Sono durissime le parole di papa Leone all’Angelus pronunciato da piazza della Libertà a Castel Gandolfo. Già ai giornalisti, al termine della Messa celebrata in mattinata nella Cattedrale di Albano Laziale aveva dichiarato che «dobbiamo dialogare e lasciare le armi» e che «il mondo non sopporta più la guerra» spiegando che nei colloqui con Benjamin Netanyahu e il cardinale Pierbattista Pizzaballa «abbiamo insistito sulla necessità di proteggere i luoghi sacri, di lavorare insieme in questo senso per lasciare tanta violenza e tanto odio».

Nella piazza gremita di fedeli accorsi per ascoltarlo, Leone chiama per nome le tre vittime cristiane uccise a Gaza - Saad Issa Kostandi Salameh, Foumia Issa Latif Ayyad, Najwa Ibrahim Latif Abu Daoud - esprimendo il suo «profondo dolore per l'attacco dell'esercito israeliano contro la parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in Gaza city». 

Purtroppo, sottolinea, questo «si aggiunge ai continui attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto a Gaza. Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto». 

E poi l’appello «alla comunità internazionale» a osservare il diritto umanitario e a rispettare l'obbligo di tutela dei civili. Per la prima volta sottolinea che esiste il «divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione».

E infine ringrazia «i nostri amati cristiani medioriental». Ai quali dice che anche lui è vicino «alla vostra sensazione di poter fare poco davanti a questa situazione così drammatica». Ma, aggiunge, «siete nel cuore del Papa e di tutta la Chiesa. Grazie per la vostra testimonianza di fede. La Vergine Maria, donna del Levante, Aurora del Sole nuovo che è sorta nella storia, vi protegga sempre e accompagni il mondo verso albori di pace».

Al termine annuncia che tornerà a Roma tra qualche giorno e non oggi come inzialmente previsto. Rientrerà in Vaticano martedì sera.