logo san paolo
mercoledì 21 febbraio 2024
 
il nuovo esecutivo
 

Ecco chi sono i ministri del governo di Giorgia Meloni

21/10/2022  Nel primo esecutivo della storia della Repubblica guidato da una donna, le ministre sono 6 su 24. Nordio alla Giustizia, Giorgetti all'Economia, due vicepremier: Salvini, che va alle Infrastrutture, e Tajani che va alla Farnesina. Eugenia Roccella al dicastero della Famiglia, Natalità e Pari Opportunità. Ecco i profili dei ministri che hanno giurato al Quirinale nelle mani del presidente della Repubblica

Giorgia Meloni e i ministri del nuovo governo hanno giurato al Quirinale nelle mani di Sergio Mattarella. Dopo la cermonia, premier e ministri in posa per la foto di rito con il Capo dello Stato. «Congratulazioni a Giorgia Meloni per la sua nomina a presidente del Consiglio italiano, la prima donna a ricoprire questo ruolo. Sono pronta e sono lieta di lavorare insieme al nuovo Governo in modo costruttivo per rispondere alle sfide che ci attendono», ha scritto in un tweet in italiano la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen

Venerdì pomeriggo, l'incarico, subito accettato dalla leader di Fratelli d'Italia, che in un'ora di colloquio al Quirinale ha presentato a Mattarella la composizione del nuovo esecutivo. «Questa volta il tempo è stato breve è passato meno di un mese dalla data delle elezioni», ha spiegato il presidente della Repubblica.

Nove ministri vanno Fratelli d'Italia, cinque a Forza Italia, cinque alla Lega, e altrettanti tecnici: questa la fisionomia del nuovo esecutivo. La leader di FdI, oltre al sottosegretario Alfredo Mantovano, ha scelto nove ministri esponenti del suo partito: l'ex magistrato Carlo Nordio, il cofondatore di FdI Guido Crosetto, Adolfo Urso, i capigruppo di Camera e Senato Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani (che dovranno essere sostituiti), Daniela Santanchè, Raffaele Fitto, Nello Musumeci ed Eugenia Roccella.

I ministri in quota FI sono Antonio Tajani, Paolo Zangrillo, Anna Maria Bernini, Gilberto Pichetto ed Elisabetta Casellati.

Quelli della Lega sono il leader Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, Roberto Calderoli, Giuseppe Valditara e Alessandra Locatelli, tutti lombardi.

I tecnici sono il prefetto Matteo Piantedosi, in quota Lega, Marina Elvira Calderone, la presidente dei consulenti del lavoro, in quota FdI come Andrea Abodi, presidente dell'Istituto per il credito sportivo, Orazio Schillaci, Rettore dell'Università di Roma Tor Vergata, e il giornalista Gennaro Sangiuliano, dal 2018 direttore del Tg2 Rai.

Esteri e vicepremier, Antonio Tajani

«Venticinque anni di profondo impegno con l'Unione Europea e i suoi cittadini». Antonio Tajani, 68 anni, vicepresidente e co-fondatore di Forza Italia, riassume così, nel suo profilo Linkedin, la sua storia politica e professionale. Iniziata come ufficiale di complemento dell'aereonautica, tiene a ricordare nel suo curriculum, e proseguita nel giornalismo - dai microfoni dei Gr Rai alla guida della sede romana de Il Giornale - prima di approdare alla politica.

Tra i fondatori di Forza Italia a fine 2013 con Silvio Berlusconi, Tajani assume l'incarico di portavoce del primo governo del Cavaliere. L'anno dopo diventa europarlamentare nel Ppe e vola in Europa per una lunga carriera che lo vede arrivare ai vertici delle istituzioni, prima con la vicepresidenza della Commissione e poi con la presidenza dell'Eurocamera nel 2017 dopo essere stato Commissario per i Trasporti (2008-2010) e all'Industria, Imprenditoria e Turismo (2010-2014).

Nel 2002 diventa uno dei vicepresidenti del Partito popolare europeo e nel 2004 ottiene il terzo mandato a Strasburgo, dove lavora alla Costituzione europea, mai decollata per le bocciature dei referendum in Francia e Olanda. All'inizio del 2021, rimasto fuori dalla rosa dei ministri forzisti, viene nominato da Berlusconi nella carica di coordinatore unico nazionale di FI.

Eletto alle ultime elezioni politiche del 25 settembre alla Camera, Tajani, che da ragazzo militò nel Fronte Monarchico Giovanile, è laureato in Giurisprudenza, parla inglese, francese e spagnolo ed è sposato con due figli. Molto riservato sulla sua vita privata, è impegnato nel sociale con il sostegno ai tossicodipendenti di una comunità del frusinate, nel Lazio, di cui era originaria la mamma. E a cui - ha annunciato qualche anno fa - devolve la sua pensione da ex vice presidente della Commissione Ue

Economia e Finanze, Giancarlo Giorgetti

  

Da quando è iniziato a circolare il suo nome per la casella di ministro dell'economia, Giancarlo Giorgetti ha incassato solo giudizi positivi. L'ultimo del ministro uscente Daniele Franco che, nella sua ultima intervista, lo ha definito «adattissimo», chiosando: «farà sicuramente bene». Lui, dopo una prima risata e una battuta scherzosa («Ho un'offerta della Juventus»), ha risposto con spirito di civil servant: «Se la Lega vuole, ci vado». E così è stato: alla fine il suo nome non è andato bruciato e ora al Tesoro arriva un leghista che da politico accorto, spesso ha fatto sintesi e mediatore tra diverse posizioni, senza rinunciare mai a dire la propria. Con una certezza: essendo un ministro di peso del governo Draghi, l'approccio alla strategica scrivania di Quintino Sella, non potrà che essere nel segno della continuità. Come del resto testimonia il giudizio dato dal suo predecessore.

Nato in un piccolo paesino della provincia di Varese (Cazzago Brabbia), dove risiede ed è stato anche sindaco (dal 1995 al 2004), Giorgetti è un uomo riservatissimo. Classe 1966, di lui si sa che ha una moglie e una figlia, cattolico praticante, ma non ha mai messo in piazza la sua vita privata. Ha due grandi passioni. La prima è il lago, il lago di Varese, che per lui che viene da una famiglia di pescatori è il luogo dell'anima, dove ha casa e radici. Nel maggio 2019 a chi gli chiedeva se ci sarebbe stato fino alla fine della legislatura, rispondeva: «Penso di no, ho il sogno di andare su un lago a fare il pescatore». L'altra passione è il Southampton, squadra di calcio inglese della Premier League che Giorgetti tifa da quando era bambino e che, quando può, segue anche da vivo.

