di Ludovico Bianchi

L’Europa si è svegliata, ma con il volto duro della guerra. Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, Ursula von der Leyen ha abbandonato ogni cautela retorica: l’Unione europea non è più soltanto un progetto di pace, è un continente chiamato a difendere la propria sopravvivenza. L’incipit del suo intervento all’Europarlamento è stato un atto di rottura: «L’Europa combatte, combatte per un’Europa libera e indipendente». Parole mai ascoltate con questa nettezza e durezza da una presidente della Commissione.

L’ombra dei conflitti globali

La guerra in Ucraina, il bagno di sangue a Gaza, ma anche le invettive di Donald Trump contro Bruxelles: tutto confluiva, come nuvole scure, nell’emiciclo di Strasburgo. Von der Leyen ha denunciato l’ennesima provocazione russa: la violazione «senza precedenti» dello spazio aereo polacco. Lo ha fatto davanti a Sasha, un ragazzino ucraino rapito dai russi e poi fuggito, simbolo vivente di un conflitto che non arretra.

Droni europei per Kiev

Il suo annuncio principale: la nascita di una Alleanza dei droni. Significa mobilitare l’industria europea non solo per produrre armi convenzionali, ma per portare Kiev dentro il futuro tecnologico della guerra. È un passaggio cruciale: con il progressivo disimpegno degli Stati Uniti, l’Europa non può più nascondersi solo dietro l’ombrello atlantico.

L’inedita sfida a Israele

La sorpresa del discorso è arrivata sul fronte mediorientale. Von der Leyen ha proposto sanzioni contro Israele: non un gesto simbolico, ma la sospensione della parte commerciale dell’accordo UE-Israele e provvedimenti individuali contro ministri «estremisti». Una mossa senza precedenti nella storia delle relazioni tra Bruxelles e Tel Aviv. Il motivo? L’uso della fame come arma a Gaza, «una carestia provocata dall’uomo che non può mai essere accettata».

Difesa comune: più che un sogno

Von der Leyen non abbandona la Nato, che resta «essenziale». Ma indica una via autonoma: «Solo una difesa europea forte e credibile può garantirci sicurezza». Ha parlato di sorveglianza spaziale in tempo reale, del progetto baltico per un «muro di droni» alle frontiere orientali, di un’Europa capace di difendere «ogni centimetro» del proprio territorio. È la traduzione pratica di un concetto che la guerra per Ursula ha reso evidente: senza potere militare, l’Europa non ha voce. ma ne ha davvero bisogno?

Realismo transatlantico

Un passaggio, più conciliante, riguardava invece gli Stati Uniti. Von der Leyen ha difeso l’accordo commerciale firmato in estate: ha evitato una guerra economica con Washington, e con essa - ha sostenuto -  milioni di posti di lavoro europei. Non è l’entusiasmo europeista di un tempo, è puro realismo geopolitico.

L’Europa che cambia

Von der Leyen consegna all’Europarlamento e ai governi un’immagine di Europa che non abbiamo mai conosciuto: meno maestra di valori, più macchina di potere. Con l’avvertimento che suona come un ultimatum: «Il mondo di oggi non perdona nulla a nessuno».