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«Non abbiate paura, siate germogli di pace là dove cresce il seme dell'odio e del risentimento. Siate tessitori di unità là dove prevalgono la polarizzazione o l'inimicizia. Siate voce di chi non ha voce per chiedere giustizia e dignità. Siate luce e sale là dove si sta spegnendo la fiamma della fede e il gusto della vita». Papa Leone incontra il Consiglio dei giovani del Mediterraneo e incoraggia I ragazzi a continuare a essere artefici di riconciliazione. «Il vostro Consiglio», spiega, «è sia un progetto che un segno. Il progetto è quello che Papa Francesco ha affidato alle chiese del Mediterraneo: ricucire relazioni spezzate, ricostruire città distrutte dalla violenza, far fiorire un giardino in quello che ora è un deserto, infondere speranza nei disperati e incoraggiare chi è intrappolato in se stesso a non temere i fratelli». Il sgeno, invece, «siete voi stessi. Il segno di una generazione che non accetta acriticamente ciò che sta accadendo, che non si volta dall'altra parte né aspetta che qualcun altro faccia il primo passo. Voi rappresentate una generazione che immagina un futuro migliore e sceglie di costruirlo. Siete il segno di un mondo che non si arrende all'indifferenza e all'autocompiacimento, ma si rimbocca le maniche e lavora per trasformare il male in bene». Il Pontefice ricorda gli incontri a Bari e Firenze, sotto il segno di Giorgio La Pira e insiste sul non arrendersi, anche «se qualcuno non vi capisce. San Carlo di Foucault diceva che Dio si serve anche dei venti contrari per condurci in porto». E mentre I leader mondiali continuano a discutere, ma spesso solo con slogan, Leone chiede ai giovani di essere operatori dei pace. «Ciò di cui abbiamo bisogno», dice, «è coltivare la pace nei nostri cuori, nelle nostre relazioni, lasciarla fiorire nelle nostre azioni quotidiane, impegnarci per la riconciliazione nelle nostre case, nelle nostre comunità, nelle nostre scuole e nei nostri luoghi di lavoro, nella Chiesa e tra le Chiese. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». Certo, non è facile, essere operatori di pace «ci costringe a uscire dalla nostra zona di comfort, fatta di distrazione e indifferenza, e può incontrare la resistenza di coloro che hanno interesse a perpetuare i conflitti. Cari giovani, continuate a essere segni di speranza. La speranza che non delude, la speranza che affonda le sue radici nell'amore di Cristo».
E non bisogna aspettare per agire. I giovani non sono chiamati a intervenire in future, ma oggi. Continuando a «essere araldi del Vangelo, proprio attorno a quel mare dalle cui rive partirono i primi discepoli. Per i credenti, il futuro non è fatto di muri e filo spinato, ma di accoglienza reciproca. In questo modo, il patrimonio spirituale delle grandi tradizioni religiose nate nel Mediterraneo potrà continuare a essere un fermento vivo in quest'area e oltre, fonte di pace, di apertura agli altri, di fraternità e di cura del creato. Proprio queste religioni sono state, e a volte continuano a essere, strumentalizzate per giustificare la violenza e i conflitti armati. Dobbiamo respingere queste forme di blasfemia che disonorano il santo nome di Dio. E per farlo, con il nostro modo di vivere, siamo chiamati a coltivare la preghiera e la spiritualità, insieme all'azione, come fonti di pace e punti di incontro tra tradizioni e culture».
Il Pontefice riconosce che i giovani stanno dando anima e corpo inquest impegno, «con numerosi progetti sia nei territori nelle vostre comunità sia a livello europeo in dialogo con le istituzioni ecclesiali e politiche» e questo è la «dimostrazione che il dialogo è possibile che le differenze sono fonte di ricchezza e non motivo di contrapposizione, che l'altro è sempre un fratello e mai un estraneo o peggio un nemico».
E allora a questa esperienza promossa dalla Conferenza espicopale italiana con I due momenti chiave del 2020 e del 2022 che hanno riunito «i vescovi di alcuni paesi dell'area mediterranea nella consapevolezza che il Mare Nostrum può e deve essere luogo di incontro, crocevia di fraternità, culla di vita e non tomba per i morti», deve continuare «come segno di Speranza».
Giorgio La Pira, insiste, «era convinto che la pace nella regione del Mediterraneo sarebbe stata l'inizio e quasi la base della pace fra tutte le nazioni del mondo. Questa visione mantiene oggi tutta la sua forza e la sua carica profetica, in un tempo dilaniato dai conflitti e dalla violenza, dove la corsa agli armamenti e la logica della sopraffazione hanno la meglio sul diritto internazionale e sul bene comune ma non dobbiamo scoraggiarci non dobbiamo rassegnarci e voi giovani con i vostri sogni con la vostra creatività potete dare un contributo fondamentale ora e non domani perché voi siete il presente e la speranza».