Laureato in economia aziendale alla Bocconi, è un veterano della politica, con la casacca della Lega, di cui è vicesegretario federale (dal 2015): è a Montecitorio come deputato ininterrottamente da 26 anni, ora inizia la sua settima legislatura. È stato due volte presidente della commissione Bilancio (2001-2006 e 2008-2013). Nel governo giallo-verde ha ricoperto il delicato ruolo di sottosegretario alla presidenza del consiglio (2018-19), con l'esecutivo Draghi è stato ministro dello sviluppo economico. A Palazzo Piacentini si è trovato a gestire numerose crisi da Whirlpool all'automotive, da Corneliani, con cui ha inaugurato un metodo di successo per salvare le aziende, all'Alitalia che ha portato alla liquidazione completa, ha alzato la voce con Dazn e ha provato a mettere in piedi il polo nazionale dei vaccini.

Da sottosegretario è finito nel mirino per il suo inglese durante una visita negli Usa: ma l'ambasciata italiana a Washington è intervenuta per chiarire che si è espresso in tutti gli incontri «in un inglese corretto e fluente». Giorgetti parla anche francese e un po' di tedesco. Considerato un mediatore, ha sempre smentito voci di dissidi con Salvini. Ricorrendo alla metafora del calcio, spesso dice: «Senza attaccanti non fai gol, io ho sempre detto che mi consideravo un po' il Pirlo della situazione, che è uno che magari si vedeva poco ma era importante». Al Tesoro lo aspetta una sfida non facile. Lui lo sa e infatti, racconta chi gli è vicino, affronta l'incarico con la giusta umiltà. Sa che il momento è molto complesso e che il percorso non sarà facile: bisognerà dire tanti no, perchè tutte le risorse vanno concentrate sulla necessità di sterilizzare il caro energia per frenare l'inflazione. Al momento non c'è spazio per altro. Sono tutti avvisati.

Ambiente e sicurezza energetica, Gilberto Pichetto

Berlusconiano di lungo corso. Gilberto Pichetto, classe 1954, viene da Veglio, piccolo borgo in provincia di Biella.

Economista di formazione, commercialista e insegnante di professione. La sua carriera la fa in politica. Comincia a vent'anni dal consiglio comunale del minuscolo comune di Gifflenga, fino ad arrivare a quello del capoluogo prealpino. Poi intraprende la strada «azzurra» tracciata dal Cavaliere, senza però lasciare le sue montagne. Il cursus honorum in Forza Italia inizia nell'anno 1995, con l'elezione al consiglio regionale del Piemonte.

Due anni dopo è assessore all'industria, carica che mantiene per più di un lustro. Lascia la sua terra per un seggio al Senato. Ma, quando cambia il vento politico a Roma, torna a Torino per fare il vice al presidente della Regione, l'allora leghista Roberto Cota. Nel 2014 arriva la grande occasione: è il candidato del centrodestra per le regionali. Fortemente voluto da Silvio Berlusconi, corre in un campo minato. Fratelli d'Italia, che aveva chiesto a gran voce le primarie, lo molla per sostenere il candidato di bandiera Crosetto. Il centrodestra è spaccato e quelle elezioni le vince Chiamparino, contro un Pichetto fermo al 22%. Nel 2018 inizia una nuova fase: torna a palazzo Madama. Qui firma per il referendum sul taglio dei parlamentari e diventa capogruppo di Forza Italia nella V Commissione Bilancio.

Nel 2021, passa dalle aule parlamentari alle sale di via Vittorio Veneto: nel governo Draghi è viceministro del leghista Giancarlo Giorgetti al ministero dello Sviluppo economico. Ora dovrà raccogliere l'eredità lasciata dal suo collega di partito, Renato Brunetta al governo della complesissima macchina statale italiana.

Interni, Matteo Piantedosi

  

Cambia il Governo, resta un prefetto alla guida del Viminale. A Luciana Lamorgese succede Matteo Piantedosi, da due anni a capo dell'Ufficio territoriale di Governo di Roma.

Napoletano, 59 anni, sposato con due figlie, laureato in Giurisprudenza, nel suo curriculum spicca il periodo da capo di Gabinetto dell'allora ministro dell'Interno, Matteo Salvini, dal giugno 2018 al settembre 2019. Con l'arrivo della 'collegà Lamorgese, ha continuato a ricoprire quel ruolo al suo fianco fino all'agosto del 2020, quando è stato nominato prefetto di Roma. Da uomo di fiducia di Salvini, Piantedosi diventa ministro del Governo Meloni in quota Lega.

Con il leader del Carroccio il nuovo capo del Viminale ha gestito la complessa macchina del ministero nella stagione dei porti chiusì e dei decreti sicurezza. A lui il compito di tradurre in provvedimenti 'sostenibilì le linee guida improntate al pugno di ferro in materia di flussi migratori. Proprio insieme a Salvini, il prefetto è finito nel registro indagati della procura di Agrigento per i reati di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio in riferimento al caso Diciotti, la nave della Guardia Costiera cui non fu concesso di sbarcare i migranti soccorsi nell'agosto 2018.

Il seguito della vicenda processuale ha visto il capo di Gabinetto escluso dagli indagati e, per quanto riguarda Salvini, il Senato ha votato contro l'autorizzazione a procedere chiesta dai magistrati. Bologna è un crocevia importante nella carriera di Piantedosi, Lì inizia, nel 1989, la sua carriera in prefettura, dove per 8 anni svolge l'incarico di capo di Gabinetto.

Nel febbraio 2007 diventa viceprefetto vicario fino al 2009, quando viene chiamato al ministero dell'Interno a dirigere l'Ufficio relazioni parlamentari. Nel 2011 diventa prefetto, Lodi la prima sede. Torna a Roma già nel gennaio 2012, come vicecapo di Gabinetto di un altro ministro dell'Interno leghista, Roberto Maroni. A novembre dello stesso anno, nuova nomina: vicecapo del Polizia. Tra il 2017 ed il 2018 è ancora a Bologna, questa volta da prefetto, prima di essere richiamato da Salvini al Viminale nel giugno del 2018. Dopo la parentesi da prefetto di Roma, torna al Palazzo dell'Interno, questa volta da ministro.

Infrastrutture e Trasporti e vicepremier, Matteo Salvini

Matteo Salvini, 49 anni, segretario della Lega, è il nuovo ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, oltre ad avere il ruolo di vicepremier del nuovo governo Meloni.

