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Le chiese d'Europa al Patriarca di Mosca: «Il tuo silenzio è desolante, alza la voce contro la guerra»

05/03/2022  Il presidente della Cec Christian Krieger scrive a Kirill: «I leader religiosi e politici di tutto il mondo, così come i fedeli di diverse Chiese, aspettano che tu riconosca l'aggressione, faccia appello alla leadership politica del tuo Paese per porre fine alla guerra e tornare sulla via del dialogo diplomatico». E il Papa su Twitter posta l’immagine della Madonna Odigitria sfregiata dai sovietici e donata nel 2001 a papa Wojtyla dai fedeli ucraini di Leopoli

Un appello a prendere posizione in maniera netta e chiara dopo i silenzi e le ambiguità di questi primi dieci giorni di guerra. A lanciarlo è il presidente della Conferenza delle Chiese europee (Cec) rev. Christian Krieger, esortando il patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia ad alzare chiaramente la sua voce contro l'aggressione russa in Ucraina e contribuire agli sforzi per porre fine alla guerra e realizzare la pace. «I leader religiosi e politici di tutto il mondo, così come i fedeli di diverse Chiese, aspettano che tu riconosca l'aggressione, faccia appello alla leadership politica del tuo Paese per porre fine alla guerra e tornare sulla via del dialogo diplomatico e dell'ordine internazionale», si legge nella lettera del presidente della Cec al patriarca Kirill, inviata venerdì.

«Ti invitiamo ad affermare il valore di tutte le vite umane, comprese le vite dei cittadini ucraini che sono sotto attacco». Krieger continua dicendo che, come milioni di cristiani in tutto il mondo, è sconvolto dall'aggressione delle forze armate russe contro l'Ucraina, i civili e migliaia di persone in fuga dal Paese.

«Allo stesso tempo, sono scoraggiato dal tuo desolante silenzio sulla guerra non provocata che il tuo Paese ha dichiarato contro un altro Paese, che ospita milioni di cristiani, compresi i cristiani ortodossi che appartengono al tuo gregge», aggiunge. «Come Chiese, il nostro orizzonte è al di là degli interessi nazionali. Credo fermamente che il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo porti un messaggio di pace per tutta l'umanità che richiede un profondo rispetto per la dignità di ogni essere umano. Questo messaggio è radicato nella misericordia del Dio Uno e Trino e nel perdono che Dio offre con il dono di Sé a chiunque venga a Lui. Questo messaggio chiama i cristiani, le chiese e i leader ecclesiastici come noi, ad essere artigiani di pace e riconciliazione», afferma Krieger. «Prego che alzi la voce per porre fine alla guerra. Prego per le vittime di questa guerra e per tutti coloro che stanno lavorando per realizzare la pace».

Due giorni fa Kirill ha incontrato a Mosca il nunzio in Russa mons. Giovanni D'Aniello, inviato dal Papa, lodando la posizione «moderata e saggia» della Santa Sede e sostenendo che «la Chiesa non può partecipare a un conflitto».

E in una posizione distante dalla sua è senza dubbio un altro leader ortodosso, ma della Chiesa autocefala dell'Ucraina - non sottoposta al Patriarcato moscovita bensì riconosciuta da quello di Costantinopoli -, il metropolita di Kiev Epiphaniy, che in un'intervista alla tv greca Ert ha rivelato che dal giorno in cui sono iniziati gli attacchi fino a giovedì i russi hanno cercato di ucciderlo tre volte. A quanto ha affermato Epiphaniy, tre agenti russi hanno tentato di entrare nella cattedrale dell'Arcangelo Michele con la Cupola d'oro. Il metropolita ha riferito che per tre notti i russi hanno provato a entrare nel monastero «per trovarmi. Sono stato informato da agenzie straniere - ha anche detto - che sono l'obiettivo numero 5 nella lista dei russi delle persone da uccidere».

Intanto, papa Francesco ha diffuso sabato sul suo account Pontifex un nuovo tweet in ucraino e in russo, oltre alle altre nove lingue usate di solito, per invocare la pace in Ucraina. «Chiediamo alla Regina della Pace di stendere su di noi il suo manto: Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta!», è la scritta diffusa con il tweet insieme all'immagine di un'antica icona mariana, la firma “Franciscus” e gli hashtag #PreghiamoInsieme, #Ucraina e #Pace.

L'antica icona ucraina usata dal Papa nell'odierno tweet è quella della “Madonna Odigitria”, conservata in Vaticano, in cui peraltro il volto del Bambino è cancellato e non più visibile. «L'immagine fu rinvenuta dopo il crollo dell'Unione Sovietica: era usata, per nasconderla agli scempi del regime, come ripiano in un armadio del villaggio di Popeliv. Fu donata a Giovanni Paolo II il 27 giugno 2001 a Leopoli, durante il viaggio in Ucraina - ricorda l'Osservatore Romano - E oggi in quell'icona sfregiata, in alcuni tratti devastata, si riconosce la tragedia odierna del popolo ucraino. E proprio nel volto che non c'è più di quel Bambino - ora più che mai - c'è il volto di ogni bambino ucraino. Di ogni bambino vittima innocente della follia della guerra», scrive il quotidiano della Santa Sede.

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