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«Tutto posso in Colui che mi dà forza!». Ma non perché godiamo di “favoritismi” speciali. Dio ama ciascuno: figlio e figlia e ogni persona ha la sua dignità in quanto persona. Spesso noi invece sotto sotto viviamo la fede e di conseguenza anche la carità, con la presunzione di essere migliori, di avere dei diritti maggiori, di essere superiori, di poter tutto perché avremo uno speciale trattamento, di poter fare leva sulla fede ma molto di più sulla volontà di potenza… e così via…
Invece, guardando a Gesù, nel concreto, come i Vangeli ce lo consegnano davanti a Pilato, ecco che possiamo capire che quella “potenza” non è che un’autentica autorevolezza, ben diversa dall’autorità.
La fede è comunione col Padre, che genera fermezza e speranza, dando la forza di essere veri, autentici ma sempre nella carità, e così la debolezza diviene fortezza e docilità alla volontà del Padre sempre e comunque, ricordandosi che Lui sa quel che fa, anche se non lo capiamo nell’attimo presente e forse nel corso di una vita intera. Via da noi allora ogni volontà di potere, ogni presunzione e religiosità che crea solo sovrastrutture incatenanti e pericolose, capaci di fare tanto male alle persone. Ritorniamo invece allo stupore, ad essere piccoli, a farci bambini, a vivere i ruoli come servi, a servizio, collaborando, amando, stimando gli altri, con amore e semplicità. Con fede autentica, quella che Gesù in gesti e parole ha vissuto e trasmesso.




