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Le disuguaglianze non sono solo un tema economico: sono una ferita sociale e morale che attraversa il nostro tempo. Jean-Baptiste de Franssu, presidente dello IOR – l’Istituto per le Opere di Religione, la “banca” vaticana che amministra i beni della Chiesa universale – lo ha ricordato con chiarezza durante il suo intervento all’Happening della Comunità di Sant’Egidio Osare la pace, dedicato al rapporto tra economia e giustizia. «Le disuguaglianze – ha detto – sollevano la questione di come le risorse economiche, come redditi e capitale, siano distribuite tra individui e classi sociali». Oggi, ha proseguito, assistiamo a una concentrazione delle ricchezze in mano a una ristretta élite e a un progressivo impoverimento dei ceti medi. «Una concentrazione eccessiva di ricchezza può ostacolare il consumo delle famiglie e rallentare la crescita».
De Franssu ha individuato cinque ambiti cruciali di riflessione: la distribuzione della ricchezza, le opportunità economiche, la crescita e lo sviluppo, la stabilità sociale e le politiche pubbliche. In ciascuno di questi ambiti, ha spiegato, la mancanza di equità genera fragilità: «Un accesso diseguale all’istruzione o alla salute può ridurre la produttività complessiva e aggravare le disparità a lungo termine». Il presidente dello IOR, spesso definito “il banchiere del Papa”, ha ancorato la sua analisi alla Parola di Dio. «I poveri li avrete sempre con voi» (Mc 14,7), ha ricordato citando il Vangelo di Marco, parole pronunciate da Gesù a Betania pochi giorni prima della Pasqua. E ha aggiunto l’eco di Luca (6,20): «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio!».In queste parole, ha spiegato, c’è l’essenza del messaggio cristiano: non la rassegnazione, ma la chiamata alla responsabilità. «Papa Francesco ci invita a dare una risposta tangibile ai milioni di poveri che trovano come unica risposta l’indifferenza o l’aggressività. La loro presenza non deve portarci all’abitudine, ma coinvolgerci in una condivisione di vita che non ammette deleghe».
Poi l’affondo più netto: «Sembra prendere piede la concezione secondo cui i poveri sono responsabili della loro condizione e rappresentano un peso per un sistema economico che privilegia pochi. Ma un mercato che ignora i principi etici crea condizioni disumane, colpendo persone già in situazioni precarie». De Franssu ha richiamato anche le parole del Papa pronunciate di recente in Asia: «La crescita economica, quando è guidata da decisioni razionali ed equilibrate, può coniugare giustizia sociale e bene comune, a condizione che alloggio, istruzione e sanità siano parte integrante del progresso». A sostegno della sua analisi ha citato i dati di Oxfam: l’uomo più ricco del pianeta potrebbe presto «valere 1000 miliardi di euro», mentre 700 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà e la metà dell’umanità sopravvive con meno di 6,5 euro al giorno. «Sono cifre che interrogano la coscienza», ha ammonito, ricordando che la Chiesa cattolica da tempo invita le economie più sviluppate a riflettere anche sul debito dei Paesi poveri e sulle disuguaglianze climatiche.
Il Vangelo, ha ribadito de Franssu, «invita alla compassione e alla giustizia verso i poveri, insegnando umiltà, carità e condivisione». La Dottrina sociale della Chiesa, ha aggiunto, offre un patrimonio di principi su cui fondare una nuova economia capace di mettere la persona al centro. Proprio in questa prospettiva, nascerà presso il Collège des Bernardins un centro di ricerca internazionale dedicato alla “Finanza Religiosa”, un luogo di dialogo tra diverse tradizioni spirituali per riflettere su come i beni religiosi possano diventare strumenti di equità. «Le disuguaglianze – ha concluso – pongono una domanda fondamentale all’economia: come garantire una crescita sostenibile mantenendo una società giusta ed equa?». E l’avvertimento finale suona come un monito: «Senza etica e senza Fede, questo dialogo tra disuguaglianze ed economia sarà più difficile».




