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giovedì 25 aprile 2024
 
san francesco d'assisi
 

«Io, Francesco»: Bergoglio, il nome da Papa e i temi cari al Poverello diventati Magistero

04/10/2022  I sei pellegrinaggi nel cuore dell'Umbria: il primo, il 4 ottobre 2013, qualche mese dopo la sua elezione; l'ultimo, il 22 settembre 2022. Le citazioni, tante: dal discorso d'inizio mandato alla terza enciclica, la "Fratres omnes", del 3 ottobre 2020 (firmata proprio sulla tomba del patrono d'Italia, nella Basilica inferiore). Lo stretto legame tra l'attuale Pontefice e il santo da cui ha preso spunto per cercare di innovare Chiesa e mondo

Non c'entrano né Francesco Saverio (1506-52, grande catechista e instancabile missionario) né Francesco di Sales (1567-1622, esperto comunicatore, cui secoli dopo don Bosco avrebbe pensato per chiamare i suoi religiosi "salesiani", appunto). Tutti santi coi fiocchi, per altro. C'entra invece, eccome, Francesco d'Assisi. Lui, proprio lui. Lo ha detto lo stesso Jorge Mario Bergoglio tre giorni dopo essere stato eletto Papa, sabato 16 marzo 2013. Davanti a circa 5 mila giornalisti accorsi da tutto il mondo ha raccontato per filo e per segno com'è andata.  «Alcuni non sapevano perché il vescovo di Roma ha voluto chiamarsi Francesco», ha affermato. «Alcuni pensavano a Francesco Saverio, a Francesco di Sales, anche a Francesco d’Assisi. Io vi racconterò la storia. Nell’elezione avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo del Brasile e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. E’ per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!»

Davvero il Poverello ha segnato e segna il Pontificato. I viaggi, innanzitutto. Bergoglio è stato sei volte ad Assisi, l'ultima il 22 settembre 2022, per Economy of Francesco. Quell'incontro ha fatto seguito alla visita del 4 ottobre 2013 e a quelle del 4 agosto 2016, del 20 settembre dello stesso anno per la Giornata mondiale di preghiera per la pace (nel trentennale della prima, voluta da San Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986), del 3 ottobre 2020, in forma privata a causa dell'emergenza Covid, per la la firma della sua enciclica Fratres omnes, Fratelli tutti, e del 12 novembre 2021, quando incontrò 500 poveri giunti da mezza Europa.

I temi, enunciati nel primo incontro con la stampa, nel'Aula Paolo VI, sono stati poi ripresi e approfonditi in discorsi, omelie, esortazioni ed encicliche, diventando così Magistero. Già gli interventi fatti all'alba del pontificato contengono tracce evidenti dello "stile Bergoglio" palesemente ispirato a san Francesco. Si pensi alle parole scelte per la prima omelia, il 19 marzo del 2013: «Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!».  Nell'esortazione Evangelii gaudium del 24 novembre 2013, sull'annuncio del Vangelo del mondo attuale, Bergoglio indica san Francesco come esempio da imitare per il suo desiderio di cambiare il mondo e per la sua capacità di prendersi cura dell'altro: «Chi oserebbe rinchiudere in un tempio e far tacere il messaggio di san Francesco di Assisi e della beata Teresa di Calcutta?», si legge al numero 183 dell'Evangelii gaudium. «Essi non potrebbero accettarlo. Una fede autentica – che non è mai comoda e individualista – implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra. Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo l’umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità». E più avanti, al numero 216, sempre dell'Evangelii gaudium: «Piccoli ma forti nell’amore di Dio, come san Francesco d’Assisi, tutti i cristiani siamo chiamati a prenderci cura della fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo». Il 20 novembre 2014, poi, in visita alla Fao, Bergoglio cita il 'Cantico delle Creature': «Penso alla nostra sorella e madre terra, al Pianeta. Se siamo liberi da pressioni politiche ed economiche per custodirlo, per evitare che si autodistrugga».

Le citazioni di san Francesco d'Assisi diventano 12 nell'enciclica Laudato si' del 24 maggio 2015.   A lui sono deddicati tre interi capitoli (i numeri 10,11 e 12), e al suo nome è legato il nuovo termine che tutto dice, tutto racchiude, «ecologia integrale»: un unico concetto per accomunare ambiente, clima, persone, dignità dei singoli e dei popoli, diritti da riconoscere e da difendere. «Ricordiamo il modello di san Francesco d’Assisi, per proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona. Questo esige anche di riconoscere i propri errori, peccati, vizi o negli­genze, e pentirsi di cuore, cambiare dal di dentro», precisa a un certo punto Jorge Mario Bergoglio per richiamare con forza, una volta di più, le radici profonde, spirituali, dell'agire cristiano. Un monito fatto citando Francesco.

Un'altra enciclica, la Fratres omnes, la Fratelli tutti (3 ottobre 2020), dedica tutto l'incipit al Poverello: «Fratelli tutti, scriveva san Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio».

San Francesco d'Assisi, insomma, spiega Bergoglio. Entrambi vivono di Dio coi piedi ben piantati nella storia.   

 
 
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