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sabato 16 ottobre 2021
 
Dove finisce il traffico illegale dei rifiuti informatici
 

Reportage, La Terra dei Fuochi del Ghana

01/11/2013  A pochi chilometri da Accra, capitale del Ghana, c'è l'inferno a cielo aperto di Agbogbloshie, probabilmente la più gigantesca discarica del mondo di e-waste, i rifiuti tecnologici e informatici. Sono altamente tossici. Ma centinaia di ragazzi vi lavorano tutto il giorno. Per pochi dollari. GUARDA IL VIDEO collegato al reportage.

Agbogbloshie, Ghana

Lungo le sponde della laguna Korle si levano alte colonne di fumo nero. Bernard, 14 anni appena, spinge la carcassa di un vecchio copertone su un piccolo falò: deve sciogliere la plastica che ricopre un grosso fascio di cavi elettrici, ma il calore non è sufficiente. In pochi secondi, le fiamme divampano con violenza e il fumo investe in pieno il ragazzo. Non ha nemmeno un fazzoletto sul volto per proteggersi, ma Bernard sembra non curarsene. La sua attenzione è tutta per quel chilo di rame bruciacchiato che andrà a rivendere a un grossista per l'equivalente di pochi dollari.

Centinaia di ragazzi, come Bernard, vivono e lavorano nella grande discarica di Agbogbloshie a pochi chilometri dal centro di Accra, capitale del Ghana. Un vero e proprio inferno dove l'orizzonte è punteggiato da cumuli di vecchi frigoriferi, lavatrici, televisori e schermi tv. Rifiuti tecnologici che vengono pazientemente smantellati per estrarre rame, acciaio, ferro, alluminio e tutto ciò che può avere un qualche valore. Tutto il resto (plastica e vetro) viene abbandonato o bruciato.

Rifiuti tossici

I rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) però dovrebbero essere maneggiati con estrema cautela. I vecchi televisori a tubo catodico, ad esempio, contengono mercurio: se si rompe il vetro (per estrarre il rame) senza le dovute precauzioni gli inquinanti si disperdono nel terreno.

Lo stesso vale per gli oli esausti e il CFC (un gas refrigerante e lesivo per l'ozono) che veniva utilizzato nei vecchi frigoriferi. E ancora le plastiche che avvolgono i cavi elettrici: sono realizzati con plastiche fiamma-ritardanti che, se bruciati, rilasciano diossina e furani.

Ma ad Agbogbloshie nessuno indossa dispositivi di protezione, né si cura degli impatti negativi sull'ambiente.

Salute compromessa

  

Bernard parla a voce bassa, resa roca dal fumo. Mostra le palme delle mani bruciate e una brutta cicatrice sull'addome: “Un vetro è esploso all'improvviso”, spiega.

Ma le conseguenze più gravi per la sua salute sono quelle invisibili a occhio nudo: inappetenza, mal di testa, nausea e vomito. Per non parlare dei metalli pesanti e delle altre sostanze inquinanti che hanno contaminato terra, acqua e aria entrando così nella catena alimentare di migliaia di persone che rischiano di sviluppare tumori e altre gravi patologie.

Un recente studio condotto dal “Water research institute” ha rivelato tassi preoccupanti di inquinanti chimici nel latte materno di tante donne di Accra.

Export illegale

In barba a tutte le leggi internazionali (in primis, la convenzione di Basilea del 1992) Europa e Nord Amerca esportano illegalmente grandi quantitativi di rifiuti elettrici ed elettronici verso il Ghana e altri Paesi (come India, Pakistan e Nigeria).

Il Ghana, come tanti altri Paesi in via di sviluppo, ha una crescente fame di tecnologie. Mancano però le risorse economiche per acquistare prodotti nuovi, così tante famiglie puntano sull'usato: viaggiando per le strade di Accra è facile imbattersi in piccoli negozi ai margini della carreggiata dove si vendono vecchi frigoriferi, forni, televisori e cellulari di seconda mano.

Ed è proprio all'interno di questo flusso si nasconde l'imbroglio. Il 70% delle 215 mila tonnellate di elettrodomestici in Agbogbloshie portati nel 2009 era composto da prodotti usati. Ma all'interno di questa quota, un elettrodomestico su tre (il 30% circa) era già destinato a finire in discarica.

Multimedia
Ghana, «Questa discarica è uno dei più gravi crimini ambientali mai visti»
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