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lunedì 22 luglio 2024
 
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Il grido di Papa Francesco: "Non si versi altro sangue innocente né in Terrasanta né in Ucraina. Basta!"

15/10/2023  E' un appello accorato quello di Francesco al termine della recita dell'Angelus, chiede la liberazione degli ostaggi, corridoi umanitari per i civili: "Penso soprattutto ai piccoli e agli anziani, la violenza è sempre una sconfitta"

È un pensiero accoratissimo quello che papa Francesco rivolge alla Terrasanta e alle parti in conflitto: «Continuo a seguire con tanto dolore quanto accade in Israele e in Palestina ripenso ai tanti, in particolare ai piccoli e agli anziani, rinnovo l’appello per la liberazione degli ostaggi, e chiedo con forza che i bambini, i malati, gli anziani, le donne e tutti i civili non siano vittime del conflitto, si rispetti il diritto umanitario, soprattutto a Gaza, dov’è urgente e necessario garantire corridoi umanitari per soccorrere tutta la popolazione. Fratelli e sorelle già sono morti moltissimi, non si versi altro sangue innocente né in Terrasanta né in Ucraina, o in qualsiasi altro luogo, Basta! Le guerre sono sempre una sconfitta, sempre. La preghiera è la forza mite e santa da opporre alla forza diabolica dell’odio, del terrorismo, della guerra. Invito tutti i credenti a unirsi alla chiesa in terrasanta nel dedicare martedì prossimo, 17 ottobre, alla preghiera e al digiuno».

Sono le parole che il Papa ha pronunciato dopo la recita dell'Angelus, il 15 ottobre 2023. Di seguito pubblichiamo il testo del commento al Vangelo.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Il Vangelo oggi ci parla di un re che prepara un banchetto di nozze per suo figlio. È un uomo potente, ma è soprattutto un padre generoso, che invita a condividere la sua gioia. In particolare, rivela la bontà del suo cuore nel fatto che non costringe nessuno, ma invita tutti, anche se questo suo modo di fare lo espone alla possibilità di un rifiuto. Notiamo: prepara un banchetto, offrendo gratuitamente un’occasione di incontro, di festa. Questo è ciò che Dio prepara per noi: un banchetto, per essere in comunione con Lui e tra di noi. E noi, tutti noi, siamo dunque gli invitati di Dio. Ma un banchetto nuziale richiede da parte nostra tempo e coinvolgimento: richiede un “sì”. Ecco il tipo di relazione che il Padre ci offre: ci chiama a stare con Lui, lasciandoci la possibilità di accettare o meno l’invito. Non ci propone un rapporto di sudditanza, ma di paternità e di figliolanza, che necessariamente è condizionato dal nostro libero assenso. Sant’Agostino usa un’espressione molto bella al riguardo, dicendo: «Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te». E non certo perché non ne abbia la capacità – è onnipotente! – ma perché, essendo amore, rispetta fino in fondo la nostra libertà. Dio si propone, non si impone, mai.

Torniamo così alla parabola: il re – dice il testo – «mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire». Ecco il dramma della storia: il “no” a Dio. Ma perché gli uomini rifiutano il suo invito? Era forse un invito spiacevole? No, eppure – dice il Vangelo – «non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari».  Non se ne curano, perché pensano alle proprie cose. E quel re che è padre, Dio, cosa fa? Non si arrende, continua a invitare, anzi allarga l’invito, finché trova chi lo accetta, tra i poveri. Fra loro, che sanno di non avere molto altro, tanti vengono, fino a riempire la sala.

Fratelli e sorelle, quante volte non ci curiamo dell’invito di Dio perché intenti a pensare alle nostre cose! Spesso si lotta per avere il proprio tempo libero, ma oggi Gesù ci invita a trovare il tempo che ci libera: quello da dedicare a Dio, che ci alleggerisce e risana il cuore, che accresce in noi la pace, la fiducia e la gioia, che ci salva dal male, dalla solitudine e dalla perdita di senso. Ne vale la pena, perché è bello stare con il Signore, fargli spazio. Dove? Nella Messa, nell’ascolto della Parola, nella preghiera e anche nella carità, perché aiutando chi è debole o povero, facendo compagnia a chi è solo, ascoltando chi chiede attenzione, consolando chi soffre, si sta con il Signore, che è presente in chi si trova nel bisogno. Tanti, però, pensano che queste cose siano “perdite di tempo”, e così si chiudono nel loro mondo privato; ed è triste. Quanti cuori tristi perché chiusi!

Chiediamoci allora: io, come rispondo agli inviti di Dio? Che spazio gli do nelle mie giornate? La qualità della mia vita dipende dai miei affari e dal mio tempo libero o dall’amore per il Signore e per i fratelli, soprattutto per i più bisognosi? Maria, che con un “sì” ha fatto spazio a Dio, ci aiuti a non essere sordi ai suoi inviti. invitare, anzi allarga l’invito, finché trova chi lo accetta, tra i poveri. Fra loro, che sanno di non avere molto altro, tanti vengono, fino a riempire la sala. 

Fratelli e sorelle, quante volte non ci curiamo dell’invito di Dio perché intenti a pensare alle nostre cose! Spesso si lotta per avere il proprio tempo libero, ma oggi Gesù ci invita a trovare il tempo che ci libera: quello da dedicare a Dio, che ci alleggerisce e risana il cuore, che accresce in noi la pace, la fiducia e la gioia, che ci salva dal male, dalla solitudine e dalla perdita di senso. Ne vale la pena, perché è bello stare con il Signore, fargli spazio. Dove? Nella Messa, nell’ascolto della Parola, nella preghiera e anche nella carità, perché aiutando chi è debole o povero, facendo compagnia a chi è solo, ascoltando chi chiede attenzione, consolando chi soffre, si sta con il Signore, che è presente in chi si trova nel bisogno. Tanti, però, pensano che queste cose siano “perdite di tempo”, e così si chiudono nel loro mondo privato; ed è triste. Quanti cuori tristi perché chiusi! Chiediamoci allora: io, come rispondo agli inviti di Dio? Che spazio gli do nelle mie giornate? La qualità della mia vita dipende dai miei affari e dal mio tempo libero o dall’amore per il Signore e per i fratelli, soprattutto per i più bisognosi? Maria, che con un “sì” ha fatto spazio a Dio, ci aiuti a non essere sordi ai suoi inviti.

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16 maggio 2018, Gaza. Quando monsignor. Pizzaballa diceva: "Temo non sia finita. Digiuno per la pace"
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