Alla guida della Lega arriva nel 2013, quando il partito è al minimo storico del 4 per cento. Rimuove 'Nord' dal nome del partito e abbandona la vecchia battaglia di Bossi e Maroni per il federalismo, a favore di temi più caldi come l'immigrazione. Cavalcando l'onda sovranista che si fa strada in Europa, dal Front National di Marine Le Pen in Francia all'Ungheria del premier Victor Orban, porta la Lega al 34% nelle elezioni europee del 2019. Traguardo lontano oggi, visto che lo scorso 25 settembre si è fermata all'8,8%. Giornalista professionista, nella Padania e a Radio Padania Libera, sposato e divorziato, fidanzato con Francesca Verdini, conosce bene l'Europa dopo tre mandati all'Europarlamento, ai quali sono seguiti quello alla Camera, e uno al Senato.

Nell'ultima legislatura, con il Governo giallo-verde nel 2018, arriva la sua investitura a ministro dell'Interno, nonchè vicepremier di Giuseppe Conte assieme a Luigi Di Maio. Al Viminale comincia subito la sua battaglia contro l'immigrazione irregolare: in un anno e tre mesi da ministro (tanto durerà il Governo Conte I ) ha più volte stretto le maglie con provvedimenti come le multe alle ong che caricano i migranti in mare per portarli in Italia, e dando al ministro dell'Interno il potere di limitare o vietare l'ingresso delle navi. Un provvedimento che lo ha portato davanti ai giudici quando negò l'ingresso alle navi Gregoretti e Open Arms, che hanno atteso per giorni fuori dal porto con a bordo centinaia di migranti.

Nel primo caso è stato assolto, nel secondo il verdetto deve ancora arrivare. Al ministero delle Infrastrutture Salvini arriva - ha detto in vista dell'incarico - interessato a «fare qualcosa che serva agli italiani», per «dimostrare che si può sbloccare quello che da decenni è bloccato», e in mente ha «cantieri, porti, autostrade e ferrovie»

Sviluppo Economico e Made in Italy, Adolfo Urso

  

Torna ad occuparsi di temi economici, dopo la parentesi al Copasir, Adolfo Urso. Il nuovo ministro dello Sviluppo economico e del Made in Italy ha alle spalle una lunga storia di destra.

Nato a Padova 65 anni fa da genitori di Acireale (Catania), si laurea in Sociologia alla Sapienza di Roma, inizia l'attività politica nel Movimento sociale italiano e diventa giornalista. Nel 1983 è tra gli autori del libro: 'Atleti in camicia nera. Lo sport nell'Italia di Mussolinì. Nel 1986 diventa direttore responsabile di 'Propostà, bimestrale d'area.

Nel 1988 è uno dei reggenti del Fronte della Gioventù; l'anno dopo entra nella segretaria politica dell'Msi-Dn, dove dirigerà il Dipartimento informazione. Tra i promotori di Alleanza Nazionale, entra in Parlamento nel 1994. Quella attuale è la sua settima legislatura, le ultime due da senatore. Con i Governi Berlusconi II e III è stato viceministro con delega al Commercio estero dal 2001 al 2006 e tra il 2009 ed il 2010. Nel 2013 non viene candidato dal Pdl. Forte dell'esperienza e dei contatti maturati nell'esecutivo di centrodestra fonda la società Italy World Services, che fornisce consulenza e assistenza per le imprese italiane all'estero.

Nel 2015 aderisce a Fratelli d'Italia e nel 2018 torna alla politica attiva candidandosi al Senato. Eletto, ottiene la vicepresidenza del Copasir. La sua attività con la Iws gli viene contestata quando con il Governo Draghi gli si apre la strada verso la presidenza del Comitato di controllo sull'intelligence in quanto unico esponente dell'opposizione. Lui spiega di aver passato al figlio la guida della società. Viene quindi eletto presidente dell'organismo.

Il senatore è anche presidente della fondazione Farefuturo che, si legge sul sito, «promuove la cultura e i valori della Nazione, rifuggendo dal dilagante "presentismo", nella convinzione che occorra il massimo impegno per disegnare il futuro dell'Italia nel contesto di una Europa delle Patrie». Padre di tre figli, è sposato con Olga, ucraina di Lugansk, città dell'Ucraina, autoproclamata Repubblica filorussa. «Mia moglie e nostro figlio dialogano in russo», ha recentemente raccontato il senatore.

Lavoro e Politiche sociali, Marina Calderone

Marina Calderone è la nuova ministra del Lavoro e delle Politiche sociali. Arriva alla guida del ministero di via Veneto dopo un impegno trentennale nel mondo delle libere professioni.

Sarda, nata a Bonorva (Sassari), classe 1965, laurea in Gestione aziendale internazionale, è consulente del lavoro dal 1994 e dal 2005 presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro, categoria che conta circa 26 mila professionisti. Dal 2009 è anche al vertice del Comitato unitario permanente degli Ordini e dei Collegi professionali (Cup). Diversi gli incarichi ricoperti negli anni. Dal 2014 al 2020 anche componente del Cda di Finmeccanica, oggi Leonardo. Promotrice del Festival del lavoro, l'appuntamento annuale organizzato dai consulenti che affronta le novità legislative e non solo che riguardano il mondo del lavoro. Evento itinerante (l'edizione 2022 si è tenuta a Bologna), che da 12 anni fa incontrare professionisti, politici, economisti, manager e sindacati sui temi del diritto e dell'attualità.

È in prima fila da tempo per l'affermazione dell'equo compenso per i professionisti. Il ddl, a prima firma proprio della premier in pectore, Giorgia Meloni, era atteso per l'approvazione definitiva in Senato a luglio scorso nei giorni in cui è poi scoppiata la crisi di governo. Prevede l'estensione dell'equo compenso alle imprese dai 50 dipendenti in su. Ora la sfida è sul lavoro a 360 gradi, dal rilancio dell'occupazione alla tenuta dei redditi.

Da tempo convinta della necessità di intervenire per ridurre il cuneo fiscale e contributivo che pesa su imprese e lavoratori, tra le questioni sul tappeto è chiamata a rivedere il Reddito di cittadinanza («Non c'è dubbio - aveva affermato - che la riforma varata nel 2019 sia rimasta incompleta, non tanto nella parte relativa alle politiche passive, dove ha svolto un importante ruolo assistenziale, quanto per quella relativa alle politiche attive» per rafforzare il collegamento con l'occupazione).

Aperta è anche la riforma delle pensioni, per superare la legge Fornero o comunque dare maggiore flessibilità per l'uscita.

Salute, Orazio Schillaci

  

Torna un tecnico al ministero della salute. Orazio Schillaci è da novembre 2019 Rettore dell'Università di Roma «Tor Vergata».

56 anni, romano, è stato dal 2013 preside della Facoltà di Medicine e Chirurgia, e dal 2007 è Professore Ordinario di Medicina Nucleare sia nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia che nel corso di laurea in TRM (Tecniche di radiologia medica). Dal 2001 è poi direttore della UOC di Medicina Nucleare del Policlinico Tor Vergata; è anche presidente dell'Associazione Italiana Medici di Medicina Nucleare. Schillaci è stato membro del Comitato Scientifico dell'Istituto Superiore di Sanità, nominato dal ministro uscente, Roberto Speranza, lavorando a fianco del presidente dell'Istituto Silvio Brusaferro.

