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domenica 22 maggio 2022
 
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Dopo la morte di Pietro Anastasi, che cos'è la sedazione profonda

19/01/2020  Il figlio dell'ex calciatore ha rivelato che il papà, colpito dalla Sla, ha chiesto ai medici di essere accompagnato alla fine della sua vita attraverso una sedazione profonda. Lo stesso è avvenuto qualche giorno fa con un altro calciatore, il giovane portiere Giovanni Custodero. Ecco perché questa pratica non va confusa con l'eutanasia

Dopo la morte dell’ex calciatore Pietro Anastasi, è bene ancora una volta fare chiarezza su cosa sia la sedazione profonda e di come questa pratica non vada confusa con l’eutanasia. Il figlio Gianluca ha dichiarato: “Papà aveva la Sla, che gli era stata diagnosticata tre anni fa dopo essere stato operato di un tumore all'intestino. Gli ultimi mesi sono stati davvero devastanti e lui giovedì sera quando era ricoverato all'ospedale 'di Circolo' di Varese ha chiesto la sedazione assistita per poter morire serenamente”.

La sedazione profonda rientra tra le cure palliative e consiste nel diminuire o togliere definitivamente la coscienza al malato quando le sue sofferenze diventano intollerabili e i farmaci non riescono in alcun modo a lenirle. In pratica, il paziente viene addormentato e accompagnato così al naturale decorso della malattia. Questa è la fondamentale differenze con l’eutanasia: la vita non viene accorciata, ma alla persona vengono risparmiati dolori ormai insopportabili.

Nell’eutanasia, invece, la morte sopraggiunge perché il paziente chiede che il medico gli somministri alcuni farmaci oppure tramite la sottrazione del sostegno vitale (idratazione e alimentazione). La sedazione profonda deve essere richiesta dal paziente, non può dunque essere una decisione dei medici, e si applica a circa il 20 per cento delle persone che muoiono, in genere nell’imminenza della morte stessa, proprio com’è avvenuto con Anastasi e con Giovanni Custodero, il portiere di 27 anni di Pezze di Greco, frazione di Fasano (Brindisi), malato di sarcoma osseo.

Qualche giorno fa aveva annunciato su Facebook di voler ricorrere alla sedazione profonda, per lenire il dolore. Il calciatore aveva giocato nella squadra di calcio a 5 del Fasano, nel campionato di C2.. La malattia gli era stata diagnosticata nel 2017 e contro di essa aveva lottato con grande forza, pubblicando sui social le sue emozioni e le cure, e facendosi promotore di molte iniziative di beneficenza. Aveva anche subito l'amputazione di una gamba. Finché non ce l’aveva fatta più e ha deciso di pubblicare un ultimo post che aveva destato grande commozione: "Ho deciso di trascorrere le feste lontano dai social ma accanto alle persone per me più importanti. Però, ora che le feste sono finite, ed insieme a loro anche l'ultimo granello di forza che mi restava, ho deciso che non posso continuare a far prevalere il dolore fisico e la sofferenza su ciò che il destino ha in serbo per me". Infine l'annuncio: "Da domani sarò sedato e potrò alleviare il mio malessere”.

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