ho paura di comunità cristiane depresse, stanche, nostalgiche… Basterebbe acquisire la consapevolezza che lo Spirito è presente anche oggi. E ci chiede coraggio per aprire strade nuove di Vangelo».

Chi è don Bruno Bignami

Sulle orme del prete di bozzolo

Età: 51 anni

Professione: Prete, direttore dell’Ufficio Cei per i Problemi sociali e il lavoro

Famiglia: È cresciuto in una famiglia contadina

Fede: Si ispira a don Primo Mazzolari

Don Bruno Bignami è il postulatore (cioè l’“avvocato difensore”) della causa di beatificazione – avviata nel

2017 – di don Primo Mazzolari(1890-1959). Il parroco di Bozzolo (provincia di Mantova, diocesi di Cremona)

fu un anticipatore dei grandi temi del rinnovamento ecclesiale del concilio Vaticano II. Negli anni del

fascismo si oppose al regime e partecipò alla Resistenza. Con il quindicinale Adesso, fondato nel 1949 e chiuso dall’autorità ecclesiastica nel 1951, contribuì al dibattito nella Chiesa sui temi della giustizia, del primato dei poveri, dell’annuncio ai “lontani”, della pace e della nonviolenza. Papa Giovanni XXIII lo definì «tromba dello Spirito Santo in terra mantovana».

(Foto in alto: Giovanni Panizza)

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