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domenica 26 marzo 2023
 
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Il Papa alla Chiesa kazaka: «Anche se piccoli siate segno di unità, pace e misericordia»

15/09/2022  Francesco incontra i fedeli cattolici, benedice l'icona di Maria Madre della Grande Steppa e invita a guardare al futuro stando vicini ai poveri e a chi ha più bisogno, coltivando il dialogo e l'ascolto

Una chiesa piccola – meno dell’uno per cento della popolazione è cattolico - e in gran parte “straniera”, ma in cui crescono le vocazioni locali. Lo spiega al Papa monsignor José Luis Mumbiela Sierra, vescovo della Diocesi di Santissima Trinità in Almaty, e presidente della Conferenza episcopale dell’Asia centrale, prima di dare la parola alle testimonianze. «La nostra Chiesa qui in Kazakhstan è un piccolo gregge di Cristo», dice subito don Ruslan Rakhimberlinov, di etnia kazaka, neo rettore del Seminario interdiocesano "Maria, Madre della Chiesa” in Karaganda, «e sono sicuro che in questa situazione ci sono opportunità per coltivare il regno di Dio, per testimoniare la gioia del Vangelo, superando le difficoltà e gli ostacoli». E suor Clara, della comunità delle Beatitudini, a nome delle suore del Kazakhstan, esprime gratitudine per la vocazione ricordando che questa è «il mistero dell'amore tra Dio e l'uomo».

Parla anche Miroslava Galushka, ucraina, moglie di un sacerdote greco cattolico, insegnante, madre di quattro figli. Ringrazia il Papa, che è «arrivato in Kazakhstan come un messaggero di pace», per «le Sue preghiere e per tutti gli sforzi che Lei fa per ripristinare la pace nella mia Patria, l’Ucraina. Possa il Signore ascoltare le Sue preghiere!». E Kirill Boreychuk, a nome dei laici e delle famiglie kazake, proveniente dall’Amministrazione Apostolica di Atyrau, racconta la sua esperienza di iniziazione cristiana con tutta la sua numerosa famiglia.

A loro il Papa dà incoraggiamento verso il futuro chiedendo di non dimenticare il passato. Lo fa incontrando i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, i seminaristi e gli operatori pastorali presso la Cattedrale della Madre del Perpetuo Soccorso, ad Astana (Nur Sultan). Poco distante da qui la piccola comunità di fedeli, perseguitati dal regime sovietico e deportati dalle zone dell'Ucraina, del Volga, della Bielorussia e di altre piccole regioni confinanti con il Kazakhstan, si riuniva in clandestinità attorno a un'icona della Madonna del perpetuo soccorso custodita correndo molti rischi. Solo nel 1979 i cattolici si sono potuti registrare come credenti e hanno potuto consacrare una casa di preghiera acquistata con i loro fondi. E solo nel 1994 si sono potuti avviare i lavori per la costruzione della chiesa poi divenuta cattedrale.  Alle spalle il Papa ha un'altra icona, un grande trittico che raffigura Maria Madre della Grande steppa, che Francesco ha benedetto prima di cominciare il colloquio. Parla di memoria e futuro. Di un passato che non va dimenticato pur senza cadere in quello che più volte il Pontefice ha denunciato come «tentazione dell’indietrismo». Ricordare il passato, invece, serve per capire come la fede si tramandi attraverso la vita e non con nozioni da imparare, o «come un insieme di cose da capire e da fare, come un codice fissato una volta per tutte. No, la fede è passata con la vita, con la testimonianza che ha portato il fuoco del Vangelo nel cuore delle situazioni per illuminare, purificare e diffondere il calore consolante di Gesù, la gioia del suo amore che salva. La fede, mi piace dirlo, va  trasmessa in dialetto». Il Pontefice pensa alla «diffusione del cristianesimo nell’Asia centrale, avvenuta già nei primissimi secoli, a tanti evangelizzatori e missionari che si sono spesi per diffondere la luce del Vangelo, fondando comunità, santuari, monasteri e luoghi di culto. C’è dunque un’eredità cristiana, ecumenica, che va onorata e custodita, una trasmissione della fede che ha visto protagoniste anche tante persone semplici, tanti nonni e nonne, padri e madri. Nel cammino spirituale ed ecclesiale non dobbiamo smarrire il ricordo di quanti ci hanno annunciato la fede, perché fare memoria ci aiuta a sviluppare lo spirito di contemplazione per le meraviglie che Dio ha operato nella storia, pur in mezzo alle fatiche della vita e alle fragilità personali e comunitarie».

Francesco esorta non avere paura di essere in pochi, anzi, «essere piccoli», dice, «ci ricorda che non siamo autosufficienti: che abbiamo bisogno di Dio, ma anche degli altri, di tutti gli altri: delle sorelle e dei fratelli di altre confessioni, di chi confessa credo religiosi diversi dal nostro, di tutti gli uomini e le donne animati da buona volontà. Ci accorgiamo, in spirito di umiltà, che solo insieme, nel dialogo e nell’accoglienza reciproca, possiamo davvero realizzare qualcosa di buono per tutti. È il compito peculiare della Chiesa in questo Paese: non essere un gruppo che si trascina nelle cose di sempre o si chiude nel suo guscio perché si sente piccolo, ma una comunità aperta al futuro di Dio, accesa dal fuoco dello Spirito: viva, speranzosa, disponibile alle sue novità e ai segni dei tempi, animata dalla logica di condivisione, che Dio Padre riversa su di noi per mezzo di Gesù, si fa strada non solo per noi, ma si realizza anche per gli altri». Va vissuta la fraternità, bisogna farsi carico «dei poveri e di chi è ferito dalla vita», bisogna testimoniare «nei rapporti umani e sociali» la «giustizia e la verità, dicendo “no” alla corruzione e alla falsità».

Infine ricorda i grandi testimoni della fede di questo Paese, «in particolare il beato Bukowiński, un sacerdote che spese l’esistenza per curare gli ammalati, i bisognosi e gli emarginati, pagando sulla propria pelle la fedeltà al Vangelo con la prigione e i lavori forzati». E poi «anche i martiri greco-cattolici, il vescovo monsignor Budka, il sacerdote don Zarizky e Gertrude Detzel, di cui si è aperto il processo di beatificazione». Persone che «hanno portato l’amore di Cristo nel mondo. Voi siete la loro eredità: siate promessa di nuova santità!». Il Papa prega per questo popolo e lo affida, ancora una volta alla Madonna «che qui venerate in modo speciale come Regina della pace. Ho letto di un bel segno materno accaduto in tempi difficili: mentre tante persone venivano deportate ed erano costrette alla fame e al freddo, ella, Madre tenera e premurosa, ascoltò la preghiera che i suoi figli le rivolgevano. In uno degli inverni più rigidi, rapidamente la neve si sciolse, facendo emergere un lago con molti pesci, che sfamarono tante persone affamate. Che la Madonna sciolga il freddo dei cuori, infonda nelle nostre comunità un rinnovato calore fraterno, ci doni speranza ed entusiasmo nuovi per il Vangelo!».

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