Ha conseguito nel 1990 la laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università La Sapienza, dove nel 1994 si è specializzato in Medicina Nucleare. Sempre presso l'Università «La Sapienza» di Roma, nel 2000, ha conseguito il titolo di Dottorato in «Imaging funzionale radioisotopico» e nel 2009 si è specializzato in Radiodiagnostica presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

È stato poi componente di Commissioni Sanitarie per la Regione Lazio e per il Ministero della Salute, oltre che responsabile di progetti di ricerca nazionali ed internazionali, ammessi al finanziamento sulla base di bandi competitivi, tra i quali Horizon 2020 della Unione Europea.

Il rettore di Tor Vergata fa poi parte dell'Editorial Board delle 2 riviste internazionali più prestigiose nel settore della Medicina Nucleare, l'European Journal of Nuclear Medicine and Molecular Imaging e il Journal of Nuclear Medicine. È stato revisore per numerose riviste internazionali e autore di 354 pubblicazioni edite a stampa. È stato esperto del Consiglio Superiore di Sanità per il triennio 2006-2009.

Difesa, Guido Crosetto

Guido Crosetto, 59 anni, è uno dei fondatori di Fratelli d'Italia insieme a Ignazio La Russa e Giorgia Meloni. Resta celebre la foto in cui lo «Shrek azzurro», come lo chiamano i suoi, prende in braccio la leader romana: è il dicembre del 2012, qualche giorno prima della creazione del «partito con la fiamma». Da allora è il consigliere fidato di Meloni, schietto, ma pacato, sempre pronto a smussare gli angoli. Crosetto, la politica, la sceglie per passione. Fin dalla sua giovinezza piemontese. Non vanta alcun trascorso in formazioni post-fasciste, ma un esordio nella Democrazia cristiana.

Figlio di una famiglia di importanti industriali nel settore metalmeccanico, lascia l'università di economia per militare nelle giovanili dello scudo crociato. Poi una lunga carriera da indipendente: in primis, alla guida del suo comune. È sindaco di Marene, in provincia di Cuneo, per 14 anni, dal 1990 in poi. Nel 2000, però, arriva l'iscrizione a Forza Italia, in cui ricopre subito l'incarico di coordinatore regionale. Presto comincia a frequentare la Capitale: entra a Montecitorio alle elezioni politiche del 2001 e ci resta per più di dieci anni. Nel governo Berlusconi IV è anche sottosegretario alla Difesa.

Tutto cambia con il divorzio politico dal Cavaliere. Fonda così FdI, di cui è coordinatore nazionale fino al 2014. Sono i primi anni, quelli dei disastri elettorali. Poi giunge il momento della pausa dalla politica: Crosetto torna al suo mestiere di dirigente d'azienda. Formatosi come manager nell'impresa di famiglia, arriva a presiedere l'Aiad, federazione che rappresenta la aziende italiane nei settori aerospazio, difesa e sicurezza.

Nel 2018 si riaccende la fiamma: ritorna a Montecitorio e al coordinamento di Fdi, ma nel 2019 lascia entrambe le cariche. Questa volta, però, la chiamata della politica arriva direttamente da Giorgia Meloni per un posto da ministro. Crosetto dovrà così abbandonare i suoi oltre 200 mila follower su Twitter per rimettersi al lavoro sui dossier della Farnesina.

Pubblica Istruzione e Merito, Giuseppe Valditara

  

Giuseppe Valditara, milanese, 61 anni, è stato fino ad oggi professore ordinario di Diritto romano presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Torino e l'Università Tor Vergata di Roma. Avvocato, è iscritto all'albo presso la Corte di Appello di Milano.

Nel governo Meloni si occuperà di scuola assumendo la responsabilità del dicastero dell'Istruzione e del Merito. È presidente dell'Osservatorio inter-ateneo per la ricerca università Link ed e-Campus ed è stato docente di Diritto romano nell'Università Europea di Roma e consigliere d'amministrazione all'Università Europea di Roma; nel 2020 delegato del Rettore Università di Torino allo sviluppo delle relazioni internazionali in materia di didattica e ricerca, compresa la ricerca applicata all'attività di impresa.

Dall'ottobre 2018 al dicembre 2019, Valditara ha ricoperto l'incarico di capo dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca del Miur. Tra il 2008 e il 2013 è stato anche segretario della Commissione VII scuola, università, ricerca del Senato e tra il 2009 e il 2010, relatore in Senato della legge n. 240/2010 sulla riforma dell'università). Andando indietro nel tempo, tra il 2005 e il 2011 è stato preside della Facoltà di Giurisprudenza all'Università Europea di Roma.

Nel 2005 è stato invitato a Pechino nell'ambito dei lavori per la preparazione della legge cinese sulla responsabilità extracontrattuale. Valditara è stato anche senatore tra il 2001 e il 2013 senatore della Repubblica e tra il 2000 e il 2001assessore provinciale all'istruzione e all'edilizia scolastica della Provincia di Milano; mentre tra il 1999 e il 2000: membro della Commissione di studio istituita presso la Presidenza della Regione Lombardia sui temi del federalismo, della riforma dello statuto regionale e sulla proposta di uno statuto di autonomia particolare.

È autore di numerose pubblicazioni scientifiche di Diritto Privato Romano e di Diritto Pubblico Romano; ha pubblicato anche lavori scientifici di Diritto Costituzionale Italiano, di Storia del Diritto Privato e di Storia Romana.

Agricoltura e sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida

Dopo la conferma della designazione a capogruppo di Fdi, incarico ricoperto negli ultimi quattro anni, Francesco Lollobrigida, 50 anni è stato designato dalla premier Giorgia Meloni per l'incarico di ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare. Un dicastero rinominato dunque e che verrà guidato da un esponente di Fratelli d'Italia. Militante di destra di lungo corso, Lollobrigida è cognato della presidente del consiglio in pectore Meloni.

È infatti sposato con Arianna Meloni, militante di Alleanza Nazionale, nonchè sorella di Giorgia, e ha due figlie.

Nato a Tivoli, vive a Roma, dove si è laureato in giurisprudenza. È pronipote di Gina Lollobrigida. Entrato in politica fin da giovanissimo nel Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, guidando l'organizzazione missina nella Provincia di Roma fino al 1995. Ha svolto il servizio militare in Aeronautica.. In seguito è stato consigliere comunale a Subiaco, consigliere provinciale di Roma, poi assessore allo sport, cultura e turismo del comune di Ardea, e Consigliere regionale nel Lazio. Nel 2008 diventa presidente di Alleanza Nazionale nella sezione provinciale di Roma e dal 2010 al 2012 del Popolo della Libertà (PdL).

