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venerdì 03 dicembre 2021
 
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«I bambini in fuga chiedono all’Europa un futuro di pace»

21/06/2015  Save the Children, in occasione della Giornata del Rifugiato, dà voce ai più vulnerabili tra i migranti giunti nel 2015 in Italia. Estesi gli interventi di supporto e protezione per i minori migranti in transito a Roma e Milano.

Sono quasi 2.000 i bambini e minori soli non accompagnati in fuga dai conflitti in Siria, Iraq, Palestina, Somalia e Libia.

Sono più di un terzo dei 5.669 minori giunti via mare in Italia tra il 1 gennaio al 17 giugno di quest’anno, di cui 3.622 minori hanno affrontato il viaggio da soli. È a loro che Save the Children, l’organizzazione dedicata dal 1919 a salvare i bambini e tutelarne i diritti, vuole dare voce nella Giornata Mondiale del Rifugiato 2015.

Feben e Lem Lem, le due sorelle eritree.
Feben e Lem Lem, le due sorelle eritree.

Storie di eritrei in fuga

Eden: «Non volevo fare la soldatessa a vita»

Tra i minori soli non accompagnati sbarcati in Italia nel 2015 con l’intenzione nella maggior parte dei casi di raggiungere familiari o amici nei Paesi del Nord Europa tra cui Svezia, Norvegia, Germania e Inghilterra, ci sono più di 1.000 adolescenti eritrei, scappati da soli da una dittatura che li condanna già da giovanissimi a un arruolamento nell’esercito senza scadenza come racconta Eden, che aveva appena compiuto 18 anni quando è fuggita l’anno scorso dal suo Paese.

«Non avevo scelta, in Eritrea ero un soldato e guardando le altre persone come me, ho visto quale sarebbe stato il mio futuro, cioè non avevo futuro. Ho disertato e non potevo restare più lì, quindi ho deciso di partire. I soldati in Eritrea fanno parte del servizio militare nazionale a tempo indeterminato. Non hanno un luogo in cui dormire, devono fare per addestramento circa 600 chilometri a piedi in due mesi in luoghi impervi, ricevendo solo un po’ di pane e dell’acqua e dovendo per il resto arrangiarsi. Devono essere pronti per la guerra in ogni momento».

Samson, il ragazzino che ha attraversato il deserto da solo

Il viaggio dall’Eritrea all’Italia passa attraverso l’Etiopia e il Sudan, o l’Egitto, prima di raggiungere la Libia, con un’esposizione continua alle violenze efferate dei trafficanti, che può durare settimane o mesi, ma anche anni come per Samson, che ne ha 16 oggi ed è tra i quasi 200 minori soli eritrei che sono a Roma in attesa di proseguire il loro viaggio verso il Nord Europa: «Sono stato rapito e rinchiuso per 3 mesi nel Sinai, insieme ad altre 150 persone, eritrei, etiopi e somali, senza acqua e senza cibo, ogni tanto lanciavano del pane e chi era fortunato mangiava. Mi hanno torturato per avere più soldi e ancora soldi, mi legavano e facevano cadere addosso le gocce di plastica fusa bollente, mi hanno appeso a testa in giù per percuotere i piedi e impedirmi di scappare, ho avuto un braccio rotto, ma un giorno un compagno è riuscito a svitare la cerniera della porta e siamo riusciti a scappare».

Tareke, più di un anno fra Sudan e Libia

Il viaggio di Tareke, che ha 17 anni, è durato poco più di un anno: «Nel tragitto tra il Sudan e la Libia, in 30 su un pickup dei trafficanti, qualcuno ha fatto qualcosa che non andava e loro, sotto l’effetto di droghe che prendevano in continuazione, li hanno tirati giù dal mezzo, li hanno cosparsi di benzina e gli hanno dato fuoco davanti a noi. In Libia siamo stati chiusi per 4 mesi in una fabbrica di sardine vicino a Tripoli, in più di mille persone, venivamo percossi con delle barre di ferro per ricattare i nostri parenti o amici che ci sentivano urlare dal telefono, per avere più soldi. Da me i trafficanti hanno avuto 5.500 dollari per tutto il viaggio: 1.600 dall’Etiopia al Sudan, 1.800 dal Sudan alla Libia e 2.000 dalla Libia all’Italia».

Feben e Lem Lem, le due sorelle in cerca di futuro

Feben e Lem Lem hanno rispettivamente 16 e 18 anni, sono sorelle, erano insieme mentre attraversavano il fiume Tezeke al confine con il Sudan dentro un contenitore tirato da una corda, nell’acqua c’erano molti coccodrilli.

Racconta Feben: «Una volta in Sudan i trafficanti del posto ci hanno portati in Libia vicino a Bengasi e ci hanno rivendute per 1.700 dollari a testa agli altri trafficanti che organizzavano la traversata del mare per la quale abbiamo pagato 1.800 dollari ciascuna. Abbiamo aspettato un mese rinchiuse prima di imbarcarci, e poi in mare eravamo sospese tra la vita e la morte, il motore del barcone si è rotto e tutti gridavano forte, ci stringevamo, pregavamo, pesando a nostro fratello che è in Inghilterra. Vogliamo raggiungerlo ma non sappiamo come fare. I nostri genitori sono in Eritrea, insieme ad un’altra sorella e a un fratello, non abbiamo notizie di loro, non sappiamo se partiranno dopo di noi. Nessuno vuole lasciare il proprio Paese, non lo auguro a nessuno, mi vergogno per averlo fatto e aver perso ogni dignità, ma voglio studiare, diventare un avvocato e difendere i diritti umani».

Operatori di Save The Children alla tendopoli della Tiburtina, a Roma.
Operatori di Save The Children alla tendopoli della Tiburtina, a Roma.

Il lavoro di tutela di Save The Children

  

Per offrire assistenza e protezione ai bambini con le loro famiglie e ai minori soli non accompagnati, principalmente di origine eritrea e siriana, che fanno sosta a Roma e Milano nel tentativo poi di proseguire il viaggio verso il nord Europa, Save the Children ha esteso il suo intervento nelle due città.

A Roma, all’interno del campo gestito dalla Croce Rossa Italiana presso la Stazione Tiburtina, è stata installata una tenda che accoglie uno Spazio Bambini e Adolescenti dove un team di Save the Children realizza attività partecipative, ludico-ricreative ed educative per i bambini e agli adolescenti migranti accompagnati e non, ospitati all’interno del campo, per sostenerli ed aiutarli a elaborare il proprio vissuto, superare i traumi subiti e ricevere una corretta informazione legale rispetto ai loro diritti. Il team è già da giorni operativo anche al di fuori del campo attraverso attività di outreach, volte a raggiungere e supportare le famiglie e i minori soli che sono attualmente al Centro Baobab o in altri luoghi limitrofi. Save the Children si occuperà inoltre, in accordo con Croce Rossa Italiana, di facilitare il coordinamento degli interventi rivolti ai minori, operando in sinergia con le altre associazioni attive sul campo e di monitorare le esigenze e il rispetto dei diritti dei più piccoli.

A Milano, presso l’hub provvisorio creato dal Comune di Milano presso la Stazione Centrale, lo staff di Save the Children, già impegnato nelle attività quotidiane di outreach nella zona e presso il centro diurno per i minori soli non accompagnati Civico Zero in via Soperga, avvia oggi le attività educative e ludico-ricreative dedicate ai numerosi bambini dei gruppi familiari che sostano con i loro bambini in attesa del collocamento nei centri predisposti dal Comune.

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