Cari amici lettori, in questo numero abbiamo una bella intervista (pag. 16) al cantante e attore Simone Cristicchi, personaggio di intenso affiato spirituale, che ci racconta il suo “incontro” con san Francesco, figura che sta portando in giro per l’Italia con uno spettacolo. Mi hanno colpito – e desidero condividerle con voi – le prime parole dell’intervista: «Credo che per accogliere in noi il soprannaturale e l’invisibile ci dobbiamo svuotare».

È lo svuotamento, spiega, di cui parlano i mistici di ogni tempo: «Il primo passo che l’uomo deve fare è abbandonarsi e, in qualche modo, uccidere il vecchio ego per poi rinascere in un mondo nuovo». Sono parole che fanno eco a san Paolo e rendono molto bene il senso di ciò che afferma nella Lettera ai Galati: «Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me» (2,20). A poco più di un mese dal Natale, e alle porte ormai dell’Avvento, mi chiedo, di fronte alla straziante guerra sotto i nostri occhi in Terra santa, quale sia lo “svuotamento” possibile per noi, per vivere un Avvento e un Natale autentici, per non ridurlo a una pratica pia ma lontana dal Vangelo. Non possiamo essere veri discepoli di Gesù che «da ricco che era, si è fatto povero» (2Corinzi 8,9), vivendo lo “svuotamento” Lui per primo, senza interrogarci e sentirci un po’ inquietati da quanto accade intorno a noi.

Ci soccorrono le parole dei Patriarchi e dei Capi delle Chiese di Gerusalemme che, lo scorso 10 novembre, hanno rivolto un accorato appello alla sobrietà e alla solidarietà. Denunciando la catastrofe umanitaria in corso («Questi non sono tempi normali. Dall’inizio della guerra si respira un’atmosfera di tristezza e dolore…»), i leader religiosi invitano tutti i cristiani a «stare vicino a coloro che stanno affrontando queste sofferenze rinunciando a tutte le attività e segni festivi non necessari». Facendo a meno, ad esempio, «dell’esposizione su larga scala di decorazioni luminose e costose», incoraggiando tutti «a concentrarsi maggiormente sul significato spirituale del Natale», pregando per i fratelli e sorelle colpiti della guerra e «sostenendo generosamente, come possono, le vittime di questa guerra, invitando anche altri a unirsi in questa missione di misericordia». Pensando ai prossimi giorni, in cui comincerà la corsa agli acquisti, è forte il rischio di chiuderci nella bolla del nostro piccolo mondo, impermeabile ai bisogni di chi è colpito nel vivo della propria carne da sofferenze indicibili.

Lasciarsi toccare, almeno un po’, da questo coro di dolore che sale a noi: ecco un primo passo. Sarà lo Spirito, insieme alla nostra fantasia, a suggerirci qualche modalità concreta per vivere lo stile di Colui che si «è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». È questo il cuore del mistero che celebreremo tra poche settimane.