Dal 2010 al 2013 è stato assessore con deleghe regionali alla mobilità e ai trasporti nella giunta regionale del Lazio di Renata Polverini.. Il 20 dicembre 2012 abbandona il PdL, assieme alla cognata Giorgia Meloni, e insieme sono tra i fondatori di Fratelli d'Italia. Nel 2013 diventa responsabile nazionale «organizzazione» di Fratelli d'Italia. Nel 2018 viene eletto capogruppo di Fratelli d'Italia a Montecitorio. Risulta sostenitore delle comunità terapeutiche per il recupero dei tossicodipendenti, e ha collaborato con San Patrignano

Famiglia, Natalità e pari Opportunità, Eugenia Roccella

  

Eugenia Maria Roccella, 69 anni, è nata a Bologna e figlia di uno dei fondatori del Partito Radicale, Franco Roccella, e della pittrice e femminista Wanda Raheli. È il nuovo ministro della Famiglia, natalità e pari opportunità. Laureata in lettere moderne, è dottore di ricerca presso l'Università La Sapienza. Dal 2000 è giornalista professionista.

Negli anni Ottanta ha lasciato i Radicali, colpevoli, a suo dire, di portare avanti ‹battaglie che stanno conducendo verso la distruzione dell'individuo›. Si è allontanata per vent'anni dalla politica attiva. È diventata editorialista del quotidiano Avvenire e ha collaborato con Il Foglio, con Il Giornale e con la rivista bimestrale di cultura politica Ideazione. Nel 1997 ha scritto «La leadership di Berlusconi», e nel 2001 «Dopo il femminismo» (Ideazione editrice). Nel 2007 è portavoce, insieme con Savino Pezzotta, del Family Day, la manifestazione di sostegno alla famiglia formata da un uomo e una donna organizzata per il 12 maggio dall'associazionismo cattolico.

Deputata PdL e sottosegretario al Welfare nel 2008 e alla Salute nel 2009, alle elezioni politiche del 2008 viene eletta alla Camera nelle liste del Popolo della Libertà (quota Forza Italia) per la circoscrizione Lazio 2. Nel maggio dello stesso anno diventa sottosegretario al ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali. In seguito alla ricostituzione del Ministero della salute quale autonomo dicastero, il 5 febbraio 2010 è divenuta sottosegretario alla salute.

Nel 2013 ha fondato «Di mamma ce n'è una sola», il primo comitato italiano contro l'utero in affitto. Alle elezioni politiche del 2013 è stata rieletta alla Camera nella circoscrizione Lazio 1 nelle liste del Popolo della Libertà. Ha poi aderito al Nuovo Centrodestra guidato da Angelino Alfano. Nel 2015 ha lasciato il Nuovo Centrodestra, nonchè il gruppo Area Popolare, passando quindi al Gruppo misto e divenendo una delle fondatrici del Movimento Identità e Azione, guidato da Gaetano Quagliariello.

Alle elezioni politiche del 2022 viene ricandidata alla Camera nel collegio uninominale Puglia - 01 (Foggia) per il centrodestra e in terza posizione nelle liste di Fratelli d'Italia nei collegi plurinominali Calabria e Sicilia

Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo

Nato a Genova ma coordinatore di Forza Italia in Piemonte, laurea in giurisprudenza, esperienze come manager di grandi aziende quali Magneti Marelli, Fiat Powertrain e Iveco, il senatore Paolo Zangrillo, nominato ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica nel nuovo governo Meloni è noto anche per essere fratello di Alberto Zangrillo (medico personale di Silvio Berlusconi) e come lui gran tifoso del Genoa Calcio.

Parlamentare dal 2018 nelle liste di Forza Italia, 60 anni, come si legge nel suo profilo Linkedin ha conseguito la laurea nel 1987 all'università degli Studi di Milano. Successivamente ha lavorato alla Magneti Marelli per 17 anni con diversi incarichi e arrivando a ricoprire la carica di Vice President of Human Resources. Quindi ha trascorso quasi 5 anni come Senior Vice President Human Resources alla Fiat Powertrain Technologies Spa. Successivamente Senior Vice President Human Resources alla Iveco per approdare poi come Direttore Personale e Organizzazione di Acea dove ha ricoperto tale carica per quasi 6 anni.

Nel marzo 2018 l'elezione alla Camera dei Deputati con Forza Italia e la rielezione al Senato nell'ultima votazione dove ha riportato oltre il 50% dei voti nel suo collegio uninominale del Piemonte. Sono note, fra le altre, le sue posizioni a favore della Tav Torino-Lione e per una profonda riforma del reddito di Cittadinanza.

Università, Annamaria Bernini

  

Annamaria Bernini, già ministra per le Politiche europee nel governo Berlusconi IV, nel 2011, è il nuovo ministro dell'Università.

Politica di lungo corso, ha iniziato la carriera in Alleanza nazionale di Gianfranco Fini, diventando poi esponente del Popolo della Libertà e, infine, di Forza Italia. Eletta in Parlamento per la prima volta nel 2008, nel 2010 corre alle Regionali dell'Emilia-Romagna come candidata di centrodestra. Alle Politiche 2013 viene eletta senatrice del Popolo della libertà, salvo poi aderire alla rinata Forza Italia dal 16 novembre dello stesso anno.

Nel 2018 è rieletta a Palazzo Madama, ricoprendo la carica di capogruppo dei senatori azzurri e affianca Antonio Tajani come vicecoordinatrice nazionale del partito.

Laureata con lode in Giurisprudenza all'Alma Mater nel 1991, diversi programmi di studio all'estero, è avvocata e docente universitaria. Per dieci anni docente di Diritto dell'Arbitrato Interno e Internazionale e delle procedure alternative alla Facoltà di Economia dell'Università di Bologna, è professoressa associata di Istituzioni di Diritto pubblico comparato alla Facoltà di Economia dell'Unibo, sede di Forlì , ma oggi è in aspettativa per incarichi istituzionali. Ha svolto anche attività di docenza in materia di Istituzioni di Diritto Pubblico alla Facoltà di Economia dell'Alma Mater.

Nel 2019 ha presentato un Disegno di Legge a favore dei giovani meritevoli. Il provvedimento prevedeva sistemi premianti per under 35 particolarmente meritevoli attraverso borse di studio per effettuare tesi di ricerca, master di primo o secondo livello, un fondo start up in materie legate alle nuove tecnologie, fondi per il rientro di cervelli in fuga, incentivi per stimolare le assunzioni di giovani, l'anticipo del praticantato e l'istituzione del fondo Erasmus Italia. Sempre nel 2019 ha presentato un altro Disegno di Legge a favore dei giovani laureati, che prevedeva strumenti di riscatto della laurea a fini pensionistici.

