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sabato 08 agosto 2020
 
America Latina
 

La "Missione Ecuador" che sfida la montagna di rifiuti

09/01/2020  La discarica dell'area del Lago Agrio, una montagna maleodorante foriera di malattia e di morte. Dove oggi banchettano i corvi, ieri erano i bambini a scavare, a mani nude, in cerca di qualcosa da vendere. Ma è la storia di un passato che sta per finire

Arriva per primo il naso, poi l'occhio. Le zaffate provenienti dalla discarica nel “barrio” di Puerto Rico, nella zona del Lago Agrio (Ecuador), non lasciano spazio a dubbi. Infatti, giunti nei pressi, ci accoglie un'enorme montagna di rifiuti, dove orde di corvi hanno trovato casa, e si contendono le carcasse. Quella montagna maleodorante è foriera di malattia e di morte. Ma è anche lì a dimostrare che a volte ci può essere una rinascita. Perché quella è l'ultimo retaggio di un tempo passato - è in corso la bonifica dell'area -, quando al posto dei corvi a frugare in cerca di qualcosa da vendere erano i bambini, a mani nude, senza alcun tipo di protezione, in condizioni di totale insalubrità. “Missione Ecuador” di Focsiv è anche questo: scoprire che un'alternativa è possibile anche nella disperazione.

IL CENTRO DI RICICLO INTEGRATO E LA RACCOLTA DIFFERENZIATA NELL'AREA DEL LAGO AGRIO

Oggi poco lontano è sorto un centro integrato per il riciclo dei rifiuti. Le buone pratiche possono favorire un circolo virtuoso, anche dal punto di vista economico.

Perché chi vi lavora - 14 delle 40 famiglie del posto -, riceve un compenso legato alla vendita dei rifiuti. Dalla città - dove, dopo una campagna atta a promuovere la differenziata, un'altra associazione provvede alla raccolta -, ma anche da imprese private opportunamente sensibilizzate, confluiscono qui cartone, vetro, bottiglie in pet e rottami metallici, per un totale di 40 tonnellate di rifiuti all'anno, che vengono rivenduti ad imprese locali e nazionali. «Si va dai 60 centesimi al chili per il pet ai 15 per il cartone, e il fatturato cresce», dice con una certa soddisfazione, Rolando Bravo, ventotto anni, studente di Biologia, presidente da cinque de l'Asociación de recicladores Puerto Rico, che ha in gestione il centro.

Riciclo dell'Ecuador: una battaglia lunga 10 anni

  

I risultati di oggi però hanno avuto un iter complesso. Ci volle tutta la tenacia degli abitanti che nel 2009 avviarono proteste serrate per denunciare i rischi sanitari connessi ad un luogo che già da dieci anni era utilizzato come discarica a cielo aperto, dove non si applicava nessun sistema di gestione ambientale. La zona era infestata dai topi, la puzza era nauseabonda e si manifestavano le prime malattie.

«Bisognava intervenire con urgenza - ha spiegato l'assessore all'Ambiente Germano Jimenez -. L'Unione Europea ci venne incontro con un finanziamento e avviammo il progetto “Lago Agrio Ciudad Limpia”, affidato per la gestione alle Ong Oxfam Italia e Cefa. Per il Municipio si trattava prima di tutto di acquistare il terreno e costruire un capannone dove stoccare la spazzatura e, allo stesso tempo, di progettare una vasca di conferimento ed eseguire la bonifica ambientale della zona. Mentre le Ong sostennero la creazione di un sistema integrale dei rifiuti solidi urbani con l'applicazione di un sistema di raccolta differenziata urbana, e organizzarono corsi di formazione per la popolazione. L'associazione dei riciclatori intanto cresceva, ma mancava la normativa. Così abbiamo cominciato a regolamentare attraverso ordinanze municipali. Nel 2016 siamo stati premiati dal Ministero dell'Ambiente, nell'ambito dell'iniziativa “Riciclo dell'Ecuador”».

In Ecuador ci sono altri progetti di riciclaggio e rivendita, che coinvolgono più di 20mila persone, di cui l'80% sono donne.  Come Maria Pineda, dal sorriso contagioso, quattro figli, segretaria dell'Asociación de recicladores Puerto Rico, felice del suo lavoro, con il quale sostiene la sua famiglia. E non è poco per un Paese dove la mentalità maschilista - machista come dicono loro - ha come conseguenza la grande difficoltà per le donne di convincere i mariti a lasciarle intraprendere un lavoro fuori casa.

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