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domenica 14 luglio 2024
 
Udienza generale
 

La normalizzazione dell’indifferenza globalizzata e una “cura” possibile nell’appello del Papa

15/12/2022  Don Davide Banzato riflette sulle parole di Papa Francesco nell'udienza di mercoledì 14 dicembre in merito a come vivere il Natale.

Papa Francesco in un momento della sua visita alla comunità Nuovi Orizzonti il 24 settembre 2019.
Papa Francesco in un momento della sua visita alla comunità Nuovi Orizzonti il 24 settembre 2019.

Le parole del Papa di mercoledì 14 dicembre non sono un invito a un gesto buonista. Sono una scelta di campo. Un concreto passo accessibile a tutti per decidere di cambiare, perché da un piccolo gesto quotidiano si può dire da che parte si vuole stare.

Possiamo continuare a far finta di niente chiudendo le orecchie e guardando altrove dinnanzi alla realtà, come se tutto ciò che accade non esistesse, o peggio, fosse “normale”. Oppure, possiamo fare quel qualcosa che sempre può fare la differenza, anche se si tratta di un concreto piccolo gesto che può essere l’inizio di un percorso, di un processo di cambiamento, che deve partire da noi stessi. 

Vogliamo continuare a normalizzare l’indifferenza globalizzata dinnanzi a questi dati? Quali dati e realtà?

I dati delle 59 guerre e dei 900 conflitti nel Mondo, di cui quella in Ucraina è solo l’ultima guerra in atto. Con orrori inimmaginabili. Con vite spezzate per sempre. Con bambini e donne, anziani e fragili, sacrificati dalle logiche economiche del “mercato delle armi” che sempre guida ogni scelta di guerra. 

I dati sulla povertà che certificano che si è ampliato il divario tra ricchi e poveri e che negli ultimi 30 anni i “ricchi sono sempre più ricchi” e i “poveri sempre più poveri”, con un aumento accelerato dalla pandemia che ha creato una crisi economica tale da non dare - anche in Italia a tante famiglie e persone - la possibilità di accendere la luce, di avere il riscaldamento e di poter mangiare; i dati di una disuguaglianza globale ai massimi storici.

I dati della devastazione delle giovani generazioni con le nuove dipendenze, con un suicidio di adolescenti ogni undici minuti nel Mondo come quinta causa di morte tra i 15 e 19 anni. Dati che devastano madri e padri impreparati e senza strumenti per affrontare drammi di questo genere. Come i dati delle problematiche legate alla salute mentale in aumento tra i 14enni con uno sviluppo entro i 24 anni per il 75% dei casi.

I dati delle persone segnate a vita da veri e propri “lager” che sono a due passi da noi nella “finzione” che non esistano. Proprio come nella Seconda Guerra Mondiale, con la differenza che allora davvero molti “non sapevano”, ma noi oggi no. 

E potremmo andare avanti…

La possibile “cura”? Svegliarci e fare qualcosa. Ciascuno di noi deve affrontare la realtà e fare ciò che è in suo potere. Il Papa ci ha offerto un’enciclica unica, "Fratelli tutti", ma ieri è partito dal proporci passi semplici, concreti, per arrivare al massimo possibile per ciascuno di noi.

Dal mio punto di vista l’appello del Papa va ben oltre un gesto simbolico. 

Mercoledì 14 dicembre Papa Francesco all’udienza generale, infatti, ha chiesto una cosa precisa: «Facciamo un Natale più umile, con regali più umili, e inviamo loro ciò che risparmiamo: in Ucraina fanno la fame, sentono il freddo».

Possiamo farlo tutti.
Altrimenti possiamo continuare nella “normalizzazione del dolore”, voltandoci ancora una volta dall’altra parte, festeggiare come sempre, guardare la finale dei paradossali Mondiali dai costi inimmaginabili, senza però avere più il diritto di scandalizzarci dinnanzi al “Qatar Gate” di turno, perché in fondo ne siamo complici.

 
 
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