«Scommetto sull’umanità perché so che siamo liberi. Noi possiamo fare il bene, in ogni istante della nostra vita. Spetta a ciascuno di noi, ogni giorno, decidersi per il bene o il male».

Fa un certo effetto ascoltare Franco Vaccari in occasione della Giornata della pace del 1° gennaio. Nonostante le guerre e le violenze che imperversano in tutti i continenti, il fondatore e presidente di Rondine Cittadella della Pace crede che relazioni umane e internazionali basate sul rispetto e il riconoscimento reciproco siano ancora possibili.

Il suo è un messaggio che arriva dritto al cuore e alla coscienza perché nasce dall’esperienza vissuta. Nel piccolo borgo di Rondine in provincia di Arezzo, da 35 anni Vaccari ospita infatti studenti di tutto il mondo che sperimentano una via per la risoluzione dei conflitti, da applicare poi nei propri Paese.

Un lavoro preziosissimo, certo impegnativo, essenziale per provare a costruire un mondo più giusto. «Stiamo dimenticando la grammatica della vita umana su questo pianeta», mette in guardia Vaccari. «Le armi sono il tragico finale di uno spettacolo orribile che è sotto gli occhi di tutti. Solo chi non vuole vederlo si meraviglia che poi scoppino guerre rovinose: se le ferite non vengono curate e disinfettate, diventano cancrena». E aggiunge: «Alla base c’è una questione politica: servono azioni concrete di risoluzione dei conflitti, senza le quali si arriva alle armi. Per questo a Rondine investiamo sulla formazione dei leader globali».

 

di Francesca D’Angelo

 

Puoi leggere l’intervista sul settimanale Credere in edicola da giovedì 28 dicembre e in parrocchia da domenica 31, oppure su edicolasanpaolo.it.