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domenica 05 luglio 2020
 
Il personaggio
 

Il digiuno da 26 giorni di fratel Biagio Conte per i poveri e il bene comune

27/06/2020  Il missionario laico fondatore della missione Speranza e Carità da ventisei giorni in una grotta nell'entroterra siciliana prega nutrendosi solo dell’Eucarestia per scuotere la società dai “virus” che la stanno distruggendo: povertà, dipendenze, vizi, mancanza di lavoro. E lancia un appello alla Chiesa: «Dobbiamo far ritornare più persone possibili a Dio e al nostro prossimo, soprattutto a quelli più in difficoltà, poveri e disagiati»

Digiuno assoluto e penitenza. Unico nutrimento l’Eucarestia. È l’esperienza che da ventisei giorni sta facendo il missionario laico fratel Biagio Conte, fondatore a Palermo della Missione Speranza e Carità, che accoglie nelle strutture al centro della città circa 1.100 italiani e migranti senza dimora. Conte è abituato negli anni a vivere momenti di digiuno anche molto lunghi per difendere le ragioni degli “ultimi”. Adesso ha raggiunto il record di resistenza. Da quasi un mese vive da solo, in eremitaggio, in una grotta nell’entroterra della Sicilia sulle montagne pregando e godendo della bellezza della natura.

«Non è mai stato così magro», dice Riccardo Rossi, volontario della missione che si occupa della comunicazione, «ma è contemporaneamente in piene forze, è ricolmo di energia». Nella grotta c’è una teca che custodisce il Santissimo Sacramento, intorno il silenzio della natura.

Fratel Biagio, fanno sapere dalla Missione, sente ancora di continuare il digiuno e la preghiera incessante per chiedere al Buon Dio la conversione di tutti verso il bene comune e lancia un nuovo appello per i genitori: «È vostro dovere», scrive in una lettera vergata a mano come suo solito e datata 26 giugno dove si firma “piccolo servo inutile”, «educare e far crescere figli e figlie giusti e nel bene; tenendoli lontani dai mali, dai vizi e dalle dipendenze negative dell’alcool, delle droghe, dalle sigarette, dalle mode che offendono il corpo e da tanti altri pericoli. Carissimi genitori anche noi dobbiamo essere liberi dalle dipendenze ed essere un buon esempio. Vero che siamo costretti a vivere in una società che permette l’acquisto e il consumo di queste cose negative; il sistema acconsente il consumo delle dipendenze negative e così si realizza un modello che sembra obbligato e comodo per i giovani, i figli. Tutti come dei copioni: se vivi questo modello di vita ok o se no sei tagliato fuori, emarginato; è urgentissimo e doveroso rivolgendomi alla Istituzioni, alle professioni, alle scuole, ai mezzi di comunicazione, alla Chiesa, alle religioni e ai non religiosi affinché veniamo in aiuto a queste famiglie e soprattutto ai genitori. Soprattutto impegniamoci a non acconsentire, di approvare e acconsentire tutto ciò che è male e negativo (al corpo, alla mente e allo spirito); è nostro dovere tutelare i giovani che sono il futuro della nostra società. E adesso convertiamo questi mali che realizzano dipendenze negative con prodotti non nocivi, con divertimenti giusti, sani e costruttivi; facendo così una buona prevenzione, una corretta informazione televisiva, video che trasmettono giusti e sani messaggi educativi nel bene e non più negativi e diseducativi. Se le tecnologie sono usate bene tornano bene, ma se usate male tornano male».

L'appello alla Chiesa: «Impegniamoci a far ritornare a Dio le persone»

Nei giorni scorsi, in un’altra missiva, aveva lanciato un appello alla Chiesa: «Sono molto rattristato e fortemente addolorato per il perpetrarsi dei tanti mali, vizi, ingiustizie, violenze, sopraffazioni, omicidi, suicidi che si moltiplicano quotidianamente nella nostra sofferta e malata società», ha scritto, «Purtroppo stanno aumentando sempre più i cittadini oppressi e schiacciati dalle schiavitù delle dipendenze negative, dell’alcool, delle droghe, delle sigarette, delle scommesse, delle mode che non rispettano la persona e il corpo e di tante altre negative dipendenze. Ho visto in questi anni ammalarsi e morire tantissimi uomini e donne, schiavi di queste dipendenze negative: adesso basta, bisogna invocare l’aiuto del Buon Dio».

Ai religiosi e alle religiose dice: «È chiaro che questa società ha commesso un grave errore: si è allontanata da Dio e dal nostro prossimo. E adesso sarà nostro dovere e impegno invitarla a ritornare a Dio e al nostro prossimo, soprattutto a quelli più in difficoltà, poveri e disagiati. Preghiamo per i giovani che sono tanto a rischio per l’assenza del lavoro, per un futuro non stabile, incerto, insicuro e stiamo vicino a quelli più fragili, sia ai giovani locali sia agli immigrati; rischiano di precipitare nelle sabbie mobili, cioè nel giro dello spaccio, della prostituzione, della delinquenza». E, in particolare, «facciamo attenzione ad essere anche voi liberi da queste dipendenze negative; siate prudenti per essere di buon esempio».

Pochi giorni prima, fratel Biagio aveva rivolto un altro appello a tutte le istituzioni civili, affinché accompagnino i più piccoli e i più fragili, attraverso «leggi e norme più giuste, a tutela e a sicurezza dei più giovani, dei meno giovani, delle famiglie e di ogni cittadino soprattutto per quelli più emarginati e bisognosi». Anche in questo appello aveva chiesto fermare i nuovi «virus»: «Stiamo attenti a un marketing senza regole, ad un commercio pressante e ai locali sempre aperti fino all’alba». Il rischio è quello di creare nei cittadini «dipendenze di cose negative che si trasformano in schegge impazzite».

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