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venerdì 22 novembre 2019
 
l'iniziativa
 

#ioaccolgo, il flash mob per rilanciare l'umanità

15/06/2019  Al via a Roma l’iniziativa promossa da 42 organizzazioni, dalle Acli a Sant’Egidio, dalla Caritas alla Focsiv. In Piazza di Spagna coperte termiche in segno di solidarietà: «Siamo qui per chiedere che non si dimentichi il dovere della solidarietà iscritto nella nostra Costituzione»

Il flash mob in piazza di Spagna giovedì scorso (Ansa)
Il flash mob in piazza di Spagna giovedì scorso (Ansa)

Le barchette color argento luccicano sul pavimento. L’oro delle coperte termiche esposto o indossato richiama l’attenzione. Dopo il flash mob a piazza di Spagna, in pieno centro di Roma, il segno distintivo del primo soccorso ai migranti si sposta sui balconi e sui corpi dei sostenitori della campagna #ioaccolgo. Un cartello di 46 associazioni, dall’Arci alla Caritas a Sant’Egidio, a Intersos, alla Focsiv, per citare solo alcuni degli aderenti, chiedono che non si dimentichi «il dovere della solidarietà iscritto nella nostra Costituzione». All’indomani dell’approvazione del secondo decreto sulla sicurezza, e mentre si misurano ancora le ricadute negative del primo, le associazioni chiamano tutti i cittadini a non indietreggiare nella difesa dei diritti umani.

Il primo punto della campagna è un gesto ideale: quello di appendere al proprio balcone di casa o indossare, una coperta termica o pezzi di essa. Il giallo dorato che vediamo nei primi soccorsi sui barconi diventa così il simbolo dell’adesione alla campagna. Facilissime da trovare, sia nelle farmacie che nei negozi sportivi che rivolgendosi alle associazioni, le coperte possono essere usate anche per fare barchette, od oggetti di qualsiasi tipo. La richiesta, poi, è quella di fare un selfie e postarlo con l’hastag #ioaccolgo.

Il secondo punto della campagna richiede invece delle azioni concrete di accoglienza, da soli, come associazioni, promuovendo quelle che già sono in corso per ridurre il danno che agli esclusi sta producendo il decreto sicurezza.

Infine si chiede di avviare un dialogo con chi non la pensa come noi soprattutto attraverso incontri diretti (in questo senso va l’iniziativa “tavola senza muri”) con i migranti.

«Va contrastata la retorica pervasiva che vuole i migranti descritti sempre come soggetti pericolosi per il nostro Paese», hanno spiegato gli organizzatori della campagna. «E va data forza alla maggioranza degli italiani che è favorevole al dovere dell’accoglienza così come scritto nella Costituzione. Va data visibilità ai migranti che sono parte del nostro Paese e non possono diventare, invece, come sta accadendo un modo facile di fare carriera politica».

I promotori della Campagna chiedono anche che i comuni d’Italia seguano l’esempio di Crema, Palermo e Siracusa per continuare a scrivere all’anagrafe i migranti arrivati nel nostro Paese. «In questo modo si evita che diventino invisibili e quindi possibile preda di sfruttatori e criminali. Non stiamo chiedendo di violare la legge Salvini, ma di darne una interpretazione costituzionalmente orientata». Grande impegno, nonostante le difficoltà, viene dato all’integrazione che il decreto sicurezza sta smantellando per favorire un «modello solo alberghiero». «Non ci vogliamo arrendere a un Paese», ha spiegato nella conferenza stampa Filippo Miraglia, dell’Arci, «dove i porti sono chiusi, dove le persone vengono respinte e lasciate morire in mare o nei lager libici. Siamo convinti invece che la maggioranza degli italiani sia accogliente e a questa maggioranza silente, che non si arrende alla barbarie di un mondo fondato sull’odio e la paura, dobbiamo dare visibilità» Convinti anche che l’integrazione sia la carta vincente. Lo dicono le esperienze dirette, come quella di Lin, 28 anni, arrivata con i primi corridoi umanitari da Damasco. Oggi Lin fa la mediatrice culturale: «La guerra ha distrutto il mio Paese e il mio futuro», racconta, «all’inizio è stato difficile con la lingua completamente diversa, il cibo, la cultura. Però mi sono aperta e integrata, ho imparato la lingua e adesso mi piace il cibo, infatti sono ingrassata. La famiglia del mio ragazzo mi ha accettata e sono quasi diventata italiana. L’Italia è il mio Paese» Come è il Paese di quell’oltre un milione di ragazzi nati e cresciuti in Italia. Leon, del Conngi, Coordinamento nazionale nuova generazione italiana racconta l’esperienza in corso in 13 regioni italiane con oltre 4.200 giovani, «ponte con i nostri Paesi d’origine, ma perfettamente italiani».

Non secondaria è anche la ricaduta sui 36 mila lavoratori (dati Anci) che rischiano il posto di lavoro con la chiusura o la rimodulazione degli Sprar. Da un lato i lavoratori dell’accoglienza, che vanno da chi fa le pulizie a chi insegna l’italiano, a chi promuove esperienze di integrazione nei quartieri, a chi fornisce servizi giuridici, rischiano di rimanere disoccupati, dall’altro per i migranti vengono meno quei servizi che, rendendoli sempre più parte attiva e cittadini del nostro Paese, sono il vero antidoto all’insicurezza e al degrado.

 

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