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I bambini malati di cancro e le arti marziali

28/03/2012  All’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma è partito il primo progetto pilota in Europa di "Kids Kicking Cancer". Un aiuto per aiutare ad affrontare meglio la malattia.

Bambini e cancro. Un “binomio” non facile da concepire e accettare, né per i piccoli ammalati né, tanto meno, per i loro genitori. Quasi sempre ci si sente impreparati ad affrontare un evento così inaspettato, carico di sofferenza e dolore. Un evento che sconvolge l’esistenza di un’intera famiglia, mettendone a dura prova le abilità di gestione e di sostegno reciproco. Per andare incontro alle difficoltà, alle paure e alle esigenze fondamentali mostrate dai bambini affetti da patologie tumorali, l’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, noto per l’eccellenza raggiunta in campo di assistenza medica e di sviluppo della ricerca scientifica in ambito evolutivo, ha scelto di sposare e promuovere un “progetto pilota” in Europa, dalla portata innovativa e originale. Si tratta di Kids Kicking Cancer (KKC, letteralmente “dare un calcio alla malattia cancerosa”), frutto di un’organizzazione non profit fondata a Detroit (Stati Uniti) da Rabbi Elimelech Goldberg (professore in Pediatria alla Wayne State University School of Medicine), il cui obiettivo si traduce nell’utilizzo della filosofia e delle tecniche proprie delle “arti marziali” per aiutare i piccoli pazienti oncologici ad affrontare e gestire meglio la malattia nella vita quotidiana. Come? Soprattutto incoraggiandoli e motivandoli.

Infatti, un’èquipe di istruttori di KKC, formati e preparati allo scopo, si preoccupa di seguire i piccoli pazienti (sia durante la degenza ospedaliera sia nella riabilitazione successiva) insegnando loro alcune semplici tecniche mutuate dalle arti marziali, accanto a precisi esercizi di respirazione, rilassamento e meditazione. In questo modo, gli istruttori cercano di migliorare le capacità dei bambini di gestire il dolore e di affrontare le cure e le terapie, e soprattutto di fortificare lo stato psicologico interno nei confronti della malattia, per viverne il decorso con maggiore determinazione, coraggio e serenità.

Un progetto, dunque, che ha a cuore la qualità della vita dei pazienti e l’offerta di un’assistenza a 360 gradi. Aspetto ben sottolineato da Massimiliano Raponi, direttore sanitario del Bambin Gesù: «Sul fronte dell’accoglienza e del miglioramento della qualità della vita dei nostri piccoli pazienti siamo quotidianamente impegnati a trovare nuove opportunità di miglioramento». E le nuove opportunità fornite da Kids Kicking Cancer stanno coinvolgendo dallo scorso gennaio ben 15 bambini che frequentano con regolarità il corso offerto loro il lunedì, ai quali si uniranno ben presto anche bambini affetti da altre malattie croniche.

«L’iniziativa mi sembra interessante», commenta Veronica Ornaghi, psicologa, assegnista di ricerca presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca e attenta studiosa dello sviluppo delle emozioni nell’infanzia, «in quanto utilizza un canale privilegiato di comunicazione con i bambini, ovvero quello ludico-sportivo. Si tratta di malattie che suscitano emozioni negative molto forti, come la rabbia, la disperazione, perfino il senso di colpa. Per questo, può essere utile affiancare ai consueti interventi medici anche attività alternative che favoriscano nel bambino lo sviluppo di capacità di riconoscimento, comprensione e regolazione emotiva». Non ci resta che attendere i benefici che da questo intervento potranno prodursi sia per i bambini sia per i genitori.

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