Sud e mare, Nello Musumeci

Presidente della Regione siciliana nella legislatura appena conclusa, Nello Musumeci, 67 anni, bancario e giornalista pubblicista, è uno dei volti storici della destra in Sicilia degli ultimi trent'anni. Col governo Meloni sarà ministro del Sud e del Mare.

Giovane presidente della Provincia di Catania eletto con il Msi nel 1994, resta alla guida dell'ente per due mandati. Pochi mesi dopo diventa anche europarlamentare ed è rieletto nelle due successive tornate Europee del 1999 e del 2004. È stato anche coordinatore regionale di Alleanza Nazionale, partito che lascia nel 2005 in polemica con Gianfranco Fini, fondando il movimento regionale Alleanza Siciliana. Alla guida di questo nel 2006 si candida a Palazzo d'Orleans contro Totò Cuffaro e il centrodestra, ma non viene eletto. Sottosegretario di Stato alle Politiche del Lavoro nel quarto governo Berlusconi nel 2011.

Nel 2012 ritenta l'avventura alla presidenza della Regione e viene sconfitto da Rosario Crocetta, candidato del centrosinistra. Nella stessa legislatura a Sala d'Ercole viene eletto presidente della commissione regionale Antimafia. Negli stessi anni lancia il movimento siciliano #Diventerabellissima dalla citazione di una frase di Paolo Borsellino.

Nel 2017 è eletto governatore della Sicilia, incarico per il quale decide di non ricandidarsi a settembre scorso per favorire l'unità del centrodestra siciliano, quindi viene eletto senatore della Repubblica alle politiche del 25 settembre.

Sport, Andrea Abodi

  

Romano, una laurea in economia alla Luiss, una vita da dirigente principalmente nel settore di cui ora è ministro. Andrea Abodi è il nuovo titolare del dicastero dello sport nel governo Meloni, e la sua nomina segna tra l'altro il ritorno del ministero, a venti mesi dalla caduta del Conte 2.

Abodi è attualmente presidente dell'Istituto per il Credito Sportivo, un incarico giunto all'apice di una lunga carriera nel mondo della dirigenza sportiva, che lo ha portato tra l'altro ad essere tra i cofondatori di Media Partners, presidente della Lega calcio di serie B, consigliere della Figc, e consigliere di Coni Servizi. Nato a Roma il 7 marzo del 1960, Abodi - che è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti - è stato direttore marketing della filiale italiana del Gruppo McCormack, azienda specializzata nell'organizzazione di grandi eventi. Dal 2010 a febbraio del 2017 ha guidato come presidente la Lega calcio di Serie B.

Dal 2017 è alla guida dell'Ics, banca sociale per lo sviluppo sostenibile dello sport e della cultura e leader nel finanziamento all'impiantistica sportiva. Nella sua carriera di manager è stato inoltre fondatore e vicepresidente esecutivo di Media Partners Group, una delle principali agenzie di marketing dello sport, ed ha ricoperto il ruolo di presidente in varie società italiane (Arcea Spa, Medialazio srl ed Astral Spa); dal 2002 al 2008 è anche stato consigliere di amministrazione di Coni Servizi spa, mentre nel 2009 si è occupato dell'organizzazione della Coppa del Mondo di baseball a Pescara.

Da presidente di Lega B ha promosso nel 2015 la costituzione di B Futura s.r.l., società di scopo della Lega dedicata allo sviluppo infrastrutturale, ricoprendo il ruolo di presidente.

Turismo, Daniela Santanché

Arriva una donna al comando del ministero del turismo, settore che in Italia vale oltre il 13% del Pil e sta vivendo una forte ripresa dopo i primi 25 mesi durissimi a della pandemia: Daniela Garnero, meglio conosciuta come Santanchè (ha conservato il cognome del primo marito), è un'imprenditrice nata a Cuneo nel 1961 e laureata in scienze politiche all'Università di Torino.

Sul suo profilo Twitter si definisce «Madre, Imprenditore, Senatore della Repubblica con Fratelli d'Italia».

Nel 1995 inizia la sua carriera politica nelle fila di Alleanza Nazionale accanto a Ignazio La Russa. Nel 2001 è eletta alla Camera, nel 2005 è relatrice dalla Legge finanziaria. Nel 2008 è la prima donna a candidarsi a premier con La Destra. Fonda poi il Movimento per l'Italia, alleato con il centrodestra. Nel 2010 entra nel governo Berlusconi come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e nel 2013 è rieletta in Parlamento con il Popolo della Libertà - Forza Italia.

Nel 2017 aderisce a Fratelli d'Italia e Giorgia Meloni la nomina Portavoce regionale in Lombardia. Il suo percorso di imprenditrice inizia nelle pubbliche relazioni e organizzazione di eventi con la società la «Dani Comunicazione Srl», fondata negli anni '90. Apre prima con Flavio Briatore, suo caro amico, il Billionaire in Costa Smeralda e poi con Briatore, Marcello Lippi e Paolo Brosio il Twiga Beach Club di Marina di Pietrasanta.

Nel 2007 fonda la concessionaria di pubblicità Visibilia che gestisce la raccolta pubblicitaria de il Giornale (in precedenza di Libero e Il Riformista). Nel 2014 diventa editore di Ciak, Villegiardini e PC Professionale e nel 2015 di Novella 2000 e Visto.

Assieme all'ex compagno Canio Mazzaro, con il quale ha avuto il figlio Lorenzo, acquisisce società nel campo del food (Ki Group) e dell'arredamento (Unopiù). È anche una prolifica autrice: ha scritto La donna negata (2006) sul tema dell'infibulazione, Le donne violate (2008) sul tema del burqa e il racconto autobiografico Sono una donna, sono la Santa (2016)

Disabilità, Alessandra Locatelli

  

Il nuovo ministro della Disabilità, Alessandra Locatelli, è della Lega. Ha ricoperto per meno di due mesi l'incarico di ministro senza portafoglio della Famiglia e della Disabilità con il governo Conte I, nel luglio 2019, ma a settembre, con il governo Conte II, quell'incarico fu affidato ad Elena Bonetti.

Attualmente è assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari Opportunità nella Regione Lombardia, incarico che le è stato dato, in sostituzione di Silvia Piani, l'8 gennaio 2021 dal presidente della Regione Attilio Fontana.

