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L'appello per la pace dei preti ortodossi russi: «Calvario immeritato per i nostri fratelli ucraini»

03/03/2022  Un gruppo di 233 sacerdoti e diaconi definisce la guerra “fratricida” e invita al cessate il fuoco: «Nessun appello non violento per la pace e la fine della guerra dovrebbe essere respinto con la forza e considerato come una violazione della legge, perché questo è il comandamento divino: Beati gli operatori di pace»

Un appello perché cessi subito la guerra definita “fratricida”. A lanciarlo è un gruppo di 233 sacerdoti e diaconi della Chiesa ortodossa russa chiedendo la riconciliazione e un immediato cessate il fuoco. L'appello arriva dopo la domenica del Giudizio Universale e nella settimana che precede la domenica del Perdono.

«Piangiamo il calvario a cui i nostri fratelli e sorelle in Ucraina sono stati immeritatamente sottoposti», scrivono in una lettera evidenziando una presa di distanze tra la base della Chiesa ortodossa russa e il Patriarcato di Mosca guidato da Kirill. Il Patriarcato di Mosca è storicamente legato a doppio filo con il Cremlino. Non ci sarebbero tra le firme quelle di metropoliti, le figure più alte in gerarchia.

Nel ricordare che la vita di ogni persona è un dono unico e inestimabile di Dio, i sacerdoti e i diaconi sottolineano come il Giudizio Universale attenda tutti. «Nessuna autorità terrena, nessun medico, nessuna guardia - si legge - ci proteggerà da questo giudizio. Preoccupati per la salvezza di ogni persona che si considera un figlio della Chiesa ortodossa russa, non vogliamo che arrivi a questo giudizio, portando il pesante fardello delle maledizioni materne. Ricordiamo che il sangue di Cristo, versato dal Salvatore per la vita del mondo, sarà ricevuto nel sacramento della Comunione da coloro che danno ordini omicidi, non per la vita, ma per il tormento eterno».

Nell'appello c'è un pensiero per chi oggi combatte questa guerra, per i soldati. Un augurio «a tutti, sia russi che ucraini, di tornare illesi alle loro case e famiglie. Ci rattrista pensare all'abisso che i nostri figli e nipoti in Russia e Ucraina dovranno colmare per ricominciare ad essere amici, a rispettarsi e ad amarsi».

Quindi viene espressa la ferma convinzione che il popolo ucraino debba essere artefice delle proprie scelte in modo libero, «non sotto il mirino delle mitragliatrici, senza pressioni dall'Occidente o dall'Oriente».

In attesa della Domenica del Perdono, i 233 sacerdoti e diaconi ortodossi ricordano che «le porte del cielo saranno aperte a tutti, anche a coloro che hanno peccato pesantemente, se chiederanno perdono a coloro che hanno disprezzato, insultato o ucciso per mano loro o per loro volere». Non c'è, si evidenzia, nessuna alternativa alla riconciliazione reciproca. Con l'augurio di iniziare la Quaresima in uno spirito di fede, speranza e amore, il messaggio si conclude ribadendo come «nessun appello non violento per la pace e la fine della guerra dovrebbe essere respinto con la forza e considerato come una violazione della legge, perché questo è il comandamento divino: Beati gli operatori di pace». Da qui l'invito al dialogo, perché «solo la capacità di ascoltare l'altro può dare la speranza di una via d'uscita dall'abisso in cui i nostri Paesi sono stati gettati in pochi giorni».

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