Papa Leone apre il capitolo generale dell’ordine di Agostino numero 188. Lo fa con la messa celebrata in campo Marzio. Una breve e densa omelia che, partendo dalla Pentecoste spiega i frutti dello Spirito Santo. L’unità, innanzitutto, che papa Prevost non manca mai di indicare come obiettivo. Si augura, il Pontefice, che lo Spirito Santo sia il vero protagonista del capitolo che porterà all’elezione del nuovo priore generale. «Chiediamo al Signore», dice, «che il suo Spirito abbia il sopravvento su ogni logica umana, in modo “abbondante e irresistibile”». E spiega che è importante che nel capitolo ci sia un clima di ascolto, degli altri e di Dio. Ritorna al «nostro Padre Agostino» ricordando che, quando in modo provocatorio gli chiedevano perché oggi non si ripete più il segno straordinario della «“glossolalia”, fa una riflessione che penso possa tornarvi molto utile nel mandato che state per compiere. Dice: “In un primo momento ciascun fedele [...] parlò tutte le lingue [...]. Ora l’insieme dei credenti parla in tutte le lingue. Perciò anche ora tutte le lingue sono nostre, poiché siamo membra del corpo che parla”».

E dunque, rivolgendosi ai suoi confratelli, spiega loro che sono giorni in cui va fatto uno sforzo sincero per «comunicare e comprendere». Uno sforzo fatto con umiltà. «Sant’Agostino, commentando la varietà dei modi in cui lo Spirito Santo, nei secoli, si è effuso sul mondo, legge tale molteplicità come un invito per noi a farci piccoli di fronte alla libertà e all’imperscrutabilità dell’agire di Dio». Nessuno, ammonisce «pensi di avere da sé tutte le risposte. Ciascuno condivida con apertura ciò che ha. Tutti accolgano con fede ciò che il Signore ispira, nella consapevolezza che “quanto il cielo sovrasta la terra” tanto le sue vie sovrastano le nostre vie e i suoi pensieri i nostri pensieri. Solo così lo Spirito potrà “insegnare” e “ricordare” ciò che Gesù ha detto, incidendolo nei vostri cuori perché da essi se ne diffonda l’eco nell’unicità e irripetibilità di ogni battito».

Leone conclude sottolineando ancora una volta il valore dell’unità. «Nella prima Lettura San Paolo, parlando della comunità di Corinto, ne fa una descrizione che si può applicare facilmente a questa assemblea», commenta. «Anche qui, infatti “a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”, anche qui “tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole” e anche di voi si può dire che “come [...] il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo”.  L’unità sia un oggetto irrinunciabile dei vostri sforzi, ma non solo: sia anche il criterio di verifica del vostro agire e lavorare insieme, perché ciò che unisce è da Lui, ma ciò che divide non può esserlo.

Infatti, spiegava sant’Agostino, l’unità è segno della presenza del Signore: «Come infatti gli uomini spirituali godono dell’unità, quelli carnali cercano sempre i contrasti».

I tre suggerimenti, per il capitolo, quindi, sono «ascolto, umiltà e unità». L’invito, dice Leone, « è a farli vostri, rinnovando la preghiera che abbiamo rivolto al Signore all’inizio di questa Celebrazione: “Lo Spirito Paraclito, che procede da te, o Padre, illumini le nostre menti e, secondo la promessa del tuo Figlio, ci guidi a tutta la verità”».