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sabato 03 dicembre 2022
 
il papa in piemonte
 

«Cristo è un re dalle braccia aperte che ci invita a sporcarci le mani»

20/11/2022  Bagno di folla per Francesco in visita ad Asti, terra d’origine della sua famiglia, dove ha ricevuto anche la cittadinanza onoraria. In Cattedrale celebra la Messa: «Così si manifesta il nostro Re: a “brasa aduerte”», dice con un’espressione dialettale, «tante cose non vanno nella Chiesa, ma poi facciamo qualcosa? Ci sporchiamo le mani come il nostro Dio inchiodato al legno o stiamo con le mani in tasca a guardare?»

Tra le verdi colline dell'Astigiano, in Piemonte, papa Francesco per tanti è rimasto semplicemente “Giorgio”. Sabato a Portacomaro ha pranzato con la cugina Carla Rabezzana per festeggiare il suo novantesimo compleanno; poi è salito a Tigliole d'Asti per un incontro con un'altra cugina, Delia Gai. È la terra dei suoi avi dalla quale partirono i nonni per l’Argentina. Un’atmosfera semplice e familiare. Alla tavola della cugina Carla, il Papa ha gustato insieme ad altri cinque parenti un menù di specialità piemontesi: flan di prosciutto, insalata russa, agnolotti del plin arrosto e, per dolce, il bunet. Il tutto innaffiato dal Grignolino, vino tipico di queste parti. «Ha apprezzato ogni cosa», ha rivelato uno dei commensali, il cugino Elio Bellero, 77 anni. «È uno che parla semplice. Figuratevi che a volte capita che mi chiami quando sono con gli amici delle bocce: e lui, senza problemi, si mette a chiacchierare tranquillamente del più e del meno con tutti. Carla», ha raccontato Claudio, il giornalaio del paese, «viene sempre qui a comprare la settimana enigmistica e quando racconta delle sue telefonate con il papa lo chiama Giorgio. Tanto che io la prima volta non avevo neanche capito in chi si riferisse. Ma adesso, ormai, è Giorgio per tutti».

Una visita privata ma accompagnata dall’affetto della gente. «Aspettate qui dalle 7 con questo freddo. Ora vi scalderete», ha detto il Papa appena uscito domenica mattina dalla porta del Vescovado di Asti. Prima di salire sulla papamobile, Francesco ha voluto stringere la mano dei presenti che lo attendevano proprio all'ingresso. Con lui anche il vescovo, monsignor Marco Prastaro. Il primo (e unico) appuntamento pubblico della visita la Messa solenne celebrata nella cattedrale della città. Preceduta, però, dal conferimento della cittadinanza onoraria. Oltre all'amministrazione comunale, con tutta la giunta, guidata dal sindaco Maurizio Rasero, erano presenti il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e il vicepresidente Fabio Carosso. La cittadinanza onoraria è stata conferita al Papa «per il forte impegno per la pace nel mondo ed i quotidiani messaggi di solidarietà e fraternità contro ogni forma di discriminazione», valori contemplati anche dallo Statuto della Città di Asti, e per il forte legame col territorio astigiano e piemontese testimoniato dalla continuità dei contatti con la famiglia e le Istituzioni, simbolicamente rappresentato dal sacchettino di terra astigiana prelevata a Bricco Marmorito.

La cerimonia di conferimento a papa Francesco della cittadinanza onoraria di Asti (Ansa)

Nella cattedrale gremita di fedeli, circa quattromila, Francesco nell’omelia si è soffermato sul Vangelo odierno: «Un malfattore diventa il primo santo: si fa vicino a Gesù per un istante e il Signore lo tiene con sé per sempre. Ora, il Vangelo parla del buon ladrone per noi, per invitarci a vincere il male smettendo di rimanere spettatori. Per favore, questo è peggio di fare il male: l'indifferenza», ha detto invitando i cristiani ad evitare una fede solo formale: «E noi, abbiamo questa fiducia, portiamo a Gesù quello che abbiamo dentro o ci mascheriamo davanti a Dio, magari con un po’ di sacralità e di incenso? Per favore non fare la spiritualità del trucco. Davanti a Dio solo acqua e sapone, senza trucco, con l'anima come è, e da lì viene la salvezza».

