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lunedì 27 maggio 2024
 
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L'anno di sangue dei cristiani, nel 2023 sono stati uccisi 20 missionari

30/12/2023  Il Rapporto dell’Agenzia Fides. In Africa il numero più alto con 9 casi. Il commento del direttore Gianni Valente: «Molti di loro sono stati ammazzati in luoghi e situazioni segnati da conflitti. Sono stati uccisi da soldati di eserciti regolari, da miliziani di bande armate fuori controllo, da gruppi di terroristi, da sbandati con il mitra. Nelle metastasi disseminate in tutto il mondo dal cancro della Guerra mondiale ormai non più “a pezzi” che dissangua la vita di popoli interi»

C’è don Isaac Achi, ucciso dalle fiamme durante l’assalto di un gruppo armato alla sua parrocchia, in Nigeria; o la 18enne Janine Arenas e il 24enne Junrey Barbante, studenti filippini coinvolti nelle attività della Cappellania universitaria della Mindanao State University, uccisa da una bomba fatta esplodere nella palestra dell’Ateneo, dove si stava celebrando una messa.

Nel 2023 sono stati uccisi nel mondo 20 missionari: un vescovo, 8 sacerdoti, 2 religiosi non sacerdoti, 1 seminarista, 1 novizio e 7 tra laici e laiche. È quanto emerge dalle informazioni raccolte anche quest’anno dall’Agenzia Fides. Anche se gli elenchi sono sempre aperti ad aggiornamenti e correzioni, si legge nel Rapporto, si registrano 2 missionari uccisi in più rispetto all’anno precedente.

Secondo la ripartizione continentale, quest’anno il numero più elevato torna a registrarsi in Africa, dove sono stati uccisi 9 missionari: 5 sacerdoti, 2 religiosi, 1 seminarista, 1 novizio. In America sono stati assassinati 6 missionari: 1 Vescovo, 3 sacerdoti, 2 laiche. In Asia sono morti, uccisi dalla violenza, 4 laici e laiche. Infine in Europa è stato ucciso un laico.

Uno dei tratti distintivi che accomunano la maggior parte degli operatori pastorali uccisi nel 2023 – si legge nel Dossier a cura di Stefano Lodigiani – è senza dubbio la loro normalità di vita: non hanno compiuto cioè azioni eclatanti o imprese fuori del comune che avrebbero potuto attirare l’attenzione e farli entrare nel mirino di qualcuno. Scorrendo le poche note sulla circostanza della loro morte violenta troviamo sacerdoti che stavano andando a celebrare la Messa o a svolgere attività pastorali in qualche comunità lontana; aggressioni a mano armata perpetrate lungo strade trafficate; assalti a canoniche e conventi dove erano impegnati nell’evangelizzazione, nella carità, nella promozione umana. Si sono trovati ad essere, senza colpa, vittime di sequestri, di atti di terrorismo, coinvolti in sparatorie o violenze di diverso tipo.

«Avrebbero potuto andare altrove – si legge nel Dossier -, spostarsi in luoghi più sicuri, o desistere dai loro impegni cristiani, magari riducendoli, ma non lo hanno fatto, pur essendo consapevoli della situazione e dei pericoli che correvano ogni giorno. Ingenui, agli occhi del mondo. Ma la Chiesa, e in definitiva il mondo stesso, vanno avanti grazie a loro, che “non sono fiori spuntati in un deserto», e ai tanti che, come loro, testimoniano la loro gratitudine per l’amore di Cristo traducendola in atti quotidiani di fraternità e speranza”.

Secondo i dati in possesso dell’Agenzia Fides, è stato il decennio 1990-2000 il periodo più sanguinario con un totale di 604 missionari uccisi.Il numero risulta sensibilmente più elevato rispetto al decennio precedente per diversi fattori, tra cui il genocidio del Rwanda (1994) che ha provocato almeno 248 vittime tra il personale ecclesiastico. Nel decennio 1980-1989 hanno perso la vita in modo violento 115 missionari. Tale cifra però – scrive Fides – è senza dubbio in difetto poiché si riferisce solo ai casi accertati e di cui si è avuta notizia. Negli anni 2001-2022 il totale degli operatori pastorali uccisi è di 544.

«Nell’anno che si conclude, i missionari, le operatrici e gli operatori pastorali cattolici uccisi sono stati almeno venti. E anche alla fine di quest’anno, come ogni anno, l’Agenzia Fides fa memoria di loro», commenta Gianni Valente, direttore dell’Agenzia Fides, a commento del Rapporto. «Un atto consueto, ripetuto ogni volta con stupore e gratitudine. Non per dovere d’ufficio, non per abitudine. Perché le storie accennate anche quest’anno non danno mai ‘assuefazione’. A esse non ci si abitua. Molti di loro – prosegue Valente – sono stati ammazzati in luoghi e situazioni segnati da conflitti. Sono stati uccisi da soldati di eserciti regolari, da miliziani di bande armate fuori controllo, da gruppi di terroristi, da sbandati con il mitra. Nelle propaggini disperse di guerre oscurate. Nelle metastasi disseminate in tutto il mondo dal cancro della Guerra mondiale ormai non più “a pezzi” che dissangua la vita di popoli interi, come ripete con ostinazione il magistero di Papa Francesco. La nuova guerra mondiale in atto esige il sangue dei poveri, reclama il sacrificio umano di moltitudini di innocenti», scrive Valente, «e le povere vite spezzate dei venti operatori e operatrici pastorali uccisi nel 2023 incrociano il destino del mondo. Hanno a che fare con la possibilità di salvezza o di dannazione che si affacciano all’orizzonte di tutti. Il loro sangue si mescola al dolore muto e rimosso delle innumerevoli vittime sacrificali nei nuovi mattatoi della storia».

 
 
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