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martedì 19 ottobre 2021
 
Educazione
 

Per imparare meglio la maestra di mamma o papà

22/09/2021  La pandemia ha generato una crescita esponenziale dell’istruzione impartita dai genitori tra le mura domestiche. Ma la scuola è una palestra dove il bambino non impara solo il sapere. I rapporti con gli insegnanti, i legami con i compagni sono fondamentali nell'apprendimento. Le relazioni con gli altri aiutano ad acquisire competenze che non possono essere allenate in ugual modo tra le mura di casa (di A. Pellai)

La pandemia ha generato una crescita esponenziale del fenomeno dell’homeschooling, termine inglese che sta a significare “istruzione parentale”. Niente più scuola né maestro o maestra: al mattino ci si sveglia e si rimane nel proprio ambito domestico, dove l’apprendimento è guidato, supervisionato e sostenuto da qualcuno che è lì di fianco a te. È una scuola in cui il ritmo dell’apprendimento segue il ritmo personale del bambino e in cui interessi e passioni possono essere assecondati meglio, perché l’istruzione diventa “tailor made”, ovvero fatta su misura, con una progettazione che richiamo il lavora del sarto che cuce ogni vestito sulla forma del corpo specifica del sua cliente.

Certo, a scuola non ci sono clienti, ma bambini e l’istruzione “personalizzata” può rivelarsi una missione quasi impossibile, se in classe hai 25-30 studenti e ciascuno di loro ha il suo specifico ritmo e metodo di apprendimento. L’homeschooling sembrerebbe il miglior modo per garantire ad un bambino l’educazione specifica che serve a lui. e al tempo stesso non impone tempi e modi che possono non essere adatti ad ogni bambino che si trova in una classe. Ciò che va bene per Luca seduto al primo banco, potrebbe non essere così adatto a Martino, che occupa invece l’ultimo banco a destra. È su questa convinzione che l’homeschooling è nato e si è diffuso negli ultimi anni, più o meno in tutte le nazioni del mondo. Un fenomeno in crescita, che da una parte rivela un bisogno crescente dei genitori di tenere un forte controllo sul percorso di apprendimento dei figli, senza delegarlo al sistema scolastico (forse per sfiducia?). Ma anche un modo per permettere ad un bambino di rimanere nella sua “zona di sicurezza” garantendogli una scuola a sua misura, appunto.

Il COVID  e il ricorso alla Didattica a Distanza sembra aver spinto molti genitori ad abbandonare il percorso di istruzione istituzionale, per far ricorso ad un percorso di homeschooling. I dati parlano di un numero triplicato di studenti e famiglie che ricorrono all’homeschooling. Sembra che laddove la scuola non soddisfi le aspettative e gli standard che la famiglia si aspetta, la via d’uscita sia la decisione di “fare da sé”. Ma è questa davvero la soluzione? Davvero i bambini in homescholling ottengono in questo modo un percorso di apprendimento e di crescita migliore?

Il dibattito è molto aperto e gli adepti dell’homescchooling mettono in evidenza che le ricerche forniscono molte indicazioni a sostegno della loro scelta. Resta però il fatto che la scuola è una palestra dove il bambino non imparare solo il sapere, ma anche il saper fare e il saper essere. Le relazioni con gli altri aiutano ad acquisire competenze cooperative, prosociale ed empatiche che quali-quantitativamente non possono essere allenate in ugual modo in ambito domestico. Chi fa homeschooling afferma che i bambini non vivono solo le relazioni di classe. Tutte le altre invece rimangono conservate e presenti nella vita dei minori. Inoltre di fronte al crescere di fenomeni come bullismo e prepotenze, competizione tra compagni spinta fino all’agonismo e al perfezionismo più estremo, l’educazione parentale potrebbe rappresentare una via utile ad evitare tutto ciò.

Come ci ha dimostrato l’emergenza Covid, però, la mancanza di scuola in presenza ha fatto soffrire i bambini proprio per la deprivazione relazionale, che in età evolutiva rappresenta un oggettivo fattore di rischio e che vede nella scuola, e nella frequenza di compagni e compagne un fondamentale fattore di protezione e di crescita. Inoltre, i bambini hanno anche bisogno di confrontarsi con stili educativi, modelli adulti differenti da quelli con cui convivono in famiglia fin da quando sono nati.

È questo il motivo per cui i maestri di scuola rimangono a lungo impressi nella nostra memoria emotiva. Ci hanno proposto una relazione con l’adulto diversa da quella che avevamo con mamma e papà. Hanno allenato la nostra flessibilità e ci hanno allenati ad affrontare il mondo che c’è fuori dalla nostra comfort zone. Tutto questo viene a ridursi in modo notevole nella vita di un bambino che partecipa all’educazione parentale. Per molti esperti, l’homeschooling potrebbe rappresentare una variante della tipologia di “genitore elicottero” o “genitore spazzaneve” che tanto ha dominato la letteratura sul “parenting contemporaneo”. Ovvero genitori così bisognosi di tenere sotto controllo tutto della vita del proprio figlio, da monitorarne ogni passo e passaggio della sua vita sociale.

La scuola è palestra di vita: questo vale per tutti gli studenti, quelli in homeschooling e quelli inseriti nel circuito formale. E forse, potremmo proprio usare la metafora della “palestra” per capire la differenza tra fare scuola a casa oppure nei luoghi socialmente deputati a questo compito. Nella tua palestra domestica potrai allenarti come, quando e quanto vuoi tu, ma non avrai mai tutti gli strumenti, attrezzi, contatti che ricevi in una palestra dove l’occhio vigile ed esperto del tuo allenatore potrebbero rappresentare variabili di importanza unica. E insostituibile.

 
 
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