Francesco ha detto che «l'onda del male» comincia sempre dall'indifferenza: «È il contagio letale dell'indifferenza. Una brutta malattia l'indifferenza. L'onda del male si propaga sempre così: comincia dal prendere le distanze, dal guardare senza far nulla, dal non curarsi, poi si pensa solo a ciò che interessa e ci si abitua a girarsi dall'altra parte». Per Papa Francesco «è un rischio anche per la nostra fede, che appassisce se resta una teoria e non diventa pratica, se non c'è coinvolgimento, se non ci si spende in prima persona, se non ci si mette in gioco. Allora si diventa cristiani all'acqua di rose, come ho sentito dire a casa mia, che dicono di credere in Dio e di volere la pace, ma non pregano e non si prendono cura del prossimo e anche non si interessano a Dio e neanche alla pace. Quindi cristiani solo di parola».

Nella giornata in cui la Chiesa celebra la solennità di Cristo Re, il Papa ricorda che con Gesù «la nostra idea di re viene ribaltata». Il Vangelo di oggi parla infatti di Cristo sulla croce che «non punta il dito contro nessuno, ma apre le braccia a tutti. Così si manifesta il nostro Re: a braccia aperte, a “brasa aduerte”», dice ricorrendo al dialetto della sua famiglia. «Solo entrando nel suo abbraccio noi capiamo: capiamo che Dio si è spinto fino a lì, fino al paradosso della croce, proprio per abbracciare tutto di noi, anche quanto di più distante c'era da Lui: la nostra morte, il nostro dolore, le nostre povertà, le nostre fragilità, le nostre miserie».

Francesco ha chiesto ai fedeli di non rimanere indifferenti di fronte alle cose che non vanno, anche nella Chiesa. «Sta a noi scegliere se essere spettatori o coinvolti, vediamo le crisi di oggi, il calo della fede, la mancanza di partecipazione... Che cosa facciamo? Ci limitiamo a fare teorie, ci limitiamo a criticare, o ci rimbocchiamo le maniche, prendiamo in mano la vita, passiamo dai sé delle scuse ai sì» della preghiera e del servizio. Tutti pensiamo di sapere che cosa non va nella società, tutti ne parliamo tutti i giorni di questo, anche che cosa non va nella Chiesa, tante cose non vanno nella Chiesa, ma poi facciamo qualcosa? Ci sporchiamo le mani come il nostro Dio inchiodato al legno o stiamo con le mani in tasca a guardare?».

Dopo aver salutato i fedeli in piazza, il Papa, accompagnato dall’inno della Giornata Mondiale della Gioventù di Roma 2000 Jesus Christ, you are my life e dai giovani dell’equipe di pastorale giovanile che portano la croce realizzata per la celebrazione, è entrato nella Cattedrale dove durante la celebrazione ha istituito come accolito il seminarista astigiano Stefano Accornero sottolineando che servono «preti giovani: Abbiamo visto questo ragazzo, Stefano, che chiede di essere ordinato accolito nel suo percorso verso il sacerdozio. Dobbiamo pregare per lui, perché vada avanti nella sua vocazione, sia fedele ma anche dobbiamo pregare per questa Chiesa di Asti perché il Signore invii vocazioni sacerdotali, perché, come voi vedete, la maggioranza sono vecchi, come io. Ci vogliono preti giovani».

Francesco ha poi spiegato il senso della visita in Piemonte: «Da queste terre mio padre è partito per emigrare in Argentina; e in queste terre, rese preziose da buoni prodotti del suolo e soprattutto dalla genuina laboriosità della gente, sono venuto a ritrovare il sapore delle radici. Ma oggi è ancora una volta il Vangelo a riportarci alle radici della fede».

La folla in piazza ad Asti segue la Messa del Papa (Ansa)

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