Nell'odierna festa della Santissima Trinità Francesco commenta il Vangelo di GioVanni in cui viene presentato il mistero dell'Amore di Dio. "Lasciamoci affascinare dalla bellezza di Dio" esorta il pontefice davanti ai pellegrini radunatisi in piazza San Pietro. Il pensiero all'America Latina, dove il Covid sta mietendo tante vittime.

Ecco il testo integrale dell'Angelus di papa Francesco

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di oggi (Gv 3,16-18), festa della Santissima Trinità, mostra – col linguaggio sintetico di Giovanni – il mistero dell’amore di Dio per il mondo, sua creazione. Nel breve dialogo con Nicodemo, Gesù si presenta come Colui che porta a compimento il piano di salvezza del Padre in favore del mondo. Egli afferma: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Queste parole stanno a indicare che l’azione delle tre Persone divine – Padre, Figlio e Spirito Santo – è tutta un unico disegno d’amore che salva l’umanità e il mondo.

Il mondo è segnato dal male e dalla corruzione, noi uomini e donne siamo peccatori; pertanto, Dio potrebbe intervenire per giudicare il mondo, per distruggere il male e castigare i peccatori. Invece, Egli ama il mondo, nonostante i suoi peccati; Dio ama ciascuno di noi anche quando sbagliamo e ci allontaniamo da Lui. Dio Padre ama talmente il mondo che, per salvarlo, dona ciò che ha di più prezioso: il suo Figlio unigenito, il quale dà la sua vita per gli uomini, risorge, torna al Padre e insieme a Lui manda lo Spirito Santo. La Trinità è dunque Amore, tutta al servizio del mondo, che vuole salvare e ricreare.

Quando Gesù afferma che il Padre ha dato il suo Figlio unigenito, ci viene spontaneo pensare ad Abramo e alla sua offerta del figlio Isacco, di cui parla il libro della Genesi (cfr 22,1-14): ecco la “misura senza misura” dell’amore di Dio. E pensiamo anche a come Dio si rivela a Mosè: pieno di tenerezza, misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà (Es 34,6). 

 

Con questo Dio ha incoraggiato Mosè, il quale, come narra il libro dell’Esodo, non ebbe paura di frapporsi tra il popolo e il Signore, dicendogli: «Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

Cari fratelli e sorelle, la festa di oggi ci invita a lasciarci nuovamente affascinare dalla bellezza di Dio; bellezza, bontà e verità inesauribile. Ma anche umile, vicina, che si è fatta carne per entrare nella nostra vita, nella nostra storia, perché ogni uomo e donna possa incontrarla e avere la vita eterna. E questo è la fede: accogliere Dio-Amore che si dona in Cristo, lasciarsi incontrare da Lui e confidare in Lui.

La fede in Cristo noi la viviamo nell’ascolto della Parola e accostandoci ai Sacramenti, mediante i quali lo Spirito Santo ci dona la grazia di Dio. Attraverso i Sacramenti possiamo rimanere in una relazione continua con le Persone divine, siamo stimolati a testimoniare la carità evangelica, siamo sostenuti nello sforzo di vivere nell’unità e nella pace, affinché tutto sia a gloria della Santissima Trinità, di Dio-Amore.

La Vergine Maria, dimora della Trinità, ci aiuti ad accogliere con cuore aperto l’amore di Dio, che ci riempie di gioia e dà senso al nostro cammino in questo mondo, orientandolo sempre alla meta che è il Cielo.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

Saluto tutti voi, romani e pellegrini: i singoli fedeli, le famiglie e le comunità religiose. La vostra presenza in piazza è segno che in Italia la fase acuta dell’epidemia è superata, anche se rimane la necessità di seguire con cura le norme vigenti. Ma purtroppo in altri Paesi, specialmente dell’America Latina, il virus sta facendo ancora tante vittime. Desidero esprimere la mia vicinanza a quelle popolazioni, ai malati e ai loro familiari, e a tutti coloro che se ne prendono cura.

Il mese di giugno è dedicato in modo particolare al Cuore di Cristo, una devozione che accomuna i grandi maestri spirituali e la gente semplice del popolo di Dio. In effetti, il Cuore umano e divino di Gesù è la fonte dove sempre possiamo attingere la misericordia, il perdono, la tenerezza di Dio. Possiamo farlo soffermandoci su un passo del Vangelo, sentendo che al centro di ogni gesto, di ogni parola di Gesù c’è l’amore, l’amore del Padre. E possiamo farlo adorando l’Eucaristia, dove questo amore è presente nel Sacramento. Allora anche il nostro cuore, a poco a poco, diventerà più paziente, più generoso, più misericordioso.

Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.