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Ci sono giorni che sembrano uguali a tanti altri, e invece cambiano tutto. A Bisceglie, il ritorno da scuola di Alicia Amoruso, 12 anni, si è trasformato in tragedia: un albero crollato all’improvviso ha spezzato la sua vita e quella della sua famiglia.
Una morte che ha lasciato una città intera senza parole, tra il dolore per una vita così giovane interrotta e la rabbia di chi, da tempo, segnalava criticità in quella zona. Quanto c’è davvero di imprevedibile nella caduta di un albero in città
Perché quello accaduto a Bisceglie non è un caso isolato. Solo pochi mesi fa, a Trani, una palma è crollata sfiorando un passante e colpendo un’auto: un episodio senza conseguenze solo per una coincidenza fortuita, ma che aveva già messo in luce ritardi e difficoltà negli interventi.
E da nord a sud, ogni volta che il maltempo si intensifica, tornano notizie di alberi abbattuti dal vento, spesso accompagnate dallo stesso interrogativo: fatalità o mancanza di prevenzione?
Per capire come si possono evitare tragedie come questa, abbiamo intervistato Francesco Ferrini, professore di Arboricoltura all’Università degli Studi di Firenze ed esperto di verde urbano.


Professore, la tragedia di Bisceglie non è purtroppo un caso isolato: negli ultimi mesi si sono verificati episodi simili in diverse città italiane, e a Trani si è sfiorata un’altra tragedia. Siamo di fronte a un problema diffuso nella gestione del verde urbano?
«Sì, il problema è diffuso, ma va letto correttamente: non nel senso che gli alberi siano “pericolosi” in sé, bensì nel senso che in molte città la loro gestione resta episodica, frammentata e spesso reattiva. Quando manca una corretta gestione, aumenta la probabilità che criticità anche note o conoscibili si trasformino in emergenze».
Spesso, dopo episodi come questi, si parla di “fatalità”. Dal suo punto di vista, quanto c’è davvero di imprevedibile e quanto invece si tratta di rischi che si possono prevenire con una corretta gestione?
«Una quota di incertezza esiste sempre, perché il rischio zero con gli alberi non esiste. Ma una cosa è l’imprevedibilità, altra è usare la “fatalità” per coprire carenze di progetto, monitoraggio e gestione. Molti fattori di rischio possono essere ridotti con scelte corrette, controlli periodici e interventi coerenti. In altre parole: non tutto è prevedibile, ma molto può essere prevenuto».
Al di là delle singole responsabilità da accertare, quali sono in generale i soggetti chiamati a garantire la sicurezza e la corretta manutenzione degli alberi in ambito urbano?
«La responsabilità generale ricade sui proprietari o gestori del patrimonio arboreo, quindi nelle aree pubbliche sulle amministrazioni comunali. Ma la sicurezza non dipende da un solo attore: servono competenze diverse che lavorino insieme, tra tecnici, agronomi e amministrazioni. Il punto non è solo “chi risponde”, ma come si organizza una gestione del verde capace di unire dati, programmazione e interventi».
In situazioni come queste, quanto pesa la manutenzione degli alberi rispetto a fattori come vento forte ed eventi climatici sempre più intensi?
«La crisi climatica espone sempre di più gli alberi a eventi estremi, tra vento e piogge intense. Ma questo non basta a spiegare tutto. Un albero già indebolito da condizioni non adeguate o da interventi sbagliati reagisce molto peggio a una perturbazione. Per questo, in alcuni casi, è necessario rinnovare gradualmente le alberature più fragili e puntare su specie più resistenti».
Un albero che presenta un rischio di cedimento può essere individuato per tempo? Quali sono i controlli fondamentali che dovrebbero essere effettuati?
«Spesso sì, ma non sempre con certezza assoluta. Serve un monitoraggio costante, perché la stabilità di un albero dipende da molti fattori. I controlli partono dal censimento e da un’ispezione visiva qualificata e, quando emergono criticità, proseguono con verifiche più approfondite, che includono anche l’analisi del suolo e delle radici, spesso trascurate. Anche gli strumenti non danno certezze assolute: per questo servono prudenza, continuità e aggiornamento».
Esistono protocolli o linee guida per il monitoraggio degli alberi in città? E, nella pratica, vengono applicati con continuità?
«Sì, esistono protocolli e linee guida per la gestione degli alberi in città. Il problema è che spesso non vengono applicati con continuità: si interviene dopo un crollo o un’emergenza, invece di lavorare con regolarità. Più che la mancanza di strumenti, pesa la difficoltà nel usarli in modo costante e coordinato».
In concreto, qual è l’errore più frequente che viene fatto oggi nella gestione del verde urbano?
«L’errore più frequente è trattare l’albero urbano come un arredo e non come il risultato di un progetto tecnico. Questo porta a scegliere specie inadatte o a collocarle in spazi non idonei, per poi rincorrere i problemi con interventi correttivi. Non basta piantare: bisogna piantare bene, scegliendo la specie giusta nel posto giusto».
Spesso si parla di risorse economiche destinate alla manutenzione: secondo la sua esperienza, il problema è la mancanza di fondi o una difficoltà nel programmare e utilizzare in modo efficace quelli già disponibili?
«Il problema è anche la scarsità di risorse, ma soprattutto la mancanza di programmazione e organizzazione. Senza dati aggiornati e senza un piano, anche i fondi disponibili rischiano di essere spesi male o troppo tardi».
Cosa dovrebbe cambiare, oggi, nella gestione del verde pubblico per ridurre il rischio di episodi come questi?
«Serve passare da una gestione emergenziale a una programmazione costante. Gli alberi vanno considerati come vere infrastrutture urbane, non come elementi decorativi, e le scelte iniziali devono essere più accurate, a partire da specie, suolo e spazio disponibile. È fondamentale anche costruire una rete di competenze e dati condivisi. In sintesi, meno improvvisazione e più scienza, monitoraggio e coordinamento».
E quale ruolo possono avere anche i cittadini nel segnalare situazioni potenzialmente pericolose?
«I cittadini possono avere un ruolo importante, ma non sostitutivo di quello tecnico. Non devono decidere se un albero sia da abbattere, ma possono essere sentinelle preziose, segnalando situazioni anomale o danni dopo eventi meteo. Serve però un dialogo trasparente tra cittadini, tecnici e istituzioni, e la verifica delle segnalazioni da parte di professionisti qualificati».






