Prossimo appuntamento 27 e 28 giugno. Papa Leone convoca di nuovo i cardinali nel corso di quest’anno e poi, dal 2027 l’appuntamento diventerà annuale, ma più lungo. Ringrazia, papa Leone, soprattutto i porporati più anziani che hanno fatto lo sforzo di essere presenti, per la loro «testimonianza davvero preziosa» e si è detto vicino a quelli che, per le situazioni dei propri Paesi, non sono potuti venire: «siamo con voi e vi sentiamo vicini», ha dichiarato. A conclusione dei lavori, il Pontefice ha ribadito che «la riunione di questi giorni è in continuità con quanto chiesto durante le riunioni dei cardinali prima del Conclave e anche successivamente al Conclave» e che «la metodologia scelta è stata scelta per aiutare a incontrarsi e conoscersi meglio». Ha poi sottolineato, ha spiegato nel briefing Matteo Bruni, direttore della la Sala stampa vaticana, «profonda comunione e sintonia tra i tanti interventi, una sinodalità non tecnica organizzativa, ma strumento per crescere nelle relazioni». Papa Leone ha messo in evidenza, in particolare, la continuità con il cammino del Concilio Vaticano II, evento al quale dedicherà le catechesi del mercoledì, «che è la base del cammino, della conversione, del rinnovamento di tutta la Chiesa» e in continuità con l’Evangeli Gaudium, l’esortazione apostolica di papa Francesco sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale. Gli altri due temi, quello sulla liturgia e sulla Costituzione apostolica Praedicate Evangelum, «non sono dimenticati» anche se non se ne è discusso in questo giorno e mezzo di lavoro.

Sui temi scelti, invece, sinodalità e missione, sono stati evidenziati come punti chiave la natura missionaria della sinodalità, il primato del Vescovo di Roma, il ruolo dei laici, l’autorità esercitata in chiave sinodale, la necessità di linee guida e riferimenti nel diritto canonico, e una verifica della ricezione dell’Evangelii Gaudium.

La sessione del mattino, sulla sinodalità, è stata introdotta dal cardinale Mario Grech che ha sottolineato, riferisce Matteo Bruno, «che la sinodalità è missionaria e la missione è sinodale, come atto ecclesiale integrato nella vita della Chiesa». Inoltre è stato «ribadito che la sinodalità mira alla comunione e alla collegialità come principio di unità di tutta la Chiesa, con un forte accento sul primato del Vescovo di Roma». Il cardinale ha evidenziato «la funzione profetica del popolo di Dio e il ruolo del discernimento dei pastori in una relazione di circolarità tra popolo e pastori. Questa circolarità implica ascolto reciproco, partecipazione e corresponsabilità nel cammino ecclesiale e missionario».

La sinodalità, è stato detto, si esercita a diversi livelli: in tutta la Chiesa, consultazioni tra vescovi e Conferenze Episcopali, riunioni del collegio cardinalizio, anche informali.

I cardinali hanno lavorato in 20 gruppi, 11 composti da cardinali non elettori (cioè con più di 80 anni di età) e da membri della Curia romana e 9 da cardinali elettori di Chiese locali e nunzi ancora in servizio. Al termine della sessione sono state presentate le relazioni del blocco dei 9 gruppi. È emerso come si sia ancora in una fase iniziale della sinodalità e come la spiritualità dell’ascolto debba essere sviluppata. Inoltre è stato ribadito che camminare insieme implica camminare con Cristo; che la sinodalità non modifica la struttura gerarchica, ma aggiunge un livello di partecipazione missionaria di tutto il popolo di Dio ed è stato sottolineato il valore del battesimo come fonte della vita ecclesiale che rende tutti i fedeli corresponsabili; la Chiesa è anzitutto “mistero di salvezza” prima che struttura.

È necessario, inoltre, che la sinodalità «influisca sul modo di esercitare l’autorità, sulla ratio sacerdotalis e sulla formazione verso un’ecclesiologia più relazionale». Per questo serve una curia più internazionale e un rapport0 più stretto con le conferenze episcopali. Vanno evitate sovrapposizioni di competenze tra dicasteri e diocesi con la Segreteria del Sinodo e valorizzato il ruolo degli organismi di partecipazione ecclesiale. «La sinodalità», dunque, «è un processo finalizzato alla missione, non alla conservazione di strutture». Per questo c’è bisogno anche di linee guida e nuovi riferimenti nel diritto canonico. È emersa la necessità di comprendere meglio, anche canonicamente, i meccanismi sinodali delle Chiese orientali e di mettere la «carità al cuore della sinodalità».

Sull’altro tema, invece, affrontato nella sessione pomeridiana e introdotto dal cardinale Fernández, è stato ribadito che l’Evangelii Gaudium «non è un testo “scaduto” con il precedente pontificato» come ha confermato anche l’assemblea del primo Giorno dei lavori. Al centro della missione ci sono «la proclamazione del kerygma, il nucleo del Vangelo e la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestata in Gesù Cristo morto e risorto». E, citando Benedetto XVI, è stato detto che l’evangelizzazione è innanzitutto «”esperienza di un incontro”, bellezza, attrazione; tale prospettiva vale oggi, quando la trasmissione della fede è ferita o rotta». E allora bisogna chiedersi se «si trasmette un Dio che ama all’infinito e un Cristo che salva dal peccato e dal vuoto». L’invito è a una «conversione sinodale missionaria: mettere in secondo piano ciò che non serve direttamente e raggiungere tutti col primo annuncio». Bisogna rivedere anche il modo di predicare «affinché l’annuncio non sia “sepolto”; gli insegnamenti della Chiesa sono tutti veri, ma vanno collegati diversamente al cuore del kerygma con una «intima unione tra proclamazione del kerygma e impegno sociale».

Gli interventi del pomeriggio, hanno sottolineato l’importanza «non di un semplice “rilancio” ma di cogliere freschezza e cuore del documento; il Vangelo è il tesoro per la missione» e tutti i cristiani sono «soggetti in uscita» che devono cogliere la necessità di «conoscere gli uomini e le donne del nostro tempo che cercano appartenenza più che fede; occorre avvicinarsi con umiltà alle vite spezzate». È stata richiamata l’espressione della Chiesa come “ospedale da campo” e la necessità di «amare chi è nel dolore e chi è emarginato». C’è bisogno della Chiesa «e di sentirsi amati»

L’evangelizzazione risponde «alla sete spirituale delle persone con linguaggio comprensibile, non mira alla crescita numerica», ma a «costruire comunità ecclesiali dove la “desertificazione” trova risposta in Gesù».

E dunque la «gioia del Vangelo» è «risposta alle vite in tempesta». Il rischio è poi quello che «il linguaggio della fede venga trascinato nelle battaglie politiche».

Al termine dei lavori, il Pontefice ha poi messo l’accento anche sulla situazione mondiale «che rende tanto più urgente una risposta di tutta la Chiesa» e ha espresso, ha riportato Matteo Bruni, «la sua preoccupazione, condivisa durante il Concistoro, per le situazioni di sofferenza, guerra, violenza, che affliggono tante chiese locali. Infine ha pregato con la preghiera che viene recitata al momento della creazione dei cardinali che comincia: “Concedi con la tua grazia quello che la debolezza umana non può raggiungere”».