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lunedì 23 maggio 2022
 
 

Formula 1, altro che sbadigli

16/04/2012  A inizio stagione le previsioni parlavano di un altro Mondiale dominato da Red Bull e da Vettel. Invece su tre gare siamo già a tre vincitori diversi. Intanto nel Bahrein....

Terzo Gran Premio (su 20) del Mondiale di Formula 1 in Cina, terzo vincitore diverso (Button a Melbourne, Alonso a Sepang, Rosberg a Shangai), terza scuderia diversa (McLaren Ferrari Mercedes), in testa alla classifica di nuovo Hamilton, inglese, 27 anni, campione del mondo nel 2008 e quinto lo scorso anno, Hamilton davanti a Button Alonso Webber Vettel. Domenica prossima si correrà - pare - in Bahrein, lo staterello arabo scosso da terribili moti di piazza ma anche inondato dal petrolio che permette spese folli pur di avere e difendere il Grande Evento (la penale per la rinuncia è di 30 milioni di euro).

Minacce al Governo dei ribelli da piazza al governo e soprattutto minacce ai piloti dei terroristi che li spalleggiano, probabile bunkerizzazione del circuito, incertezza e paura massime per cosa potrà accadere in chiave extrasportiva. Ma intanto si celebra già la stagione dicendo che sarà bella e incerta: così si pensa perché le prime tre gare hanno un bel po’ liberato il circus dall’incubo-Vettel. Il giovane (25 anni) tedesco, campione del mondo 2010 e 2011 con la Red Bull austriaca ed il motore Renault francese, non solo non domina più, ma patisce in squadra la concorrenza di Mark Webber, australiano di 36 anni, nel 2011 poco più che suo paggio. Come praticamente tutti, ci eravamo sbagliati in sede di presentazione, paventando sbadigli per il bis della Red Bull: anche se Vettel non ha ancora “chiuso” con speranze e velleità.

In pochi mesi comunque è finita una supremazia che pareva persino noiosa, si sono rafforzate la regolarità, l’affidabilità della sempre grande Mc Laren, con Hamilton e anche Button, si sono confermate, nonostante la magia della pioggia di Alonso in Malesia, o proprio per l’acclarata sensazionale importanza di esse, le pene della Ferrari. E soprattutto è tornata alla vittoria la Mercedes dopo 57-anni-57 (Fangio 1955). Mercedes intesa come scuderia, ché come motore usato da altre squadre (tipo Mc Laren) ha vinto sempre molto. Mercedes di Niko Rosberg, 27 anni, tedesco figlio d’arte (il padre, Keke Rosberg, ha vinto il titolo mondiale nel 1982 per la Finlandia), Mercedes anche di Michael Schumacher che a 43 anni potrebbe cogliere di nuovo un qualche successo (in Cina correva almeno per il podio, lo ha fermato un errore dei meccanici al pit stop). Rosberg era al suo Gran Premio n.111, mai vinto prima, mai troppo tardi.


I superesperti hanno una spiegazione per tutto, anche per la crisi della Red Bull, e stupisce soltanto il fatto che anche stavolta – lo strano caso di Vettel “sgonfiato” da problemi di scarico dell’auto, massì - non l’abbiano partecipata prima della gara cui la spiegazione stessa si riferisce. Forse lo hanno fatto per non toglierci il divertimento. O forse anche loro bluffano, sfoggiando la sapienza facile del “dopo” e servendo invece aria fritta sino al pronti-via, o quanto meno alla fine delle qualificazioni. Stavolta si elogiano gli scarichi sapienti della Mercedes, si critica il dormire sugli allori freschi della Red Bull, nonché il dormire sugli allori secchi della Ferrari, che fornisce i motori alla Sauber svizzera per poi magari vedersela davanti in gara, e che va in crisi sulle strategie di gara, un tempo suo atout grandissimo..


Noi invece pensiamo che ci sia c’è una verità insieme facile e scomoda, valida e contorta, trucida e delicata, di nessun interesse per i tecnici e dunque non cattivante. Una verità che dice che più o meno tutti barano o cercano di barare, tutti sperimentano trovate e anche trucchi, cose insomma e cosacce border-line e non solo. Ogni tanto un trucco viene scoperto e però viene regolamentato e ammesso, così che diventi un trucco a sua volta truccato da progresso generale, con il suo uso concesso a tutti. E tutti lo frequentano, ma chi lo ha inventato ha il vantaggio di essere partito per primo. Qualche volta il trucco non viene scoperto per tutta la stagione ed anche più, viene scoperto quando, finite le gare, lo spionaggio e le delazioni ben pagate lavorano meglio, sui test di prova, e senza affanni di gara a portare via tutto il tempo. Allora c’è chi lo cattura e lo mette in atto, chi lo perfeziona, lo migliora, lo incrementa con un altro trucco, e stupisce. Aspettando intanto di essere scoperto o quanto meno imitato.

Troppe sonno le alchimie tecniche, troppa la tecnologia supportata da mezzi sempre più raffinati che la incrementano, troppi gli interessi economici perché non si guardi al box del nemico ancor più che al laboratorio proprio. E così la vicenda, specie se riguarda una scuderia che vince e stravince e poi però deve subire la rimonta prepotente di una sua consorella, di tante sue consorelle, può diventare semplicemente normale. Un bolide di Formula 1 racchiude non solo tanta tecnica, ma anche tanto mistero. E tantissime opportunità di esercitare sapienti o furbastre manipolazioni delle regole. E il problema più grande non è essere superati sul terreno del progresso, ma di essere copiati sul terreno delle scorciatoie. Così è, anche se lì per lì non vi pare e continuate a chiedervi come mai, a sperare che le vostre auto beneamate vincano “magicamente” di nuovo, a pensare che il circus dei milioni di euro possa puntare di più su un ingegnere del motore dal rumore forte e chiaro che su un mago dell’accrocco capace di trovate da rapido incremento.

 
 
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