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giovedì 28 ottobre 2021
 
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La zona intorno al Vaticano, come un quartiere semideserto

07/03/2020  Sono i luoghi più affollati del mondo, un flusso ininterrotto di pellegrini e turisti. ma in questi giorni sembrano una zona di Roma con pochi passanti. E anche il Papa, per la prima volta nella storia, reciterà l'Angelus in un video per evitare assembramento in San Pietro

L’episodio più bizzarro è capitato agli storici di Pio XII. Hanno atteso anni per poter finalmente accedere alle carte vaticane e fare piena luce sul drammatico frangente della shoah. Finalmente, per volontà sovrana di Papa Francesco, lunedì scorso, due marzo, le sale affrescate dei diversi archivi della Santa Sede hanno aperto le porte agli storici di mezzo mondo. E oggi, nemmeno una settimana dopo, si sono richiuse. Colpa del Coronavirus.

Il piccolo Stato pontificio ha accertato il primo caso di un paziente positivo. Ed è scattata la chiusura degli uffici a titolo precauzionale. «Espulso dagli archivi del Segretario di Stato vaticano questa mattina quando è stato drammaticamente annunciata la chiusura a causa del virus», ha raccontato su Twitter David Kertzer, storico della Brown University negli Stati Uniti, premio Pulitzer per i suoi studi sul Vaticano all’epoca del fascismo. «Ora nell’archivio apostolico vaticano, ma ci è stato appena consegnato l’annuncio che chiuderà dopo la giornata odierna. Nessuno sa quando riaprirà». La verità storica attenderà un altro po’…

Si svuotano gli uffici, anticipando il fine settimana, ed è difficile prevedere quando torneranno a riempirsi. La Quaresima, quest’anno, somiglia sempre più a una quarantena. La speranza è che termini anch’essa a Pasqua, dipenderà dall’andamento dell’epidemia. Il senso di incertezza accomuna chi nello Stato Pontificio entra tutti i giorni e chi lavora subito fuori dalle Mura Leonine. Piazza San Pietro, i viali circostanti, le viuzze di quello che un tempo era la Spina di Borgo sono solitamente uno dei luoghi più affollati del mondo, tanto più con l’arrivo della bella stagione. Meta di pellegrini e turisti da tutto il mondo, luogo di passaggio di preti religiosi e vescovi da ogni paese, il flusso continuo di persone fa parte naturale del paesaggio. Attorno a loro si industria un mondo di venditori ambulanti, salta-fila, ristoratori, baristi, negozianti. Che in questi giorni sono con le mani in mano, un velo di apprensione sul volto.

Senza gente, è un altro Vaticano, un altro mondo. Sparuti gruppetti di turisti, qualche rara mascherina, passeggia all’interno di un colonnato berniniano divenuto più grande del normale. Via della Conciliazione, spenta la consueta concitazione, sembra una tranquilla zona pedonale. Le voci echeggiano. Le strade di Borgo hanno il ritmo del villaggio di provincia. «Il problema è se questa situazione si prolunga», racconta un ristoratore: «I mesi di aprile, maggio, giugno per noi sono i mesi migliori di tutto l’anno, se qui non cambia sarà un dramma, soprattutto per attività che hanno diversi dipendenti». Dall’interno di una libreria che affaccia su Via della Conciliazione, un dipendente, seduto in mezzo agli scaffali deserti, guarda fuori sconsolato: «E’ così da metà della scorsa settimana. Dobbiamo aspettare, la stagione è bella ma basta guardare in strada, non c’è nessuno, e qui entrano pochissime persone…». Chi entrasse in uno dei numerosi ristoranti che sorgono nel quartiere viene accolto dallo sguardo dei camerieri sollevato, quasi incredulo. Liberi i tavolini dei bar all’aperto, niente fila davanti ai metal detector per entrare in basilica, anche la proverbiale folla in coda per vedere la Cappella Sistina e i Musei vaticani è evaporata.

Il quartiere appare spoglio, come investito da una luce lunare. All’Angelus domenicale il Papa, per la prima volta a memoria degli annali vaticani, parlerà non già affacciato dalla finestra del suo studio ma tramite video, evitando così un assembramento di fedeli in piazza San Pietro che non potrebbero tenere la misura di distanza prescritta dalle autorità sanitarie. Stessa cosa mercoledì prossimo per l'udienza generale. Non è il vuoto dei tempi della guerra, neppure l’eco lontana di drammi che hanno segnato i secoli dello Stato Pontificio, nulla a che vedere con l’immaginario dei cosacchi che abbeverano i cavalli nel deserto della piazza. Un vuoto tranquillo, irreale, inimmaginabile fino a poche settimane fa, testimone di un’epoca che non è più la stessa. Riempito solo da paura e coraggio: «Il coraggio», scriveva Mark Twain citato su Twitter dal cardinale Gianfranco Ravasi, «è resistenza alla paura e dominio della paura, ma non assenza di paura».

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