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Andiamo avanti così, facciamoci del male, sospirava un Nanni Moretti memorabile tanti anni fa. L’Europarlamento ha approvato la scorsa settimana una legge sul “ripristino della natura”. Fantastico, detto così. Ma quale natura, e come si fa? Pare facile. Entro il 2030 gli Stati membri devono riconvertire almeno
il 20% del loro territorio terrestre e marino e il 30% degli habitat, foreste, fiumi, laghi, eccetera, e le percentuali aumenteranno col passare degli anni. L’obiettivo del nuovo provvedimento è ambizioso, non si propone solo di proteggere l’ambiente, ma di ripristinare alcune delle aree già degradate. Chi può negare i danni dell’emergenza climatica e i suoi effetti negativi sull’ambiente e sulle persone e quindi sull’economia. Ma, d’altro canto, chi può negare che attribuire allo sviluppo industriale ogni colpa e idealizzare un utopico ritorno al passato sia un autogol pericoloso. Un’Europa più povera è più debole. Un’Europa illusa di tornare all’eden silvestre è meno autonoma e meno libera. I cinesi e gli arabi e i russi dell’eden silvestre ne fanno a meno. E dato che la terra è rotonda, il surriscaldamento globale possiamo contenerlo, ma tocca che lo facciano tutti. Certo che l’Europa deve essere il continente più sostenibile. Ci gloriamo giustamente di porre l’uomo al centro e tra i suoi diritti c’è quello alla salute, al benessere, di cui l’ambiente green è fattore determinante. Ma un’economia e un’industria competitive sono garanzia di forza politica. Non è un caso che lo sguardo acuto di Mario Draghi l’abbia spinto a mettere da parte la prudenza per parlar chiaro: smettiamola con i no, ha detto. I no ideologici, i no demagogici, che isolano l’Europa. Ci sono, urgenti, sfide ambientali e tecnologiche, ma anche la sfida della sicurezza, cioè della difesa comune. Si risponde alla prima, cioè la salvaguardia dell’ambiente, con la creazione del reato di ecocidio? O con la legge sul ripristino della natura? Al diavolo le richieste degli agricoltori, si rimuovano le dighe, tornino le paludi e i fiumi esondino liberamente (sono richiesti almeno 25 mila chilometri di fiumi senza argini).
È il come attuare queste disposizioni che non è chiaro. Non è affatto detto che la decrescita tout court sia felice, certamente non per tutti, e certamente la decrescita europea rende felici altre potenze economiche. Certo che dobbiamo tutelare gli ambienti e quindi il nostro ambiente. Certo che dobbiamo sostenere in ogni modo l’energia pulita e puntare su infrastrutture che non deturpino l’ecosistema (le piste di bob a Cortina, ad esempio... ma invece la Tav serve!). «Adelante, con juicio», per citare il Manzoni. Una buona legge non è una legge spot o bandiera, e si impone perché mostra vantaggi a tutti e su tutto, in equilibrio. Senza
lasciarsi infatuare dalle suggestioni dell’ideologia. La natura va governata, è da sempre governata dall’uomo. Non si ripristina la natura selvaggia, ci si prende cura della natura per il bene comune.





