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venerdì 21 gennaio 2022
 
Cinema
 

La tartaruga rossa, una favola sul mistero della Vita

27/03/2017  È nelle sale solo per tre giorni, da oggi, il film d'animazione adottato dal mitico Studio Ghibli: un poetica riflessione sul doppio volto della natura, ora Madre benigna ora Matrigna.

LA TARTARUGA ROSSA: LA TRAMA E IL REGISTA  

È nelle sale solo oggi, domani e dopodomani (salvo prolungamenti), perciò bisogna afferttarsi per andare a vederlo: La tartaruga rossa di MICHAEL DUDOK DE WIT, che vanta l'"adozione" del mitico Studio Ghibli (quello di Miyazaki, per intenderci), è un piccolo capolavoro da non perdere. Un film d'animazione (molto adatto a bambini non piccolissimi ma anche agli adulti) di grande forza poetica che sa affrontare in maniera semplice e allo stesso profonda i grandi temi della vita.

Su un'isola deserta approda, sbattuto dalle onde, un naufrago. L'uomo esoplora l'isola, ne scopre l'abbaliante bellezza, i pericoli nascosti, trova di che nutrirsi. Il desiderio di tornare alla sua vita lo spinge tuttavia a costruirsi una zattera, ma per due volte una forza misteriosa colpisce l'imbarcazione di fortuna e la manda in pezzi, costringendo il protagonista a farsi di nuovo naufrago e tornare sull'isola. Al terzo tentativo di andarsene, scopre che a distruggere la zattera è una grande tartaruga rossa che, ancora una volta, lo costringe a tornare indietro.

Poco dopo, quella stessa tartaruga rossa arriva sulla spiaggia, scatendo l'ira dell'uomo che abbatte su di lei la sua frustrazione, lasciandola morire sotto il sole. Se ne pentirà quando sarà ormai troppo tardi, ma proprio quando l'animale sembra morto, farà all'uomo un inaspettato e meraviglioso dono...

LA TARTARUGA ROSSA: IL MISTERO DELLA VITA

La tartaruga rossa dell'olandese Michael Dudok De Wit si presenta come una enigmatica, poetica e suggestiva rifflesione sul rapporto fra l'uomo e la Natura, anzi, fra L'Uomo e la Natura, qui assurti a simboli universali. Soprattutto viene messa in luce il doppio volto della Natura, la sua strutturale ambiguità: come diceva Leopardi, ora Madre benevola elargitrice di frutti dolcissimi (non solo materiali), ora Matrigna violenta in grado di sprigionare violenza e morte, tanto quanto prima aveva regalato vita e felicità.

Per raccontare la sua storia ed elaborare tale meditazione, il regista non ha bisogno delle parole (non ne viene pronunciata una in tutto il film, solo qualche urlo): bastano le immagini, semplici, poetiche, mai troppo delineate o ravvicinate, per suggerire, evocare, narrare...

Lo spettatore resta ammaliato da tanta grazia, quasi turbato dal mistero racchiuso nella storia. In qualche modo riconciliato con il grande Mistero della Vita.

 

Multimedia
La tartaruga rossa: il trailer del film
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