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sabato 13 aprile 2024
 
migranti
 

Meloni annuncia la linea dura e "chiama" l'Europa. La Caritas: «Serve una svolta»

16/09/2023  Continua l’emergenza a Lampedusa dove si susseguono gli sbarchi. La premier Meloni in un videomessaggio invita von der Leyen sull’isola e annuncia misure straordinarie tra cui il trattenimento fino a 18 mesi nei centri per i rimpatri. Il direttore di Caritas Italiana: «Bisogna lavorare insieme e non divisi, valorizzare il lavoro e le buone pratiche già attive che ci dicono che è possibile costruire vie di ingresso dignitose e sicure, percorsi di inclusione e azioni di empowerment efficaci»

L’ultima tragedia riguarda un neonato che nella notte tra venerdì e sabato è morto prima di arrivare al molo Favarolo di Lampedusa dopo il soccorso da parte di una motovedetta della Capitaneria che ha salvato un gruppo migranti nelle acque antistanti l'isola. Subito dopo l'attracco è stata scesa la salma del bimbo che è stata sistemata in una bara bianca e portata al cimitero di contrada Imbriacola. Una persona, verosimilmente la mamma del neonato, è stata invece portata, in ambulanza, al Poliambulatorio.

Sull’Isola gli sbarchi continuano senza sosta, procedono anche i trasferimenti e la premier Giorgia Meloni, in un videomessaggio, definisce la pressione migratoria che subisce l'Italia «insostenibile». Annuncia una missione navale Ue per bloccare le partenze, misure straordinarie lunedì in Consiglio dei ministri. L'intervento della premier arriva dopo che, da Bruxelles, giunge più di un'apertura sulla situazione italiana. Apertura anche simbolica visto che, nei prossimi giorni, Meloni e la presidente della Commissione Ue si recheranno proprio a Lampedusa.

Il video della leader di Fdi arriva al termine di una giornata segnata da contatti internazionali, dalla promessa di un sostegno «operativo e finanziario» da parte di Bruxelles e dal persistere della chiusura di Berlino ad accettare migranti dall'Italia.

Nel frattempo, a Lampedusa, la situazione di emergenza contrinua.l messaggio di Meloni non è solo rivolto agli italiani ma anche ai vertici europei. In Africa c'è una situazione «che potrebbe portare milioni di persone a lasciare la propria nazione. La pressione è insostenibile. Ho chiesto al presidente del Consiglio Ue Charles Michel di inserire la questione al prossimo vertice europeo e di avviare una missione Ue per bloccare immediatamente le partenze», sottolinea la premier rilanciando, come il ministro degli Esteri Antonio Tajani, l'idea di una nuova Operazione Sofia.

Nell'immediato, tuttavia, l'Italia farà da sola. Al Cdm di lunedì «ci saranno misure straordinarie per i migranti. I termini per il trattenimento nei centri per i rimpatri salirà da 12 a 18 mesi mentre la Difesa realizzerà nuovi centri per i migranti», è il pugno duro illustrato dalla presidente del Consiglio. Che, in un passaggio del video, si rivolge direttamente a chi vuole fuggire dall'Africa: «Non conviene affidarsi ai trafficanti di esseri umani perché vi chiedono molti soldi, vi mettono su barche che non sono attrezzate e in ogni caso se entrate illegalmente in Italia sarete trattenuti e rimpatriati», sono le sue parole. E a poche ore dalla kermesse di Pontida, e con una Lega che sul dossier migrazione da giorni fa il controcanto alla premier, Meloni mette in campo la sua replica: «Agli italiani dico che la strategia del governo è seria. Ci vorrà tempo, pazienza e determinazione ma non ho cambiato idea». Allo stesso tempo la presidente del Consiglio mette per iscritto, in una lettera inviata a Michel e a Ursula von der Leyen, le richieste dell'Italia. La presidente della Commissione «è sempre molto collaborativa», sottolinea Meloni secondo cui, tuttavia, «qualcuno in Europa rema contro all'accordo con la Tunisia». E, di fronte alle continue partenze che paiono certificare il naufragio del Memorandum siglato con Kais Aied, Meloni osserva: i fondi Ue per la Tunisia non sono stati ancora erogati. L'Ue, tuttavia, difende con nettezza l'intesa, spiegando che «l'impegno nella sua attuazione resta» e che i 105 milioni promessi a Tunisi per la gestione dei migranti arriveranno non appena saranno approvati i singoli progetti.

