(Nella foto: Matteo Renzi con il candidato a governatore della Campania Vincenzo De Luca, che compare nella lista degli impresentabili)
 

Preceduta da un antipasto di quattro nomi già filtrati nei giorni scorsi, in un crescendo a effetto di attesa e di "suspance", ecco che la Commissione Antimafia presieduta dall’onorevole Rosy Bindi presenta  ufficialmente la lista degli “impresentabili”, 17 nomi di candidati sui quali pende un provvedimento giudiziario e che dunque non andrebbero votati alle amministrative di domenica (anche se la presidentessa della Commissione ha spiegato che “impresentabili non vuol dire che sono ineleggibili”). Questa faccenda a me pare francamente un pasticcio quanto meno controverso e grottesco. Innanzi tutto in uno Stato di diritto si dovrebbe evitare di compilare e diffondere liste nere. Una lista, qualunque lista, fosse anche di ergastolani condannati in giudicato, rimanda a una sorta di gogna mediatica, di pubblico ludibrio, di esposizione che va oltre gli accertamenti della giustizia. Anche perché ogni caso giudiziario è a sé, accomunarli e fare di tutta un'erba un fascio di reati, dall'abuso d'ufficio all'associazione per delinquere, è ingiusto e fuorviante.

Questa sfilata di candidati sulla carretta dell'impresentabilità, per il godimento di chissà quali tricoteuses, finisce per divenire una violazione della privacy (che vale per tutti , anche per un condannato) e inevitabilmente una sorta di pena accessoria. E ancora: fin dove arriva il diritto della Commissione Antimafia di distribuire patenti di candidabilità, di mettere il bollino blu o rosso su chi si presenta alle regionali? Quali sono stati i criteri usati? E siamo sicuri che l’operazione rientra nelle prerogative della Commissione Antimafia? Ma è soprattutto la tempistica di questa operazione che lascia perplessi. Le liste elettorali dei candidati sono state presentate 45 – dicasi 45 – giorni fa e non si capisce come mai la lista – inevitabilmente una lista di proscrizione, come nell’ostracismo e nel petalismo dell’Antica Grecia – sia stata tirata così in lungo fino ad apparire due giorni prima dell’election day. A quel punto i nomi avrrebbero dovuto essere resi noti dopo la chiusura dei seggi, per non influenzare il giudizio degli elettori. E infatti – se guardiamo a un precedente -  al tempo di Tangentopoli le procure aspettavano i risultati elettorali prima di emettere o pubblicizzare gli avvisi di garanzia. La Commissione avrebbe dovuto evitare il "fumus" di impresentabilità a orologeria. Proprio per evitare il sospetto che dietro le liste nere ci sia anche una precisa volontà politica, magari nel contesto della guerriglia politica delle due anime del Pd che si affrontano all’interno del Nazareno, quella della “minoranza” – chiamiamola così –  e la fazione vincente dei renziani. E’ solo un caso che tra i 17 impresentabili per il Pd ci sia solo il candidato Vincenzo De Luca, fortemente appoggiato da Renzi? A cosa mira la lista nera, a mettere sull’avviso gli elettori o a non far vincere il Pd del segretario - premier?