Queste le materie rientranti nell'incarico che ha ricoperto fino ad oggi: politiche per la famiglia, genitorialità, fattore famiglia, promozione della natalità, pari opportunità, welfare aziendale, tutela dei minori e contrasto al cyberbullismo, conciliazione vita-lavoro, politiche di inclusione, fragilità sociale, associazionismo, Volontariato e terzo settore, filiera 0-6 anni.

Nata a Como, 46 anni, Locatelli è laureata in Sociologia, educatrice specializzata nella cura delle persone affette da disabilità psichica, ed ha lavorato nel campo dell'assistenza e della cura delle persone affette da disabilità intellettiva.

Già responsabile di Comunità Alloggio a Como, è stata volontaria in Africa e volontaria del soccorso. Militante della Lega Nord, nel marzo 2016 ne è diventata segretaria cittadina a Como. Alle elezioni amministrative del 2017, è stata eletta nel Consiglio comunale di Como e poi scelta dal sindaco Mario Landriscina come assessore e vicesindaco. Il suo primo ingresso alla Camera è avvenuto alle elezioni politiche del marzo 2018 ed è stata membro della XII Commissione (Affari sociali e sanità).

Giustizia, Carlo Nordio

La magistratura l'ha lasciata nel 2017, quando ricopriva l'incarico di procuratore aggiunto di Venezia, culmine di una carriera cominciata nel 1977 e che lo ha visto affrontare tutte le questione più calde: a partire dalle indagini sulle Brigate Rosse venete e sui sequestri di persona, passando negli anni di Tangentopoli per l'inchiesta sulle coop rosse ,fino ad arrivare al procedimento sul Mose di Venezia.

Ma la giustizia è rimasta sempre al centro dell'attenzione di Carlo Nordio, il nuovo ministro chiamato alla guida del dicastero di via Arenula. Lo dimostra anche l'impegno profuso negli scorsi mesi in occasione dei referendum promossi dalla Lega e dei Radicali: fautore da sempre della separazione delle carriere in magistratura, è stato uno degli esponenti più rappresentativi del Comitato per il sì.

Convinto garantista, Nordio - che è originario di Treviso e ha 75 anni - di giustizia ha continuato a occuparsi nei suoi interventi su diversi quotidiani. E a questo tema ha dedicato sei libri. L'ultimo, pubblicato quest'anno, è una riflessione che spazia da Tangentopoli al «crollo della magistratura». Votato da Fratelli d'Italia come candidato di bandiera in occasione dell'elezione del presidente della Repubblica, in contrasto con la ricandidatura di Sergio Mattarella da parte dell'allora maggioranza di governo, e poi eletto alle Politiche in Veneto con Fratelli d'Italia, Nordio ha assunto spesso posizioni «impopolari» dentro la magistratura, come quando si è schierato per il sorteggio per la composizione del Csm.

Da tempo favorevole all'abolizione della legge Severino, dopo il suo approdo in Parlamento ha chiarito però che in questo momento c'è un'altra priorità: «La prima cosa da fare è accelerare i processi, che hanno tra l'altro un forte impatto sull'economia, che ci costa due punti di Pil. In questo momento l'aspetto più importante, ancora più della separazione delle carriere, del Csm è l'impatto che sull'economia può avere la giustizia».

Riforme, Maria Elisabetta Alberti Casellati

  

Veneta, 76 anni, giurista, Elisabetta Casellati è stata nella scorsa legislatura presidente del Senato: la prima donna ad essere stata eletta alla seconda carica dello Stato. Ora guiderà il ministero delle Riforme del governo Meloni.

Dopo la laurea in Legge a Ferrara diventa avvocato (lo è anche il marito): ha esercitato a lungo come matrimonialista a Padova. Aderisce a Forza Italia sin dalla fondazione. Dal 1994 per il partito di Silvio Berlusconi è stata eletta sette volte a Palazzo Madama. È stata due volte sottosegretario ma mai ministro, ed è stata eletta dal Parlamento membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura.

Il 18 aprile del 2018, quando era alla guida del Senato, riceve dal capo dello Stato Sergio Mattarella l'incarico di verificare l'esistenza di una maggioranza parlamentare tra i partiti della coalizione di centrodestra e il Movimento Cinque Stelle per la formazione di un nuovo governo. La composizione si rivelerà complessa e prima di dare vita a un esecutivo ci vorranno altri tentativi.

Il 28 gennaio 2022, durante le votazioni per eleggere il presidente della Repubblica, viene indicata come candidata dal centrodestra; al quinto scrutinio, tuttavia, il suo nominativo non raggiunge il quorum di preferenze, per cui si sfila dalla corsa al termine della quale ci sarà la rielezione al Quirinale di Sergio Mattarella.

Cultura, Gennaro Sangiuliano

Napoletano, classe 1962, una formazione da giurista e una carriera tutta nel giornalismo, inviato di economia e politica internazionale e poi direttore, dal 2018 al timone del Tg2 Rai, Gennaro Sangiuliano, da oggi ministro della cultura nel governo Meloni, è da sempre dichiaratamente schierato e impegnato a destra.

«La tradizione del giornalismo italiano è politica. Ed è certamente più onesta una faziosità limpida ed esibita di una subdola terzietà», spiegava qualche anno fa in un'intervista al Foglio, rivendicando al contempo l'equilibrio politico sempre mantenuto dal suo tg: «Basta vedere i dati dell'Osservatorio di Pavia. E questo perchè sto attento al minutaggio, sono maniacalmente attento che ci siano tutte le voci». Nell'aprile del 2022 diventò un caso la sua partecipazione con un intervento sul conservatorismo alla conferenza programmatica di Fratelli d'Italia a Milano.

Laureato in giurisprudenza alla Federico II, un dottorato in Diritto ed economia, sempre a Napoli, e poi un master in diritto privato europeo alla Luiss di Roma dove ha avuto come professore Giuseppe Conte, docente alla Lumsa, alla Sapienza e alla Luiss, dal 1996 al 2001 è stato direttore del quotidiano Roma e poi vicedirettore di Libero.

Entrato in Rai nel 2003 è stato inviato in Bosnia, Kosovo e in Afghanistan. Dal 2009 al 2018 è stato vicedirettore del Tg1. Nel 2018 è stato nominato direttore del Tg2, riconfermato nel 2021. Autore di numerosi saggi, si è dedicato soprattutto alle biografie, da quella di Giuseppe Prezzolini (L'anarchico conservatore, 2008) a quella di Putin (Vita di uno zar, 2015), ma anche Hillary Clinton (Vita in una dynasty americana, 2016), Trump (Vita di un presidente contro tutti, 2017) e Xi Jinping (Il nuovo Mao. Xi Jinping e l'ascesa al potere nella Cina di oggi, 2019). L'ultimo, nel 2021, è dedicato a Reagan Il presidente che cambiò la politica americana.