Ma l'apertura della Commissione va oltre. «Sull'accoglienza dei migranti serve una maggiore solidarietà», è la posizione di Bruxelles di fronte alle chiusure della Germania. Mossa che a Berlino motivano così: finché l'Italia non rispetterà il regolamento di Dublino sui movimenti secondari e non lascerà passare i migranti non registrati non ci può essere una solidarietà teutonica. Lo stop all'accoglienza, quindi, «è un segnale», spiega il governo teutonico. Una sponda all'Italia, invece, giunge da Parigi. Dopo una giornata di fitti contatti - tra Tajani e la sua omologa Catherine Colonna e tra il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il suo collega transalpino Gerald Darmanin - l'Eliseo mostra perfetta sintonia con Roma nella richiesta di «rafforzare la prevenzione delle partenze». «Su Lampedusa c'è un dovere di solidarietà europea», sottolinea Emmanuel Macron. Tajani, nei prossimi giorni, sarà a Parigi e Berlino. L'immigrazione rischia di divenire l'ennesima emergenza di questo autunno europeo.

Caritas Italiana invita a non parlare più di emergenza e invoca una svolta sulle politiche di gestione dei flussi: «Sono certamente giorni difficili quelli che stiamo vivendo sul fronte immigrazione. Le immagini che arrivano da Lampedusa ci raccontano le tensioni, le fatiche e le paure di queste ultime ore ma ci riportano a immagini già viste e ci dicono che è tempo di cambiare, di fare altre scelte coraggiose e condivise perché questo momento non diventi l'ennesimo già visto ma sia un punto di partenza, rappresenti una svolta nel percorso che noi tutti, insieme, possiamo e dobbiamo fare per scrivere una pagina nuova nella storia delle politiche migratorie italiane», afferma il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, in un commento per l’agenzia della Cei Sir.

«In più occasioni - prosegue - abbiamo sottolineato come non si possa più parlare di emergenza poiché ormai il fenomeno è sistematico. Ciclicamente registriamo da anni fasi di picco e le tragedie che hanno devastato alcuni Paesi dell'Africa di recente, ma anche i tanti drammi, le carestie e le guerre civili che si vivono in altri sono un elemento che influisce sugli sbarchi e su questi picchi di arrivo». «Sono persone che fuggono perché i loro diritti e la loro vita sono in pericolo costante e persone il viaggio nel deserto e in mare sembra meno pericoloso che rimanere in certi contesti. Ma queste considerazioni, che tutti conosciamo, ci dicono che possiamo realmente incidere e produrre un cambiamento se invertiamo la narrazione e scegliamo di avviare una svolta nella costruzione delle politiche di accoglienza e inclusione in Italia e in Europa. Un percorso - spiega don Pagniello - che ci deve vedere tutti uniti, ed in cui tutti possono dare il proprio contributo uscendo dalle logiche di contrapposizione. La Chiesa non si è tirata mai indietro e non lo ha fatto in questi mesi e in queste ultime settimane: un lavoro costante e prezioso che ci permette da anni di accompagnare le persone che arrivano ma anche le comunità verso un percorso di conoscenza reciproca e di ospitalità fiduciosa dell'altro».

«Comprendiamo la fatica e siamo consapevoli degli sforzi delle autorità tutte, degli enti locali ed anche delle altre organizzazioni ma è evidente ed è necessario lavorare insieme e non divisi, valorizzare il lavoro e le buone pratiche già attive che ci dicono che è possibile costruire vie di ingresso dignitose e sicure, percorsi di inclusione e azioni di empowerment efficaci i cui risultati ci fanno crescere e migliorare insieme, sostenersi e dialogare in tavoli istituzionali ad hoc e sui territori, in un'ottica di solidarietà ma anche di reale ed efficace sussidiarietà che non si esauriscano con il finire della bella stagione, che non siano una risposta temporanea ma che siano un punto di partenza nuovo, un passo verso il cambiamento».

Multimedia
Le immagini della visita di von der Leyen e la premier Meloni a Lampedusa
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