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Le paure dei genitori

17/06/2013 

«Devo dire la verità, vi ho messo un po' a capire cosa fossero questi test Invalsi di cui si continuava a parlare durante la terza medio di mio figlio maggiore che ora ha 17 anni», racconta Luigia 47 anni,  «quando ha fatto l'Esame di Stato era una delle prime volte in cui gli studenti venivano valutati anche in questo modo. Quando è tornato a casa ci siamo divertiti a risolverli e controllare i risultati assieme (i testi erano già on-line in serata) e con suo grande sollievo erano andati bene. Scherzando dico sempre che è un po' come fare la Settimana enigmistica di cui noi siamo grandi utilizzatori. Osservando le mie figlie minori mi sono resa conto che stanno diventando routine. Per fortuna. E' importante per avvicinarci agli altri Paesi che utilizzano questi test».

Meno aperta a questo tipo di test è invece Carla 50 anni: «Odio gli Invalsi. Li trovo inutilmente difficili. Non ne capisco il senso e soprattutto trovo ingiusto che il voto che ne deriva sia una parte così importante della valutazione finale dell'Esame di Terza Media. Mia figlia Eleonora va nel panico e nonostante sia molto diligente non ottiene mai dei buoni risultati. Mi sembra che gli Invalsi valutino più la logica che la preparazione e non lo trovo giusto alla fine di un percorso scolastico. Per colpa degli Invalsi mia figliA rischia di non uscire con un bel voto».

Più che dei test Invalsi Alessandra, 40 anni, ha da ridire sulla pesantezza dell'esame di Terza Media che il figlio affronterà a breve e sua figlia ha affrontato lo scorso anno: «Ci sono troppe prove scritte, italiano, matematica e le due lingue. Che motivo c'era di aggiungere lo stress di una quinta? Non è la prova in sé che critico, ma il numero di prove. Piuttosto lasciamo solo un unico scritto, un Invalsi capace di affrontare diverse discipline. Una settimana di esami scritti, per dei ragazzi di 13 anni mi sembra davvero troppo».

Positivo è anche il parere di Giorgia 45 anni: «Trovo che questo modo di valutare i ragazzi sia moderno e democratico. Per risolvere gli Invalsi bisogna imparare a ragionare in un certo modo e la valutazione è uguale per tutti. I professori, dando il voto, non possono fare differenze sulle simpatie e sul preconcetto che hanno riguardo uno studente.  E poi, a volte, possono dare qualche chanche in più a chi non riesce negli esami tradizionali».

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