AFFARI EUROPEI E PNRR, RAFFAELE FITTO

  

Un'esperienza da eurodeputato, presidente della Regione Puglia e ministro per gli Affari regionali nel quarto governo Berlusconi. Raffaele Fitto occuperà la cruciale casella degli Affari europei - che si occuperà anche del Pnrr - nel nuovo governo di centrodestra targato Meloni dopo una lunga carriera politica iniziata con la militanza nella Dc a soli 19 anni, passata per Forza Italia e approdata in Fratelli d'Italia.

Nato a Maglie (Lecce), la città natale di Aldo Moro, il 28 agosto 1969, Raffaele è figlio del politico democristiano Salvatore Fitto, presidente della Regione Puglia dal 1985 fino alla sua morte, nel 1988. È questo l'anno in cui il giovane Fitto inizia la sua militanza nella Dc, con cui viene eletto in consiglio regionale della Puglia nel 1990.

Nel 1994 arriva la laurea in giurisprudenza e, con lo scioglimento della Dc, l'adesione al Partito Popolare Italiano di Rocco Buttiglione, che seguirà nell'alleanza con la neonata Forza Italia. Nel 1995 viene riconfermato in regione, dove diventerà assessore e vicepresidente. Nel 1999 è eletto parlamentare europeo con Forza Italia.

Rimane in carica solo per un anno perchè nel 2000 si candida alla guida della Puglia, diventando il più giovane presidente di Regione della storia della Repubblica. Ricandidatosi alle regionali del 2005, è sconfitto per un soffio da Nichi Vendola. L'anno dopo, Fitto approda in Parlamento come deputato Fi, e nel 2008 è nominato ministro per gli Affari regionali nel governo Berlusconi IV.

Nel 2014 torna a Strasburgo con la vittoria alle europee, ma quello stesso anno si consuma la rottura con Forza Italia a seguito del patto del Nazareno. Il divorzio definitivo arriverà nel 2015.

Due anni dopo nasce l'esperienza di Direzione Italia, ma dopo il fallimento alle elezioni del 2018, il partito si federa con Fratelli d'Italia per le europee del 2019, in cui Fitto risulterà rieletto. Nel 2020, Fitto si ricandida a governatore della Puglia, ma viene battuto dal presidente uscente Michele Emiliano. Alle politiche del 25 settembre scorso è stato eletto deputato con Fratelli d'Italia.

Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani

Friulano, 55 anni, capogruppo al Senato di Fratelli d'Italia per due legislature, Luca Ciriani milita nel Msi da giovanissimo, dai tempi dell'Università di Trieste dove si è laureato in Lettere. Tra gli esponenti più vicini a Giorgia Meloni, seguirà il ministero dei Rapporti per il Parlamento e i delicati equilibri all'interno della maggioranza e con le opposizioni.

Alle elezioni amministrative del 1995 è eletto consigliere comunale di Fiume Veneto. Con An è eletto consigliere regionale alle elezioni in Friuli del 1998, entrando quindi nella giunta regionale guidata Roberto Antonione come assessore allo Sport e alle autonomie locali. Rieletto consigliere nel 2003, diventa capogruppo di Alleanza Nazionale.

Nel 2008 aderisce al PdL ed entra a far parte della giunta regionale guidata da Renzo Tondo come vicepresidente della Regione e assessore alla protezione civile. Sarà eletto nuovamente consigliere alle elezioni del 2013 con il PdL, che lascia nel febbraio 2014 per dichiararsi indipendente.

Nel 2015 aderisce a Fratelli d'Italia. Nel 2018 approda al Senato per Fratelli d'Italia dove diventa presidente del gruppo parlamentare, incarico in cui è stato confermato anche in questa legislatura e che ora che entra al governo dovrà lasciare.

Affari regionali e autonomie, Roberto Calderoli

  

Leghista della prim'ora, Roberto Calderoli ha giurato da ministro per la terza volta nella sua ormai più che trentennale carriera politica. Questa volta guiderà il dicastero gli Affari Regionali e delle Autonomie, dopo essere stato a capo delle Riforme istituzionali dal 2004 al 2006 e della Semplificazione normativa dal 2008 al 2011, sempre con Silvio Berlusconi presidente del consiglio.

Classe 1956, Calderoli muove i primi passi accanto a Umberto Bossi. Nel 1990 viene eletto consigliere comunale nella sua Bergamo, ruolo che ricoprirà fino al 1995. Il debutto in Parlamento è datato 1992 quando viene eletto per la prima volta deputato con la Lega Nord, di cui l'anno successivo divenne presidente e poi, dal 1995 al 2002, segretario nazionale. Resta alla Camera dei Deputati per tre legislature, fino al 2001 quando viene eletto per la prima volta al Senato. Resterà a Palazzo Madama, ininterrottamente, per 21 anni fino alla rielezione delle passate politiche.

Laureato in medicina, e da sempre strenuo sostenitore delle Autonomie, tema caro al nuovo governo. Calderoli è stato anche vicepresidente del Senato per tre volte, prima con Marcello Pera, poi con Franco Marini e, infine, con Pietro Grasso e Maria Elisabetta Casellati. Nel 2005 firmò le legge elettorale che lui stesso definì «una porcata» e che conquistò il nome di Porcellum. Una legge che poi fu bocciata dalla Corte Costituzionale. Controverso in alcune sue dichiarazioni, è stato protagonista di un rovente faccia a faccia con l'allora ministro Cècile Kyenge.

Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano

Pugliese di Lecce, classe 1958, Alfredo Mantovano è il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo guidato da Giorgia Meloni.

In magistratura del 1983, Mantovano fa il suo esordio in politica nel 1996 quando viene eletto deputato con Alleanza Nazionale. In quella legislatura fece parte delle commissioni Giustizia ed Antimafia. Nelle elezioni del 2001 non viene eletto, ma entra nella squadra dell'esecutivo come sottosegretario all'Interno del governo Berlusconi.

Torna in Parlamento nel 2006, in Senato sempre con Alleanza Nazionale e diviene membro del Copasir. Rieletto nel 2008 fa il suo ritorno al Viminale nel ruolo di viceministro con delega alla pubblica sicurezza. Dopo aver deciso, nel 2012, di votare la fiducia al governo Monti, Mantovano alla scadenza della legislatura sceglie di non ricandidarsi e torna in magistratura.

Prima diviene consigliere alla IV sezione penale della Corte di appello di Roma e poi, dal maggio 2018 è consigliere di sezione penale alla Corte di Cassazione. Mantovano è giornalista pubblicista dal 1984 e collabora con la rivista Tempi. Dal 2015 è inoltre presidente della sezione italiana della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Multimedia
Il passaggio di consegne tra Draghi e Meloni a Palazzo Chigi
Correlati
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo