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«Al momento non vedo dei cambiamenti. Il conflitto continua. Anche adesso hanno ricominciato a bombardare la zona di Nabatieh, vicino Beirut, e continuano i bombardamenti al Sud. Non so se ci saranno negoziazioni, mediazioni da parte degli altri Paesi, però al momento la situazione rimane invariata». Andrea Tenenti, portavoce di Unifil, a 24 ore dalla notizia dell’uccisione di Sinwar, capo di Hamas e ideatore della strage del 7 ottobre, non vede ancora cambiamenti sul terreno. Ma auspica che possa riprendere un dialogo politico «per riportare prima possibile stabilità nel Paese».
Intanto, ribadisce, «noi, come Unifil, rimaniamo qua. Immaginiamo cosa possa succedere se, all’improvviso, portassimo via i nostri diecimila soldati. Non ci sarebbe più nessuno che possa monitorare e riportare alla comunità internazionale quello che accade. Non ci sarebbe più neppure un supporto a quelle altre agenzie umanitarie delle Nazioni Unite che in questo momento, si stanno occupando degli sfollati e della popolazione civile in difficoltà. In questo momento è importante rimanere al nostro posto, guardare avanti e vedere qual è la soluzione percorribile per riportare una stabilità in questa regione- Quello che sta succedendo potrebbe facilmente portare ad un conflitto regionale che avrebbe delle conseguenze catastrofiche per tutti. Siamo qui per scongiurarlo».





